AGROPOLI

LE UNIVERSITA’ CAMPANE SCONFITTE DA QUELLE DEL NORD

alessandra vaccaro1DI Alessandra Vaccaro.Le università campane sconfitte. All’inizio del nuovo anno universitario migliaia di giovani campani incassano il colpo della classifica nazionale. L’università di Salerno che avrebbe dovuto ottenere, stando alla sua storia, uno dei posti più alti per il polo di Medicina non compare tra i primi cinque posti della classifica. Lo stesso accade per l’università Federico Secondo di Napoli, da sempre conosciuta per il prestigio delle proprie facoltà di Giurisprudenza e Architettura. Una vittoria schiacciante per le università del nord Italia. Gli atenei di Trento e Verona sul podio, una catastrofe per gli atenei meridionali. Questo il quadro che si legge a chiare lettere dall’annuale classifica stilata dal quotidiano “Il Sole 24ore”. Il quotidiano nazionale ha confrontato 77 università tra statali e private. Il primo e secondo posto nel gruppo delle università pubbliche è spettato alle ultra settentrionali Trento e Verona, seguite dal Politecnico di Milano e dall’Università Statale di Bologna. Tra gli atenei privati, invece, spiccano il San Raffele di Milano, la Bocconi, la Luiss di Roma e il Roma Campus Biomedico. Mentre i nostri atenei di Salerno e Napoli compaiono rispettivamente al ventitreesimo e cinquantaseiesimo posto. Fondamentale ai fini della stesura della classifica nazionale è stata quest’anno la scelta di introdurre nuovi indicatori relativi alla didattica e ricerca. Questo metodo di giudizio è stato utilizzato al fine di rendere l’analisi quanto più oggettiva possibile rispetto ai punti di forza e alle carenze riscontrate nei vari atenei. Dal punto di vista della didattica, importante è stata l’introduzione dell’indicatore relativo agli stage, ossia alla capacità delle università di smistare i propri studenti all’esterno, offrendo nel contempo le competenze e gli strumenti adeguati per rendere meno traumatico il passaggio dalle aule universitarie al mondo del lavoro. Ma altrettanto determinante è l’indicatore relativo al voto degli studenti. La riforma prevedeva il giudizio dei laureandi sul corso frequentato, giudizio che avrebbe dovuto concorrere a determinare l’assegnazione dei “premi” agli atenei. Quello dei voti studenteschi si è rivelata una clausola inascoltata. Dodici gli indicatori del risultato finale: sostenibilità, borse di studio, attrattività, stage, mobilità internazionale, dispersione, efficacia, voto degli studenti, occupazione, qualità scientifica, competitività nella ricerca e qualità dei dottorati.