AGROPOLI

CARO DON ARMANDO SONO PASSATI 10 ANNI………………………………….

don-armando10 anni fa il 7 settembre Don Armando Borrelli se ne andava dopo una vita dedicata alla chiesa allo studio e al prossimo. Sono passati 10 anni e quello che più fa impressione che è stato dimenticato dopo essere stato una grande personalità di Agropoli,un prete di uno spessore esagerato,un insegnante straordinario,un interprete intelligente del vangelo.Solo una viuzza in fondo ad una traversa di Fuonti gli hanno intitolato mentre andava ricordato con una piazza o una via principale di Agropoli oltre che per rispetto ma per rendere sempre importante il suo operato,chi verrà non saprà di Don Armando perchè non lo leggerà,non lo conoscerà,non saprà dell’importanza del suo operato. Chiediamo scusa a Don Armando 10 anni dopo,ma si può ancora operare affinchè Don Armando possa essere ricordato lui che è stato una grande colonna di Agropoli.Sergio Vessicchio

RIFLESSIONI GIA’ PROPOSTE IL 7 SETEMBRE 2013

Il sette settembre del 2005 moriva don Armando Borrelli ,fu l’ispiratore culturale per un trentennio ad Agropoli,il pilastro di fede che ha saputo lasciare un segno indelebile del suo passaggio. Forte anche nell’edilizia ecclesiastica. Ha costruito una chiesa quella di Sant’Antonio a Muoio e ha rifatto la chiesa Santa Maria delle Grazie. Tra i suoi capolavori la Schola Cantorum e l’oratorio. L’Eucarestia era la materia che più lo appassionava. Studioso e ricercatore fu per la chiesa di Agropoli un ambasciatore di cultura. Amatissimo a Vallo della Lucania dove ancora lo ricordano proprio per la sua preparazione.Don Armando era il sacerdote,il prete per antonomasia,un personaggio semplice nella sua grande cultura.Lo ricorderemo sempre per gli insegnamenti che ci ha dato, per le ore trascorse con lui, per le giornate intere attaccati al suo abito sacerdotale.Anche per le sue durissime romanzine segno della sua spiccata personalità. Don Armando viveva la città, incideva nel tessuto sociale  Per le serate insieme davanti alla chiesa o al ristorante Borrelli,per le feste della Madonna Delle Grazie vissute e organizzate. Per quei Natali così intensi e per quel suo modo di portare in processione la Statua di Gesù Bambino aggrazziato e coccolato in quelle sue mani lisce e lunghe . Don Armando manca a questa città più di quanto possiamo capire,manca alla sua città che amava tantissimo. Ci manca Don Armando,quanto ci manca.

Sergio Vessicchio

   IL RICORDO DI ANTONIO IORIO

DON ARMANDO BORRELLI:

SACERDOTE ESEMPLARE UOMO DISCRETO

don_armando-1 (1)La vita di un sacerdote è tanto più intensa,quanto più tenacemente egli sa calarsi nella quotidianità,riesce a diventare per la gente, uno di loro, ne comprende le istanze e le sa recepire,mediandole con la propria cultura.Soprattutto nella nostra epoca,smarrita moralmente e alla continua ricerca di qualcosa in cui credere,un prete deve essere, radicato nel tessuto sociale in cui opera,deve diventarne parte, essenziale e, lontano dai clamori e dalle abbaglianti luci della cronaca, agire discretamente in linea con lo straordinario ministero di cui è portatore,esecutore,interprete. In questo contesto si cala perfettamente l’opera di un uomo discreto e di un sacerdote esemplare, che ha consacrato la sua vita a Cristo per poterla offrire quotidianamente, a quanti ne avevano bisogno, nel rispetto totale dei valori dell’ amore e del sacrificio,che l’ottica cristiana predica come fondamenti della vita comunitaria, perchè possano scaturirne il bene e la felicità eterna.Don Armando Borrelli era una persona semplice, i cui principi, basati su una morale rigorosa e coerente,gli consentivano di indossare senza alcuna macchia l’abito talare, che, nel rispetto della tradizione, portava con amore infinito e con lo stile degli uomini di valore. Le tappe fondamentali della sua vita sono state sostanzialmente due: le vita nel seminario di Vallo della Lucania ( prima come allievo, poi come educatore e maestro di vita) e l’esperienza trentennale presso la parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Agropoli. Ragazzo ebbe dalla madre i primi stimoli alla vita sacerdotale, corroborati e definiti da monsignor Carmelo Merola, che lo teneva come un figlio prediletto (affetto ricambiato, perchè la stima di don Armando per lui travalicava ogni altro sentimento).Difficili furono i tempi del seminario,sia per le condizioni generali della vita di allora, che per le magre finanze di cui godeva, don Armando che doveva lavorare sodo per potersi mantenere, agli studi,sacrificando tutto il tempo libero per dare ripetizioni. Nel seminario don Armando insegnava latino e greco e quella passione gli rimase intatta per tutta la vita,tanto che non ne faceva mistero ogni volta che si ritornava sull’ argomento. Là, nel Seminario godette di grande stima e il suo prestigio era tale che i Vescovi lo consideravano perno fondamentale nell’ organizzazione culturale della fucina dei neo-sacerdoti. All’interno della diocesi don Armando fu rispettato,benvoluto; forse anche temuto per la carica culturale che gli derivava dalla ferrea formazione ricevuta,che,nelle questioni importanti, lo orientava su posizioni intransigenti e realistiche.Ad Agropoli e in tutto il comprensorio il popolo ne piange ancora la morte,come di una persona cara, le cui grandi doti umane e culturali, unite all’ironia e al sorriso rimarranno per sempre nei cuori di tutti. Aveva,don Armando,il dono della semplicità. La sua sicura conoscenza dei testi sacri veniva comunicata,nel corso delle omelie e delle celebrazioni ufficiali, all’uditorio con un linguaggio comprensibile e agile, nella più schietta esemplificazione, com’è proprio degli uomini di alta cultura. A tutti piace ricordarlo come educatore, come maestro di vita,come parroco in mezzo alla gente; ma soprattutto come esegeta. Don Armando “mangiava pane e vangelo” perchè conosceva, commentava, interpretava criticamente ogni passo, con l’atteggiamento bonario,ma deciso e convinto, di ogni buona mamma nell’ atto di imboccare al proprio figliuolo, per dargli nutrimento vitale.Quel ventotto di agosto, però, qualcosa si spezzò. Sull’altare, durante la Messa delle nove e trenta i suoi movimenti e la sua incerta pronuncia denunciarono pubblicamente le allarmanti condizioni nelle quali la sua fragile persona era costretta da un male repentino e inesorabile. La forza d’animo del sacerdote prevalse sulla debolezza del fisico e don Armando riuscì, a faitica, a portare a compimento la sua ultima celebrazione eucaristica. In pratica don Armando è morto su quell’ altare che egli amava profondamente e che, per oltre trenta anni, era stato il cuore della sua casa, come un eroe muore sul campo…

 Antonio Iorio

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.