AGROPOLI

AGROPOLI PARLA LUCIO MONTECHIARO: “IO MALAVITOSO? NO,SOLO PERSEGUITATO”

villa montechiaro
LA VILLA SEQUESTRATA A MONTECHIARO AD AGROPOLI MOIO ALTO

AGROPOLI. «Nei miei confronti è in atto una persecuzione, non sono un mafioso». Attacca così il suo racconto, Luciano Montechiaro, imprenditore impegnato nel commercio di auto di lusso, imbarcazioni, compravendite immobiliari. Montechiaro esce allo scoperto per denunciare pubblicamente «quanto sto subendo – sostiene – per non essere sceso a patti con un soggetto che indossava la divisa». Al 67enne, tra l’altro, è stata confiscata una villa in località Moio Alto, ad Agropoli. Ma, precisa, «non esiste nei miei riguardi alcuna denuncia per aver commesso reati da malavitoso». Anzi, aggiunge, «alla richiesta di indagini da parte dei magistrati inquirenti, nel 1997, la Dda rispose: “L’attenta lettura degli atti consente di escludere la possibilità anche in astratto di proporre misura di prevenzione ai sensi della normativa antimafia. Costituisce infatti consolidato principio giurisprudenziale quello per il quale l’applicabilità di tale normativa presuppone il positivo accertamento di un’associazione avente i caratteri di cui all’art. 416bis c.p. (associazione mafiosa). Allo stato non è dato cogliere l’esistenza di alcuna associazione camorristica rispetto alla quale il proposto possa ritenersi “indiziato” di appartenere”».«La persecuzione – racconta Montechiaro – inizia nel 1982 quando un militare mi propose l’acquisto di una sua proprietà a un prezzo 10 volte superiore. Al mio rifiuto, scattò l’operazione punitiva, di cui ancora oggi pago le spese». Dopo l’omicidio del generale Dalla Chiesa, venne emanata la legge “Rognoni-La Torre”, che introdusse nel codice penale il reato di “associazione di tipo mafioso” e la conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili all’accumulo illecito di capitali. «In qualità di indiziato – spiega Montechiaro – subii la perquisizione della casa e il sequestro dei beni della mia famiglia, poi confiscati nel luglio 1983. Seguirono altre azioni a mio danno, fino alla confisca della casa in cui vivevo con la mia famiglia ad Agropoli, il cui valore è stato sovrastimato allo scopo di aumentare il divario tra il patrimonio da me posseduto e la capacità reddituale. Poco tempo dopo la sua ultimazione, infatti, la casa, oltre ad altri beni intestati ai miei figli, venne confiscata. E oggi – conclude – versa in uno stato di abbandono, priva di cancelli, dove la sera vanno a banchettare gli extracomunitari».Andrea Passaro LA CITTA’

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.