AGROPOLI

AGROPOLI,PROCESSO AI ROM,IL COMUNE SI COSTITUISCE PARTE CIVILE

AGROPOLI. Processo al clan dei rom, il Comune di Agropoli si è costituito parte civile. Lo ha fatto all’udienza preliminare di ieri dinanzi al giudice Vincenzo Pellegrino del tribunale di Salerno. A rischiare il rinvio a giudizio per associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso sono le figure di maggiore spessore criminale delle famiglie MarottaCesarulo e Dolce. La temutissima comunità rom radicata nella cittadina Cilentana che aveva – secondo la Dda di Salerno – instaurato sul territorio sul territorio un clima di intimidazioni, minacce e sopraffazioni. Gli imputati gravati dall’associazione mafiosa sono Enzo CesaruloAntonio Dolce, detto “Capone”, Vito Marotta, detto “Dumbone”, Vito Marotta, detto “ Corleone” e terzo Marotta, omonimo dei primi due e senza “alias”. Il giudice ha rinviato il processo perché è mancata la traduzione di uno degli imputati. C’è stato tempo, però, per il legale incaricato dal Comune di presentare la richiesta di costituzione di parte civile. I 5 componenti del clan sono difesi dagli avvocati Leopoldo CatenaPierluigi Spadafora e Giuseppe Della Monica. Da Chieti a Bari, da Varese a Vercelli e giù lungo la dorsale appenninica. Non c’è regione del centro-nord che i ladri delle gioiellerie dove non hanno lasciato la propria firma. In questi spostamenti potevano avvalersi della complicità di un’altra comunità rom di stanza a Biella che contribuiva ad individuare gli obiettivi e a riciclare la refurtiva.

In particolare, ricevevano vitto e alloggio, nonché schede telefoniche “pulite” per le comunicazioni tra gli affiliati. In cambio ricevevano un compenso in oro: catenine e anelli frutto delle scorribande in mezza Italia. La regione più colpita era, infatti, il Piemonte, grazie all’appoggio logistico dei parenti. Ad aprire breccia nel muro omertoso che copriva il clan è stato un collaboratore di giustizia. E’ stato il primo a parlare di un gruppo di Agropoli dedito alla ricettazione e truffa di oro e preziosi C’è voluto un lavoro investigativo certosino, contrastato dal contesto ambientale, al quale hanno lavorato i carabinieri della compagnia di Agropoli, guidata dal capitano, Francesco Manna. C’è, inoltre, il caso delle minacce al sindaco Adamo Coppola quando il clan irruppe nella sua stanza al Comune per rivendicare posti di lavoro: “ti facciamo vedere, tu non sia quanti siamo noi siamo tanti”. Antonio Lucibello

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.