AGROPOLI

AGROPOLI,FERMO DA TRENT’ANNI L’ITER LA BEATIFICAZIONE,PRESSING PER LA TRANSLAZIONE DELLA SALMA IN CHIESA

 PROMESSA DI MONSIGNOR CASALE DI RIPORTARLO IN CHIESA E’ ANCORA DISATTESA

Nel 2019 ricorre l’anniversario degli 8 secoli del passaggio di San Francesco e ii 32 anni della scomparsa di padre Giacomo Selvi , “il novello Francesco in terra di Agropoli”. Ma il 2019 è anche l’anno nel nome di Francesco per poter rilanciare un possibile turismo religioso, per sognare la visita del Papa e per poter sbloccare, forse, l’iter di beatificazione di padre Giacomo e tornare a respirare quell’odore di santità che i fedeli aspettano da oltre 30 anni. Chiamato a compiere la sua missione evangelica fuori dalle mura del convento, il francescano di Sant’Ambrogio di Valpolicella è giunto ad Agropoli nel 1976 insieme a don Ottavio Ildefonso Sicilia , conosciuto al santuario degli Olivetani a Lendinara. E dalla chiesetta dello scalo ferroviario del Sacro Cuore, oggi San Valeriano, il futuro Servo di Dio ha svolto la sua opera di bontà e di carità entrando nel cuore dei cilentani, rispettando la Regola e diffondendo, sull’esempio di San Francesco, il suo messaggio d’amore universale, vivendo in una umile stanzetta al civico 71 di via Caravaggio, ospitato dai coniugi Maria Pipolo e Alberto Grippa . Fino al 1987, anno della morte annunciatagli molto prima ma arrivata troppo presto e improvvisamente per i migliaia di fedeli.

Di padre Giacomo resta oggi l’affetto e il ricordo del bene rivolto a quanti ne hanno avuto bisogno. Restano l’impegno delle associazioni nate in sua memoria, le testimonianze di laici e religiosi e un libro scritto dal professore Germano Bonora che, oltre a far parte del comitato dello “Spirito Francescano” nato nel 2013, dalla fine degli anni ’90 ha fondato l’associazione “Amici di padre Giacomo” iniziandone la causa di beatificazione. Tuttavia, questo alla diocesi di Vallo della Lucania non è bastato. Nonostante l’avvicendarsi di tre vescovi- Giuseppe Casale , Giuseppe Rocco Favale e Ciro Miniero – la nomina di quattro padri postulatori – Ciro Quaranta , Tommaso Losenno , Paolo Lombardo e Riccardo Petroni e una calunnia per atti osceni, poi smentita, e nulla è cambiato. La causa, infatti, è ferma al palo e sembra sia la stessa diocesi ad ostacolarla. L’ultimo no, in ordine di tempo, risale al 2011 e smonta il lavoro del più recente postulatore alla Conferenza Episcopale Campana su suggerimento del compianto monsignor Favale che invitava a «non dare seguito a pochi fanatici che volevano arricchirsi con la vendita di un libro». Fatto strano questo, visto che nel 1999 lo stesso Favale firmava un editto per la causa di canonizzazione del Servo di Dio.

L’attuale vescovo Ciro Miniero , invece, «non se la sente di riprendere la causa, pur essendo a conoscenza dei pretesti portati avanti dal processore con la complicità di altri sacerdoti». E nel frattempo, le spoglie del padre, rivendicate anche dai familiari di Verona, restano al cimitero di Agropoli, nonostante 5 mila firme depositate a Roma e il lasciapassare degli enti istituzionali per la traslazione nella chiesa del Sacro Cuore, da lui fortemente voluta e mai vista compiuta. «Agropoli è legata a San Francesco e al suo ordine – ha commentato Germano Rizzo , presidente dello Spirito Francescano – e i padri Giacomo e Sinforiano sono un esempio che deve essere riconosciuto. Ricordo l’imponente figura del primo, che vedevo sfrecciare, quale sentinella spirituale, a bordo della sua bicicletta per le strade di Agropoli e mi piace pensare che il don Matteo televisivo si sia ispirato a lui. In questo anno di celebrazioni per gli 800 anni di San Francesco ad Agropoli ricorderemo i due francescani con la speranza di poter sbloccare il processo di beatificazione di padre Selvi».Cljo Proietti


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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.