AGROPOLI

IN RICORDO DI LUCA DE FILIPPO di Pierluigi Iorio

pierluigi iorioChe peccato! Quali altre parole si possono utilizzare per commentare la scomparsa di un grande uomo di teatro? Luca De Filippo era un uomo per bene e mite. Era un attore serio, preciso, bravissimo, sempre rispettoso del testo da rappresentare e che da diversi anni aveva immolato la sua vita nella proposizione del repertorio di suo padre Eduardo, riuscendo felicemente nell’impresa (titanica). Ma, come si conviene ai grandi attori e ricercatori del teatro, non si era limitato a mettere in scena i lavori del padre; spaziava da Pinter a Feydeau, da Beckett a Moliere. Non si era, dunque, “accontentato” della pur immensa eredità artistica in suo possesso, ma aveva vissuto il teatro per intero, da attore, capocomico e produttore. Ed è proprio questa la cifra, altissima, che pone un attore, nella sua difficile condizione di “figlio d’arte” con un’eredità pesante come un macigno, al di sopra della normalità. Parlando di Luca durante i dopo-cena notturni e lunghissimi delle tournée, ogni volta si finiva a parlare di Eduardo; di quanto fosse simile al padre nella voce, nella gestualità, nelle movenze. Ma Luca era Luca: personalità forte, coraggio da vendere, non ha mai neanche provato a imitare Eduardo, anzi… Quel gigante era semplicemente il padre. Conobbi Luca nel 2000, durante una bella cerimonia in ricordo dei 100 anni della nascita di Eduardo, al teatro San Carlo di Napoli. Recitò una poesia del padre accompagnato da Pino Daniele alla chitarra. Fu molto emozionante trovarmi al suo cospetto, sebbene in quel periodo (e ormai da qualche anno) io fossi scritturato da suo cugino Luigi, figlio di Peppino e ultimo custode di una tradizione teatrale che dura da più di centocinquant’anni, e avessi già conosciuto il fascino dirompente della famiglia De Filippo. Fu molto gentile, come in tutte le successive volte che ci incontrammo. Come quando, tre anni fa, andai a trovarlo durante la tournée di “Le bugie con le gambe lunghe” per conoscere il suo parere in merito alla intitolazione del costruendo teatro di Agropoli a Eduardo. Fu felice della scelta e mi chiese tante cose, a proposito della capienza e del palcoscenico. Chiacchierammo amabilmente fino alla “mezz’ora”, il segnale che in teatro vuole gli attori soli e concentrati nei camerini. I lavori del teatro di Agropoli giungevano al termine e lo incontrai di nuovo per invitarlo alla cerimonia di inaugurazione; mi disse che in quel periodo (nel trentennale della scomparsa di Eduardo) sarebbe stato in tournée a Milano, ma che certamente, prima o poi, avrebbe onorato il teatro di Agropoli con la sua presenza. L’occasione si presentò subito: dopo l’inaugurazione del teatro Eduardo De Filippo, ci mettemmo immediatamente al lavoro per proporre la nostra prima stagione teatrale e, senza nessun altro pensiero, chiedemmo a Luca di tenerla a battesimo con il suo nuovo spettacolo. Questo fu il punto di partenza. Non fu semplice, ma alla fine riuscimmo nel nostro intento. Ero felice! Non riuscivo a pensare a una migliore inaugurazione della prima stagione teatrale del Teatro Eduardo De Filippo di Agropoli. Un giorno di novembre, però, mi arrivò una telefonata. “Luca non sta bene… Ha dovuto interrompere le recite… Chissà…” In effetti, già durante le recite a Napoli al teatro Augusteo, Luca era molto sofferente. “Discopatia”, si era detto. Annullate le recite della sua compagnia a Ravenna, aveva dato a Gianfelice Imparato, attore di gran pregio che Luca conosceva molto bene, il tempo di prepararsi per sostituirlo. Sono onorato di aver ospitato la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, anche senza il suo attore principale. Nello spettacolo visto ad Agropoli c’era la sua mano, delicata e ferma. Attori bravissimi e rigorosi che, anche in mancanza del capocomico, si muovevano e recitavano come lui voleva. Un vero e proprio omaggio a un attore che probabilmente era già in fin di vita. Eduardo disse, nella sua ultima apparizione in pubblico: “Così si fa il teatro; così l’ho fatto io”, riferendosi ai sacrifici che un attore di teatro si porta come bagaglio artistico di inestimabile valore. Così lo ha fatto Luca, sacrificando una vita che poteva essere di certo più agiata e tranquilla, per continuare nel solco di una delle più grandi famiglie teatrali, con lui giunta alla terza generazione. Addio Luca. La tua perdita gravissima per il teatro e per tutta la collettività. Nel nostro piccolo, ad Agropoli, abbiamo apprezzato e applaudito la tua ultima regia e messa in scena, solo due giorni prima che tu te ne andassi da questo mondo. E i nostri applausi, convinti e sinceri, arriveranno alla tua anima. Ne siamo sicuri. Pierluigi Iorio

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.