AGROPOLI

AGROPOLI,30 ANNI DI ATTESA PER UNA EREDITA’ E ANCORA LA CAUSA VA AVANTI EREDI ORMAI ANZIANI

TRIBUNALE DI VALLO DELLA LUCANIAAGROPOLI Un’eredità contesa da quasi trent’anni senza che si arrivi ad una soluzione definitiva. È il caso di nove, tra fratelli e sorelle, residenti ad Agropoli ma originari di Santa Maria di Castellabate. Per la difficoltà di stabilire la quota di eredità che spetta ad ognuno, hanno affidato le loro sorti al Tribunale di Vallo della Lucania affinché provvedesse ad una equa spartizione dei beni, per lo più case nel comune di Castellabate che erano di proprietà dei genitori defunti. Ma la decisione dei giudici tarda ad arrivare. Ed, intanto, i figli, pur non essendo di fatto né proprietari né possessori dei beni in questione, sono costretti da oltre 30 anni a pagare l’Ici, la Tari e le diverse tasse e tributi relativi alla loro eredità presunta. «I tempi biblici della giustizia italiana – commenta contrariata una delle figlie dei proprietari – non consentono ai cittadini che adiscono la competente autorità giudiziaria di soddisfare velocemente ed integralmente le proprie pretese con la conseguenza che divengono essi stessi vittime della Giustizia a cui chiedono tutela, intrappolati in processi lunghi, estenuanti e quanto mai dispendiosi». «Emblematico – precisa – in tal senso è il procedimento che mi riguarda: una divisione ereditaria, incardinato dinanzi al Tribunale di Vallo della Lucania, nel lontano 1982 e ad oggi ancora non concluso». Il procedimento vede contrapporsi gli interessi dei fratelli e delle sorelle di Santa Maria di Castellabate che hanno deciso di affidare ad un organo terzo ed imparziale la determinazione delle quote di eredità a ciascuno spettanti. I molteplici «rinvii – sia di ufficio che non – dei quali le parti non sempre hanno ben compreso la motivazione ovvero la necessità; il cambiamento dell’ organo giudicante e la conseguente necessità di ricominciare da capo la procedura; le lungaggini e gli intoppi incontrati dai vari Ctu di volta in volta nominati nel redigere le relazioni tecniche oltre alla oramai tristemente nota farraginosità della burocrazia italiana, hanno protratto il procedimento ben oltre i tre anni considerati quale ragionevole durata del processo in primo grado». Ormai tutte le parti in causa sono ultrasettantenni, alcuni di loro cominciano ad accarezzare il dubbio che non potranno mai godere della propria parte di eredità. «Tale stato di cose – racconta ancora la donna – riverbera i propri effetti negativi sulle parti processuali, oramai divenute anziane e timorose che tale vertenza possa protrarsi oltremodo fino a dover coinvolgere i figli ed i nipoti alimentando dissapori e screzi in ambito familiare». Tutte le persone coinvolte confidano nel fatto di riuscire ad addivenire ad una soluzione repentina del problema «con buona pace delle parti e dei loro familiari». Nell’attesa però, mentre i beni deperiscono, gli ereditieri continuano a goderne solo del loro aspetto negativo: le tasse e i tributi che lo Stato pretende da loro.Andrea Passaro

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.