AGROPOLI

AGROPOLI, LETTERA SFOGO DI ANGELO DE LUCA CONTRO L’OSPEDALE DI VALLO DELLA LUCANIA,RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

   RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTA LETTERA SFOGO DI ANGELO DE LUCA CHE HA PERSO IL PADRE NICOLA  POCHI GIORNI FA. DE LUCA COME SI LEGGE E’ DURISSIMO NEI CONFRONTI DELL’OSPDEDALE DI VALLO DELLA LUCANIA

Angelo De Luca
ANGELO DE LUCA

“Vivere con l’angoscia di avere mio padre in rianimazione, mai tanto preoccupato ogni volta che mi squillava il cell.  Cosa che si è verificata l’altro ieri sera alla mia risposta la voce di qualcuno : Lei è un parente del De luca ? Stavo per dirgli che ero il figlio ma sono stato interrotto dalla sua fretta di comunicarmi che il De Luca è deceduto.  Senza aver avuto  il tempo di capire, di riflettere. Si sono il figlio cos’è successo a mio padre, ma ormai parlavo solo con il  cellulare senza nessuno dall’altra parte,  quel qualcuno aveva già riattaccato. Ho continuato a parlare come se  dall’altra parte avevo mio padre , dicendogli che stavo arrivando , non si doveva preoccupare insieme ce ne saremo tornati a casa e saremmo andati in barca a vela come lui desiderava. Come si può dare una notizia di morte al telefono in quel malo modo, una responsabilità del genere è molto delicata e dovrebbe essere data in  modo umano. Non mi sono mai sentito tanto solo e tanto indifeso, non fa parte della mia personalità,  quando all’arrivo all’ospedale mi sono presentato come il figlio del De Luca  mi hanno confermato che mio padre è morto,  ho chiesto se ora potevo portarmelo a casa? Ma  da loro solo un netto  no ! Ho chiesto le motivazioni,  ma la risposta è stata la stessa !  Non si può. Volevo capire e pertanto ho chiesto di parlare con un responsabile e se almeno me lo facessero vedere , mi hanno accompagnato credo davanti alla rianimazione dove mio padre era su una barella morto, stava in posizione seduta , e a viso scoperto, esiste un  gesto di pietà, per  chi è morto, a coprire il volto del defunto , è un gesto  di compassione serve a proteggere loro,  dallo sguardo dei vivi, ma anche noi stessi ,  vivi, dalla vista della morte , ma queste bestie  la compassione non la conoscono, Non ho fatto in tempo a far cadere la mia prima lacrima che mi chiedevano di accomodarmi fuori perché lo dovevano portare giù  in camera mortuaria,  per fortuna anche  mia madre avvicinandosi  ha avuto il tempo  di vederlo, nel frattempo si è avvicinato  qualcuno che solo a molteplici mie richieste di con chi stavo parlando,  si è qualificato come medico , senza un saluto e senza ricevere le sue condoglianze che dovrebbe far parte della sua etica professionale,   dove  in disparte avrebbe dovuto  informarmi almeno per le sue condizioni in vita, sulle regole esistenti , invece da lui solo un, “ NO “ della mia richiesta senza darmi altre spiegazioni anzi , mi invita  ad  accomodarmi fuori perché mio padre doveva essere trasportato in sala mortuaria.  Gli chiedo dove era ubicata  per continuare a piangere mio padre. Con immediata  e breve indicazione  quasi a volerci congedare nel più breve tempo possibile , ho guardato negli occhi quell’uomo  se così lo posso definire, e  non ho mai avuto tanta compassione per lui,  per tante  persone che mi sono morte tra le braccia,  presa mia madre ci avviamo all’uscita per raggiungere mio padre,  datasi  l’ora tarda al buio  riusciamo a trovare l’ingresso della mortuaria  che era chiuso,  qui aspettiamo per circa un’ora  nella speranza che qualcuno veniva ad aprire trascorsa ormai una lunga attesa senza che succede niente decido di tornare alla rianimazione per sapere perché l’ingresso della sala non veniva aperto , ma per tutta risposta mi dicono che ormai  la sala è chiusa e riapre il giorno seguente alle sette, e inutile domandargli perché non ci è stato detto da quella bestia , mi sarei risparmiato più strazi da parte di  mia madre.Nei giorni precedenti ho rubato una visita a mia madre per accertarmi delle sue le sue condizioni , per giusta prassi ho dovuto indossare un vestiario monouso che monouso  non mi pareva  le mascherine erano aperte  forse già usate  alla rinfusa su un mobile pieno di santini dove la polvere si vedeva a vista, e   quel bicchiere buttato nell’angolo credo siano tre giorni che non viene tolto, facile da far pensare che sono tre giorni che le pulizie  non vengono fatte ,   per accedere in un ambiente detto da loro sterile,  anche un operatore ecologico avrebbe riconosciuto che  non lo  era,  di fronte a mio padre  una finestra aperta che da su una strada o un parcheggio comunque transitato da autovetture che producono gas di scarico e polveri  che  facilmente raggiungono  la rianimazione ubicata al primo piano.Incomincio ad avere dei dubbi sulla morte di mio padre , mi chiedo se è stato fatto tutto da protocollo sempre che ne esista uno,  per loro sembrava complicato  avere un documento chiesto da oltre tre giorni,  si trattava di un semplice prestampato  da compilare solo con i dati di mio padre. Mi chiedo  se ci sono state delle attenzioni , ricordo la finestra aperta perché da li non entrano solo polveri  o  gas ma anche correnti, fatali per un decente in quelle condizioni.Mi  riservo di dire altro per non portare a conoscenza mia Madre e i miei fratelli di ciò che ho visto e subito per quasi una giornata  in camera  mortuaria.” Angelo De Luca