AGROPOLI

EDITORIALE,L’OSPEDALE DI AGROPOLI E’ ANCORA VIVO PER CHI NON HA PERSO LA SPERANZA

io editoriale (1)DI SERGIO VESSICCHIO-Non solo la nostalgia ma la forte speranza di riavere quanto estorto con astuzia diabolica, mi inducono a ritenere, il nostro Ospedale di Agropoli, ancora presente tra le strutture ospedaliere, tra l’altro, più accogliente e all’avanguardia della Campania.La rassegnazione dei tanti cilentani, per fortuna, si scontra con la determinazione dei tantissimi che giurano di mantenere altissimo il livello di guardia contro chiunque pensi di sbarazzarsi del nostro Ospedale e che sono pronti a sfidare tutti quegli, impropri addetti, delegati dalle istituzioni regionali e provinciali, attratti, supinamente, dalla sete di potere e dalla salvaguardia del proprio territorio, per scopi truffaldini ed a scapito di quelli, certamente, più meritevoli di attenzione e maggiore tutela: ambientale, economica, turistica, paesaggistica, sociale ed innanzitutto, culturale. Solo per rinfrescare la memoria di tutti, vorrei sottolinearvi un aspetto non di poco conto: il territorio dell’Ospedale di Agropoli si estende a diversi Comuni con elevata densità di abitanti, con un totale di oltre 200.000 e che nel periodo estivo, addirittura si triplicano. Del comprensorio ospedaliero fa parte, tra gli altri, il Comune di Capaccio-Paestum, tra i più famosi ed apprezzati al mondo,per ovvi motivi. Cosa vanta il comprensorio di Vallo della Lucania per meritare quanto, invece, spetterebbe ad Agropoli. Forse i vanagloriosi politici?
Inoltre, basterebbe rielaborare un vecchio progetto che prevedeva un ridimensionamento dell’ospedale di Vallo, motivato dallo stato fatiscente in cui versa, a favore dell’ospedale di Agropoli. Tutti sanno delle mie personali battaglie volte al mantenimento di tutte le strutture ospedaliere esistenti, nessuna esclusa, ma certamente inaccettabile risulta la totale chiusura dell’Ospedale di Agropoli. Immaginiamo poi, il dovere accettare, oltre alla inqualificabile, deplorevole ed ingiusta chiusura, anche la definitiva perdita della speranza, ancora latente, di una riapertura, conseguente agli svariati e giusti esposti presentati alla Procura Generale dello Stato o addirittura che si possa accettare passivamente di destinarlo a centro di accoglienza per profughi africani, verso i quali godiamo di sentimenti di emblematica solidarietà ma non di cieca privazione e neanche limitazione degli interessi di una preesistente popolazione,cilentana, già da anni lacerata dalla presenza di faccendieri e politici in tutt’altre faccende affaccendati.Sergio Vessicchio

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.