AGROPOLI

AGROPOLI,L’APPELLO DI CIRO PERUGGI: “NON POSSO VIVERE CON SOLI 300 EURO AL MESE DATEMI UNA MANO”

CIRO PERUGGIAGROPOLI. A 48 anni trovare un lavoro non è facile. Soprattutto in Italia. Ancora di più in una qualsiasi provincia del Mezzogiorno. Se poi la fedina penale non è più immacolata, la corsa ad ostacoli si trasforma in miraggio. E per sopravvivere – con annessi moglie e figli a carico – ti resta qualche lavoretto saltuario. CiroPeruggi è uno dei tanti (quasi) ex detenuti che lotta. Con un passato sbagliato e ingombrante, ma anche e soprattutto con un presente di stenti e pregiudizio.Con i conti da far quadrare, quando lo stipendio non supera mai i 300 euro e l’indice puntato di chi ti continua a considerare “galeotto” e dunque, inaffidabile. «Nella mia vita ho fatto anche tantissime cose positive, sono un grande lavoratore e chi mi conosce bene lo sa. Purtroppo però gli errori di gioventù si continuano sempre a pagare cari, perché per molti il carcere è una pagina nera che oscura tutto quello che di buono c’è, in misura variabile, in ogni essere umano. Per fortuna non mi scoraggio – dice – Spero che continuando a farmi in quattro arrivi la mia occasione che consenta a me ed alla mia famiglia di vivere dignitosamente».Dopo quattro anni trascorsi a fasi alterne dietro le sbarre del carcere di Fuorni ed ai domiciliari, Peruggi (assistito dall’avvocato Rosario Fiore), sta finendo di scontare la pena usufruendo, in regime di affidamento in prova, di una borsa lavoro. Quattro ore di impegno al giorno, due retribuite, due di volontariato. Prima al cimitero di Agropoli, la cittadina cilentana dove risiede, poi come addetto alla manutenzione della Villa comunale. Ma gli spiccioli che per ora riesce a portare a casa, prima o poi termineranno. Ed ultimata la “riabilitazione” giudiziaria e sociale, inizierà il calvario della spesa, delle medicine, delle bollette da pagare.

Peruggi come fa ad arrivare alla fine del mese?

Facendo grandi sacrifici. Mia moglie ha trovato un lavoretto saltuario solo per il mese di agosto. Ma abbiamo tre figli di 24, 19 e 16 anni. Nessuno di loro lavora e con noi c’è anche un nipotino di un anno e mezzo.

Lei ha alle spalle alcuni reati contro il patrimonio. Cosa si porta dentro dell’esperienza di Fuorni?

E’ una realtà complicata. La struttura è vecchia e piena di disagi. Le responsabilità sono in alto, a livello ministeriale. Si parla spesso di sovraffollamento, ma le assicuro che vivere in otto in una cella non è per nulla semplice.

In otto?

Ultimamente, dopo le imposizioni di Strasburgo, le brande sono state ridotte a sette, eliminando quella posta in alto come un letto a castello, ma la superficie di calpestio è restata la stessa. Ho fatto anche ricorso alla Corte Europea, come tanti altri detenuti.

Durante la detenzione ha lavorato.

Sì, prima come lavorante di sezione, poi come portapacchi. In questo modo ho potuto guadagnare qualcosina senza pesare tanto sulla mia famiglia. In carcere purtroppo i soldi servono, non fosse altro che per comprare le medicine. L’assistenza medica è raccapricciante.

E adesso?

Sbarco il lunario con quel poco che guadagno, 300 euro al mese. Ma ho una moglie e tre figli da mandare avanti. Uno, sempre per motivi economici, non ha potuto ultimare il percorso di studi.

Come pensa di fare?

Sono uno che lavora dieci volte più di quello che dovrebbe. Ho fatto degli errori, ma sto cercando di dimostrare che sono anche un “faticatore”, che gli impegni non mi spaventano, che non mi tiro indietro di fronte alle difficoltà. La mia speranza è che qualcuno se ne accorga e decida di darmi una mano.

Nota del pregiudizio nei suoi confronti per via del suo passato a Fuorni?Certo che sì. Ma bisognerebbe comprendere che siamo tutti esseri umani. E che gli sbagli non possono cancellare quello che di buono è stato fatto.Barbara Cangiano

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.