AGROPOLI POLITICA

EUROPEE,AD AGROPOLI IL CANDIDATO DELLA LEGA SOFO,E’ IL FIDANZATO DI MARION LE PEN

La lega ad Agropoli si solidifica attorno al candidato al parlamento europeo Vincenzo Sofo, grazie all’incessante opera dell’avv. Giovanni Basile. Ieri, nella sede del comitato elettorale, presieduto da Giovanni Basile, ad accogliere il candidato alle elezioni europea Vincenzo Sofo, c’era tutta la nomenclatura leghista agropolese dalla consigliere Gisella Botticchio al Coordinatore cittadino Ardizio, il quale ha sancito con il suo intervento, un fermo impegno a sostenere con forza il candidato Sofo, invitandolo di nuovo ad Agropoli, per meglio affrontare le problematiche cittadine in particolare l’annoso e grave problema dell’ospedale. A chiusura tutti i partecipanti e i sostenitori, hanno manifestato un forte gradimento dell’evento, e l’hanno voluto suggellare, con tantissime foto con il candidato Sofo. Si dice bene:” chi parte bene è a metà dell’opera.”

UN GRANDE AMORE CON MARION LE PEN

La nipote di Marine e del fondatore del Front National ha un fidanzato italiano, attivista della Lega. Entrambi promotori dell’identità nazionale, si sono conosciuti nel 2016. La passione è sbocciata

Marion e Vincenzo. Una francese e un calabrese, per la neocoppia chic del sovranismo sovranazionale. D’altronde la nuova destra deve marciare unita. E l’unione tra nazioni «deve essere unione di persone, prima che di banche». Le persone da cui parte l’avvicinamento tra i fronti identitari di Francia e Italia sono Marion Le Pen, nipote di Marine e del fondatore del Front National, e Vincenzo Sofo, leghista milanese di origini calabre.

I due, paparazzati da Chi in Liguria, si conoscono dal 2016, quando Marion venne a Milano per partecipare a uno dei convegni della Lega organizzati da Vincenzo.

Lo scopo del viaggio lo spiegò lei stessa, anticipando quello che sarebbe avvenuto nei due anni successivi: «Vogliamo stringere un’alleanza europea che guardi alla Russia e combatta l’Europa dei tecnocrati e dell’immigrazione a favore dell’Europa dei popoli e delle nazioni».

VINCENZO SOFO E IL PROGETTO DI UNA DESTRA IDENTITARIA
In quell’incontro, Marion lavora sì per l’alleanza europea, ma conosce pure Vincenzo, che davanti a quelle parole – «tecnocrati», «sovranismo» e «identità» – si scioglie. Tipo attivo, Vincenzo Sofo. Già durante gli anni della Laurea in Economia alla Cattolica di Milano (voto 103 su 110), inizia a bazzicare gli ambienti di destra. Diventa responsabile giovanile milanese de La Destra di Storace, poi rimane folgorato dall’avventura leghista. Prevede prima di molti, lavorando perché avvenga, la futura svolta del partito: un monolite di destra, sganciato da Berlusconi e alleato con gli altri movimenti identitari degli altri Paesi europei. «L’Unione europea è una struttura sovranazionale», ripete, «per affrontarla dobbiamo formare una struttura sovranazionale». Lapalissiano ma efficace.

I MANIFESTI CONTRO LA «LOBBY LGBT»
Vincenzo allaccia una rete di contatti grazie al think tank da lui fondato: Il Talebano. Nome piuttosto estremo (creato assieme all’ex dirigente di Fiamma Tricolore Fabrizio Fratus) per creare eventi e proporre contributi online sulla destra identitaria italiana. Molto sovranismo, tanta attenzione al territorio, qualche proclama nostalgico («Cancelliamo la festa del 25 aprile»), un po’ di invettive contro i «radical chic», iniziative mediatiche a volte kitch, come quella volta che fece irruzione al Mudec di Milano con altri attivisti travestiti da fantasmi per protestare contro i pochi visitatori del museo e l’onnipresente difesa della famiglia «naturale». «Prima chi fa figli. Togliere il monopolio delle politiche sociali alla lobby Lgbt», farà scrivere su uno dei manifesti elettorali col suo faccione Vincenzo, quando si candiderà a Milano, senza specificare da chi fosse composta la suddetta lobby. «Abbiamo fatto vedere che cosa significa farsi carico di una battaglia: vedere scritta “Family Day” sul Pirellone per credere», aggiungerà.

IL PANTHEON SOVRANISTA
Politici di riferimento: Salvini, il sottosegretario Giancarlo Giorgietti e l’attuale ministro Fontana (quello de «le famiglie Arcobaleno che non esistono»). Intellettuali di riferimento: Aristotele (che Vincenzo ama citare spesso) e i più attuali Massimo Fini e Pietrangelo Buttafuoco (diverse volte ospitati nei suoi convegni). L’obiettivo, raggiunto: far affluire diversi movimentini identitari italiani (leggi: di destra) all’interno dell’alveo di Matteo Salvini (e non della Lega) e da lì ripartire per creare un blocco di destra che stringa alleanze con altri movimenti sovranisti.

MARION LE PEN, LA NIPOTE DEL FRONT NATIONAL
A partire da quelli francesi. Già, perché «anche Marion è sostenitrice del sovranismo», dice Sofo. Marion, capelli biondi come da marchio di famiglia e occhi da cerbiatta, la incontra nel marzo 2016. L’erede (forse) della dinastia Le Pen è all’apice del successo, vicepresidente del Front National e più giovane parlamentare della storia della Francia repubblicana. Una che l’attività politica l’ha iniziata già a due anni, quando venne fotografata per un manifesto elettorale in braccio a nonno Jean-Marie, fondatore del partito di estrema destra e padre anche di zia Marine. Stando alla narrazione della casata Le Pen, Marion entra nel partito del nonno solo in seguito all’infatuazione, con conseguente delusione, per Nicolas Sarkozy. Cocca del nonno, si fa cambiare cognome (da quello paterno Maréchal al materno Le Pen), si iscrive al partito nel 2007, si fa eleggere nel 2012 e ne diventa vicepresidente nel 2014.

«SONO UNA BORGHESE VIZIATA»
Piace, Marion. È ambiziosa, carismatica, incisiva. Un volto spendibile per quella nuova destra che vuole accreditarsi al mondo senza più spaventarlo: «Sono una borghese viziata. Non mi sono dovuta battere per arrivare, sono stata subito qualcuno», ammette per esempio. Si destreggia abilmente nel parricidio di partito tra zia Marine e il nonno Jean (che verrà cacciato dal partito per le sue dichiarazioni sulle camere a gas). Quando si trova in mezzo, dice che no, non è d’accordo con le frasi del nonno. Ma che sì, l’avrebbe lasciato nel partito. Capolavoro democristiano. Tra un omaggio a Napoleone e uno a Eminem (si dice ami molto il rap), tra una laurea in diritto pubblico e un ricevimento presso la chiesa francese (il primo della storia per un esponente del Front National), tra proclami contro il matrimonio gay e contro l’Unione europea attuale, si ritagli il suo spazio. Ma le malelingue, che la vedono pronta ad azzoppare la zia, sono subito costrette a ricredersi.

L’ADDIO (CON ARRIVEDERCI) ALLA POLITICA
Nel maggio 2017, due giorni dopo le elezioni presidenziali che vedono trionfare Macron, Marion annuncia a sorpresa l’abbandono dall’attività politica per ragioni personali, familiari e professionali. Si becca i rimproveri del nonno («Una diserzione») e i saluti calorosi di una (sollevata?) zia Marine. «Voglio cambiare vita», dice lei, e dedicare più tempo alla figlia Olympe. «Nei primi anni di vita, così preziosi, le sono mancata tantissimo ed è mancata terribilmente anche a me. È essenziale che abbia più tempo da consacrarle». La piccola è nata dal matrimonio, poi finito, con Matthieu Decosse, dirigente di una società che organizza eventi. In realtà, forse, Marion avrebbe solo scelto di farsi da parte nella resa dei conti avvenuta nel partito dopo la sconfitta alle presidenziali. Lei si precipita subito a dire che il suo è solo un arrivederci. Si concede una piccola pausa, in attesa magari di un ritorno sulla scena, tra qualche anno. E infatti, eccola negli Stati Uniti, ospite dei Repubblicani; eccola a Lione, a fondare una scuola di scienze politiche per formare «i dirigenti della destra di domani»; eccola in Italia, a parlare con i giornalisti e stringere alleanze con altri movimenti.

OSPITE IN LIGURIA
Ha recuperato il cognome paterno, Maréchal, per «segnare il mio ritorno alla vita di normale cittadina». Ma resta una Le Pen nell’animo. A luglio è tornata in Italia, ospite di «Liguria d’autore». Un «festival dei sovranisti», l’ha chiamato qualcuno, che vedeva tra gli ospiti il governatore Giovanni Toti, Matteo Salvini (che vede in Marion un’affidabile referente per la sua Lega d’Europa) e, ovviamente, Vincenzo Sofo. I due ne hanno approfittato per una pausa di relax alle Cinque Terre, dove sono stati paparazzati al mare. Quando viene raggiunto al telefono, Vincenzo ride, conferma, ma preferisce non commentare: «Sono abituato a parlare di politica», dice, «non di fatti privati». Nel caso della coppia sovranista sovranazionale, i due temi possono coincidere.

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.