AGROPOLI

BATTIPAGLIA,USURA ED ESTRSIONI IN 7 RISCHIANO IL RINVIO A GIUDIZIO

battipaglia dall'altoBattipaglia. Interessi usurai arrivati al 120 per cento all’anno e a praticarli non sarebbero stati solo due esponenti della criminalità organizzata, ma anche “colletti bianchi”, professionisti che approfittavano delle difficoltà economiche dei colleghi per “strozzarli” con prestiti che diventavano ogni mese più onerosi. Ora sono in sette a rischiare il processo. Si tratta di Gerardo Nigro, 59 anni, di Battipaglia, Renato Piano, 56 anni, nato a Magliano Vetere ma residente a Battipaglia e domiciliato a Montecorvino Pugliano, Salvatore D’Errico, 46 anni, nato ad Altavilla Silentina e residente a Battipaglia, Donato Paraggio, 53 anni, nato a Eboli ma residente a Battipaglia, entrambi assicuratori, Francesco Ascolese, 53 anni, nato a Salerno e residente a Capaccio, Carlo Caggiano, 59 anni, ingegnere di Battipaglia. Il sostituto procuratore antimafia Cassaniello ha formulato una richiesta di rinvio a giudizio che sarà discussa a dicembre. Per Nigro e Piano, già a processo per altri episodi di usura e ritenuti affiliati al clan De Feo, la Dda contesta anche l’aggravante camorristica, per aver agito con la camorra avvalendosi della “forza di intimidazione del vincolo associativo”. Il tenore delle minacce lasciava poco spazio all’interpretazione : “Se non paghi ti apro la testa. Ti spacco tutto. Tu non sai con chi hai a che fare“. Secondo gli inquirentianche i due assicuratori avrebbero usato le maniere forti per chiedere la restituzione , con interessi dal 5 all’8 per cento mensili, dei soldi prestati ad un collega: “Ti facciamo togliere la testa dal collo“, una delle minacce agli atti, oltre a tantissime mail intimidatorie. L’attività era iniziata nel 2005, con un prestito di 20mila euro per il quale erano stati chiesti interessi di mille euro al mese. Poi altri 40mila euro nel gennaio del 2006, con interessi tra il 5 e il 7 per cento mensili, e ancora 60mila euro  nel maggio successivo e altri 75mila euro a ottobre. Tutto garantito da assegni che i due imputati usarono per attivare un’esecuzione immobiliare da 61mila euro. Nel frattempo il loro debitore si era rivolto anche a Caggiano, ottenendo nel 2006 la somma di 15mila euro da restituire ad un tasso del 10 per cento mensile. All’ingegnere si contesta anche un altro episodio per un prestito di 10mila euro erogato già trattenendo mille euro a titolo di interesse e per il quale sarebbe stata concordata la restituzione di 12 o 13mila euro in due anni, garantita da un assegno di 10mila euro che in caso di ritardo sarebbe stato portato all’incasso.FONTE LA CITTA