AGROPOLI

AGROPOLI,IL SETTIMANALE VERO INTERVISTA BENEDETTA SIRIGNANO,VI PROPONIAMO TUTTA L’INTERVISTA

BENEDETTABenedetta Sirignano, esercita la professione di Avvocato Penalista tra Agropoli, Salerno e Roma. Si occupa, altresì, di delitti intrafamiliari e di Diritto di Famiglia. E’ responsabile dell’Ufficio Legale Nazionale di “Sos Vittima Onlus”. Ha scritto per “Diritto 24” de “Il Sole 24 Ore”. Per la sua esperienza nel settore è stata ospite in trasmissioni televisive, rassegne culturali, festival del cinema, tra cui il “Giffoni Film Festival”. E’ relatrice in convegni universitari, corsi di aggiornamento professionale, master in scienze forensi. Da anni, è in prima linea contro la violenza sulle donne.

Qual’è la caratteristica professionale che contraddisitingue un Avvocato penalista? Perchè hai deciso di svolgere questa attività?

Chi decide di diventare Avvocato intraprende una professione di grande responsabilità. In primis, credo che l’Avvocato penalista, oltre alle competenze tecniche per svolgere il proprio mandato difensivo, debba possedere un insieme di qualità umane e la consapevolezza che il proprio assistito prima di essere tale è una persona che si affida ad un legale per affrontare un serio problema con tutta la sofferenza del caso che ne consegue. Come diceva Piero Calamandrei, l’Avvocato dev’essere prima di tutto un altruista, una persona di indole umana con dei valori della quale potersi fidare. Ciononostante, l’Avvocato deve mantenere durante il processo, quel “distacco” emotivo necessario per poter svolgere lucidamente l’incarico. La differenza è molto sottile. Il penalista, sicuramente si contraddistingue per l’abile ars oratoria e l’arte di argomentare giuridicamente in modo serrato e persuasivo, data la maggiore solennità della celebrazione del processo penale rispetto al processo civile e amministrativo. Oltretutto, mentre nell’udienza civile assume maggior rilevanza la comunicazione scritta, in quella penale la comunicazione verbale e l’oralità sono predominanti. Capita spesso che il legale confonda le proprie capacità linguistiche (ossia che sappia parlare bene e che conosca la lingua italiana) con l’arte della retorica e della dialettica. Un penalista puro è un eccellente oratore, un abile alchimista di retorica e dialettica, colui che possiede la capacità di entrare in empatia con il Giudice creando le condizioni affinchè questi sia ben disposto nei confronti dell’oratore. Ovviamante questa capacità, se posseduta, potrà fare la differenza soltanto se corroborata da un’ottima conoscenza del diritto penale sostanziale e processuale. Più che una scelta, la mia è stata una vocazione vera e propria. In famiglia, desideravano diventassi medico, ma sin da adolescente subivo il fascino dei processi e il richiamo delle aule giudiziarie: il mio BENEDETTA 2sogno era poter indossare un giorno la toga. Non ho mai avuto dubbi su cosa volessi “fare da grande”.E’ faticoso reggere i ritmi di questa professione se non la si svolge con passione e dedizione. Si lavora con passione, quando si smette di guardare l’orologio, quando leggi gli atti preocessuali e perdi la cognizione del tempo.

Ritieni che il nostro sistema giudiziario sia “contemporaneo”? Secondo te dimostra di saper rispondere ad alcune esigenze di carattere giuridico e politico del nostro tempo?

Credo che un sistema giudiziario si possa definire “contemporaneo” nella misura in cui sappia soddisfare al meglio le esigenze del cittadino. Più che “contemporaneo”, lo definirei eccessivamente “burocratizzato”. In Italia abbiamo un carico pendente processuale mostruoso dove i processi durano troppi anni. Tra il primo grado ed un eventuale ricorso per Cassazione in media passano otto anni e ciò crea sfiducia nella giustizia e nelle istituzioni da parte del cittadino. Abbiamo i tribunali più informatizzati d’Europa, ma da noi i processi durano più che in tutti gli altri Paesi. ll nostro sistema giudiziario putroppo è bocciato in efficienza. A dispetto delle tante riforme che da anni impegnano l’esecutivo per snellire e accelerare il corso dei processi, l’Italia si colloca al terz’ultimo posto in Europa per la durata dei procedimenti. Credo che la celerità dei processi sia uno degli ingredienti fondamentali per rendere efficace la macchina della giustizia. Si può essere dotati di un ottimo apparato giuridiziario, quanto a norme e procedure, ma se questo è lento non è performante. Il nostro processo penale è caratterizzato da un modello di tipo accusatorio, il difensore del cittadino sottoposto ad indagine ed, eventualmente, a processo ha a disposizione uno strumento normativo realtivamente di nuova introduzione nel nostro ordinamento, quello delle indagini difensive.

Brevemente, puoi spiegare ai nostri lettori di cosa si tratta?

Dal 1989, a seguito della riforma del codice di rito, il nostro sistema penale è di stampo accusatorio. L’istituto giuridico delle indagini difensive è lo strumento che attua il principio accusatorio, basato sulla parità tra accusa e difesa, differentemente dal processo di tipo inquisitorio del codice penale del 1930. Con il termine indagini difensive si intendono tutte le attività di investigazione e di indagine che il difensore può svolgere, nell’interesse del proprio assistito, in parallelo rispetto a quelle esercitate dal magistrato pubblico ministero. Si tratta di una facoltà riconosciuta al difensore che dovrà vagliare l’opportunità di esercitarla o meno. Tale facoltà è stata attribuita al difensore in seguito all’inserimento di un apposito titolo nel codice di procedura penale, ad opera dell’art.11 della L. 7 dicembre 2000, n.397, che inserendo nel libro V del codice il titolo VI bis intitolato “investigazioni difensive”, ha cercato di creare una effettiva “parità delle armi” tra accusa e difesa nella fase delle indagini preliminari (che costituisce il portato del nostro sistema processuale fondato appunto sul principio accusatorio) completando e potenziando i poteri di ricerca delle fonti di prova da parte del difensore. La rubrica del codice chiama investigazioni difensive quelle svolte dal difensore per differenziarle dalle indagini preliminari che sono condotte dal magistrato del pubblico ministero. Viene valorizzato il diritto di difesa che rappresenta il mezzo per realizzare un corretto accertamento giudiziale attraverso l’attuazione del principio del contraddittorio. In tal modo, il difensore diviene ricercatore delle fonti di prova, egli stesso è soggetto dell’attività di indagine per l’esercizio della difesa penale, il cui ruolo non è più statico e relegato alla demolizione dell’atto di indagine dell’accusa. Tra le novità di rilievo si segnala la possibilità di compiere investigazioni difensive preventive, antecedenti, cioè, alla instaurazione del procedimento penale (ad es. un soggetto temendo il suo coinvolgimento in un fatto delittuoso, pur senza essere indagato, incarica il suo difensore di svolgere delle investigazioni difensive per documentare il suo alibi). Le indagini devono essere svolte nel rispetto delle disposizioni di tale titolo e con le modalità e i limiti indicati (Codice di p.p. artt. 391bis – ter – quater – quinquies – sexies – septies – octies – nonies – decies).

Come si svolgono.

La facoltà di esercitare tali indagini è attribuita al difensore nel giudizio penale, con facoltà di avvalersi di sostituti e di consulenti specializzati nel campo delle indagini che di volta in volta si dovranno effettuare (perizie mediche, indagini balistiche, valutazioni psicologiche e psichiatriche, perizie foniche perizie su filmati etc.). Sin dal momento della notizia di reato e quindi dell’iscrizione dell’indagato nel registro degli indagati, ossia sin dalla apertura del procedimento penale, potrà risultare utile al proprio difensore qualsiasi imput di indagine per reperire elementi a favore dell’indagato attraverso attività di investigazione difensiva che possa sopperire alle eventuali carenze del magistrato del pubblico ministero. Come noto infatti, nonostante il dettato della norma dell’art. 358 c.p.p. preveda espressamente che il magistrato del pubblico ministero svolga, altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini, il più delle volte tali accertamenti risultano assenti. Chi le svolge. Il soggetto titolato a svologere le indagini difensive è il difensore nella fase del procedimento penale, il quale deve ben conoscere le modalità e le procedure per l’assunzione degli accertamenti da trasporre nel processo – pena la inutilizzabilita’ di tali indagini per assenza dei requisiti formali. Quindi è indispensabile un avvocato penalista. Può procedere a tali assunzioni di informazioni, l’avvocato personalmente o a mezzo di suo sostituto processuale (ex art. 102 c.p.p.), gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici nominati dal difensore. Per quanto concerne la durata della utilizzabilità dei risultati delle indagini difensive, possono essere assunte in qualsiasi momento, quindi anche dopo la chiusura delle indagini preliminari. Le indagini difensive possono svolgersi fin dal momento dell’incarico professionale risultante da atto scritto e in ogni stato e grado del procedimento, nell’esecuzione penale e per promuovere il giudizio di revisione. Qual’è la vicenda processuale che è rimasta impressa nella tua memoria? La vicenda processuale che mi ha particolarmente colpita e della quale mi sto occupando come difensore, è quella avvenuta nel giugno 2012 nella Grotta degli Occhi di Palinuro (Sa). Si tratta dell’incidente subacqueo più grave in Italia degli ultimi vent’anni, dove perirono diversi sub. Mi ha colpita non solo da un punto di vista squisitamente professionale, essendo un processo molto articolato ed impegnativo, ma anche da un punto di vista umano.

Si dibatte molto circa la presenza nel nostro ordinamento del rito abbreviato, un rito speciale, definito “premiale” perchè in caso di condanna prevede che vi sia uno sconto di pena pari ad un terzo. Qual’è il tuo parere a riguardo.

Tutti i riti che saltano la fase dibattimentale sono detti riti premiali. Lo Stato premia il cittadino che accetti di essere giudicato solo sulla base degli atti contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero. La premialità del rito abbreviato ha la ratio deflattiva di smaltire il più possibile il carico di lavoro della giustizia e far sì che un processo non arrivi a dibattimento. Il rito abbreviato è un processo più rapido che si celebra davanti a un Giudice in camera di consiglio a porte chiuse solo sulla base degli elementi acquisiti durante la fase delle indagini preliminari ma nel quale non occorre ammettere la propria colpevolezza per godere dello sconto di pena e dal quale se ne può uscire assolti. Questo significa concedere uno sconto di pena per il sol fatto di aver scelto questo rito, senza bisogno di una ammissione di colpa. Questo può svilire il valore della condanna e, soprattutto per i delitti più efferati, far sì che condanne miti non sembrino adeguate. Pensiamo ad esempio al caso di Andrea Volpe leader delle “bestie di satana” condannato a vent’anni anzichè a trenta per la scelta dell’abbreviato. L’opione pubblica si aspettava una pena esemplare nei confronti di chi aveva ucciso tre ragazzi. Il rito abbreviato, oramai, è un istituto che non è più condiviso da una grande parte dell’opinione pubblica e ciò, certamente, deve portare uno Stato di diritto a rivalutarne la portata. Moralmente, credo che l’ipotesi nella quale possa concedersi uno sconto di pena è quella in cui vi sia una ammissione di colpevolezza da parte dell’imputato, pensiamo ad esempio ad un patteggiamento. O quanto meno si debba consentire al Pubblico Ministero di negare il consenso all’abbreviato. Il paradosso dell’ abbreviato non è tanto nello sconto di pena, ma nel fatto che potendosene avvalere chiunque, non crea più distinzione tra un colpevole e non.

Se non avessi fatto questo mestiere cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Se non avessi fatto l’Avvocato, probabilmente avrei fatto il magistrato o il commissario di Polizia. Ad ogni modo, rimanere nel campo del diritto ed avere un codice in mano!

Qual’è il tuo “luogo del cuore” che vorresti mostrare a tutti?

Nella vita privata sono una persona estroversa ma nel contempo riservata. Ci sono “posti” che non puoi mostrare a tutti, forse a pochi.

Avvocato, ma anche molto sportiva, come vivi la passione per lo sport.

Mente e corpo sono un binomio imprenscindibile. Se mi sento in forma, penso meglio, lavoro meglio. Praticare sport è una attitudine naturale che non mi crea grossi sacrifici, fa parte della mia routine giornaliera, come andare a fare la spesa o portare il cane a passeggio. Tra i vari impegni lavorativi ed essendo spesso in viaggio per lavoro, cerco di ritagliarmi lo spazio per lo sport dove capita. Ho sempre in valigia un paio di scarpe per correre o per fare una partita a tennis.

Qual’è il suo piatto preferito a cui non rinuncia mai?

Ultimamente mi sono avvicinata alla cucina orientale. Ad un buon piatto di uramaki o di sashimi non rinuncio mai.  FONTE SETTIMANALE VERO

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.