AGROPOLI

DROGA CAPACCIO GIUNGANO AGROPOLI CASTELLABATE,MARTEDI’ GLI ARRESTATI DAVANTI AL GIP

droga cilento 1AGROPOLI. Era Francesco Di Luccia, 27 anni, di Castellabate, il “promotore” dell’attività di spaccio di droga, che svolgeva con i complici preposti alla cessione: Andrea Scarano, 41 anni, Vyacheslav Lykov, 36enne ucraino, e Gianfranco Urso di 27 anni, tutti residenti a Castellabate. Con loro, secondo gli inquirenti, Di Luccia si “associava stabilmente per assecondare le necessità di mercato e prevenire o evitare i controlli delle forze dell’ordine”. È uno degli elementi che emergono dall’inchiesta che, giovedì mattina, ha portato al blitz antidroga tra Agropoli, Castellabate e Giungano. Un’operazione dei carabinieri conclusasi con cinque arresti domiciliari e tre obblighi di dimora. Ruoli e funzioni venivano spesso invertiti nell’acquisto, detenzione, trasporto, taglio e cessione di eroina, cocaina e hashish. Di qui le accuse di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti – contestata a Di Luccia, Scarano e Urso – e quella di spaccio di droga nei confronti degli altri 5 indagati coinvolti.L’inchiesta è partita nel 2011. L’operazione “Santa Maria”, coordinata dal pm Vincenzo Montemurro della Dda di Salerno, è stata portata a termine dal Nucleo investigativo del Comando provinciale carabinieri di Salerno, guidato dal maggiore Michele De Maio, e dai colleghi della Compagnia di Agropoli, diretta dal capitano GiulioPresutti, dopo i provvedimenti cautelari emessa dal gip del Tribunale di Salerno, Renata Sessa. Ad incastrare i pusher le numerose intercettazioni telefoniche e ambientali per fatti commessi e accertati nel 2012 a Castellabate, Agropoli, Capaccio e Giungano. A mettere i carabinieri sulle tracce del giro di spaccio, un pregiudicato che, facendo il nome di Angelo Paoloantonio, titolare di una pizzeria, riferì che “il personaggio lo mise in contatto con i narcotrafficanti torresi” e che gli avrebbe proposto nell’agosto del 2011 di “fare un viaggio per l’Olanda per trasportare stupefacente per conto dei suoi amici”. Le indagini hanno poi consentito di scoprire l’attività di spaccio degli otto indagati che, durante le conversazioni telefoniche, utilizzavano un linguaggio criptato. Così la droga diventava “caffè”, “birra”, “fagioli”, “cipolle” e “mezze cipolle” a seconda del quantitativo da piazzare. Come si legge in un’intercettazione telefonica tra Scarano e Di Luccia, “Siccome dobbiamo fare i fagioli qua… io ti ho portato le cipolle. Tu porta mezza cipolla”. Nel giro degli spacciatori, poi, Di Luccia, nelle conversazioni, veniva indicato come “amico”, proprio per evitare di di chiamarlo per nome. E, ogni qualvolta si verificava un sequestro di droga, le telefonate diventavano meno frequenti, mentre qualcuno cambiava scheda telefonica. Gli interrogatori si terranno davanti al gip a partire da martedì.Angela Sabetta