AGROPOLI CRONACA

AGROPOLI,A FUORNI I ROM SFILANO DAVANTI AI GIUDICI,SI DIFENDONO:”NESSUNA REGIA DIETRO I FURTI”

AGROPOLI – Nessuna regia dietro ai furti nelle gioiellerie. Alcuni indagati nell’ambito del blitz al clan “Cesarulo- Marotta”, i cosiddetti “cavallari” di Agropoli, hanno fornito la loro versione al gip Gennaro Mastrangelo del tribunale di Salerno. Tendono, in buona sostanza, a negare l’esistenza di un’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Più genericamente gli indagati hanno preferito mantenere la linea del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. È cominciato nel carcere di Fuorni la sequenza degli undici interrogatori di garanza degli indagati colpiti da misura restrittiva nell’ambito dell’operazione Faro ed è finita all’ospedale Ruggi dove, nel reparto detenuti, si trova da venerdì mattina Carmine Dolce , difeso dall’avvocato Giovanni Oricchio .

Quest’ultimo ha raccontato al giudice solo di aver partecipato a qualche furto. Anche Vito Marotta , alias Corleone, difeso dall’avvocato Leopoldo Catena , ha ridimensionato gli episodi delle minacce al sindaco Adamo Coppola , anche lui negando la presenza di un disegno criminoso comune. Chi, invece, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, ed è una delle figure di spicco del clan, è Fiore Marotta , difeso dall’avvocato Pierluigi Spadafora . Completa il collegio difensivo l’avvocato Mario Pastorino .

Gli altri interrogatori degli indagati colpiti dalla misura degli arresti domiciliari sono stati calendarizzati per giovedì. Le difese, intanto, sono a lavoro per presentare istanza ai giudici del tribunale del Riesame. Secondo la procura distrettuale antimafia, pm Marco Colamonaci, la comunità rom di Agropoli si era associata e organizzata per compiere furti con destrezza nelle gioiellerie di mezza Italia. Tale lucrosa attività andava avanti almeno da una decina di anni. A parlare di un gruppo legato ai Marotta è un pentito, ritenuto attendibile dai magistrati, che fa riferimento alla ricchezza straordinaria accumulata nel tempo. Parla di oro nascosto nelle intercapedini delle abitazioni, nei cassonetti e dietro ai battiscopa. Lo stesso fa un secondo collaboratore, una donna legata in passato ad uno degli indagati. C’è poi il filone di usura, estorsioni e intimidazioni.Massimiliano Lanzalotti

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.