AGROPOLI

CAPITANERIA NELLA BUFERA, 5 MILITARI INDAGATI NEL CILENTO

CAPITANERIAFavori, segnalazioni prima dei controlli e violazione del segreto d’ufficio. Sono questi i reati che la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha contestato, a vario titolo, a cinque militari della Capitaneria di Porto (tra cui anche al contrammiraglio Oreste Pallotta, già comandante del Compartimento Marittimo di Salerno ed ex comandante in seconda della Capitaneria di Porto della Campania). Coinvolto nell’inchiesta anche un armatore del golfo di Policastro e un brigadiere dei carabinieri in pensione, indagato quest’ultimo per omessa denuncia di reato all’autorità giudiziaria.L’inchiesta è stata avviata dalla Capitaneria di Porto di Salerno nel 2012, a seguito di un’altra indagine che portò nel Cilento all’arresto di nove persone e di 33 persone indagate e sottoposte all’obbligo di firma (armatori, marittimi e medici consenzienti) per una maxi truffa agli enti previdenziali. A coordinare le indagini il procuratore capo del tribunale di Vallo della Lucania Giancarlo Grippo che, dopo mesi di accertamenti, ha emesso gli avvisi di garanzia con contestuale chiusura delle indagini.Il dato più inquietante che emerge è la sudditanza di alcuni militari nei confronti di armatori della zona. Emblematica la vicenda in cui è coinvolto il contrammiraglio Pallotta, all’epoca dei fatti comandante del Compartimento Marittimo di Salerno (da pochi mesi in pensione) che – secondo l’accusa – intervenne per “sistemare” un verbale di 3mila euro elevato ad un armatore di Casal Velino dai guardiacoste di Acciaroli. Per questa vicenda risultano indagati oltre a Pallotta anche l’ex comandante di Acciaroli Roberto Pagnozzi (attualmente in servizio a Napoli) e l’armatore Rocco Mega (che fece da tramite con l’alto ufficiale).Tutti sono accusati in concorso tra loro di occultamento di atti (art 110, 490 in relazione al 476 del codice penale). Grave anche la posizione del maresciallo Francesco Rossi, capo della sezione di polizia marittima del Circondario di Palinuro. Quest’ultimo, accusato di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio (art. 326 del codice penale), avrebbe riferito l’esito di una perquisizione effettuata a casa di un medico di Montecorice arrestato per associazione per delinquere, truffa e falsità ideologica.Dello stesso reato sono accusati anche il 2° capo Raffaele Taddeo all’epoca dei fatti comandante della delegazione marittima di Casalvelino e il sottocapo Francesco Peluso che prestava servizio ad Acciaroli. Taddeo avrebbe avvisato un armatore di una ispezione che l’Inail e l’Inps stavano per effettuare a suo carico, mentre Peluso avrebbe rivelato notizie riservate allo stesso armatore.Diversa la posizione del brigadiere Sabatino Leo, attualmente in pensione, ma all’epoca dei fatti in servizio alla stazione di Acquavella, accusato di non aver riferito all’autorità giudiziaria la confidenza che una donna (convivente dell’armatore di Casalvelino) gli riferì in merito a presunti maltrattamenti subiti dal convivente. Naturalmente, adesso, toccherà agli indagati difendersi e chiarire dinanzi al pm la propria posizione.Una vicenda scottante che potrebbe avere anche degli ulteriori sviluppi. Una vicenda che sconvolge l’intero Cilento che sulla risorsa mare punta per il suo sviluppo economico.Vincenzo Rubano