AGROPOLI

L’INCHIESTA,DAL CILENTO A NAPOLI E’ UN ODISSEA SUL PULMAN

postiNel panorama disastrato dei trasporti regionali ereditato dalla giunta De Luca, tra i tanti, un capitolo importante ed esemplare è quello dei collegamenti tra il capoluogo e il Cilento. Inutili treni-vip per la Sorrentina, dei quali questa testata si è già occupata, fanno da ridicolo controcanto all’enorme disagio patito dai viaggiatori della Circumvesuviana ordinaria e soprattutto dei treni regionali tra il Cilento e Napoli senza aria condizionata e sempre affollatissimi. E gli autobus, allora, come stanno messi? Prendiamo San Marco di Castellabate. I collegamenti con Agropoli, dove insiste la stazione ferroviaria di Agropoli-Castellabate, ma anche con Napoli e Salerno, sono garantiti da una sola compagnia. C’è un solo bar che vende i biglietti. «Ha l’esclusiva», commentano in una tabaccheria adiacente di sabato mattina. Il bar ha sempre una fila di dieci persone alla cassa, perché ci sono i giocatori che bloccano tutto allo sportello scommesse e il cassiere è uno solo. Chiediamo un biglietto per Agropoli. Costa un euro e 80 circa.

  • Da San Marco a Napoli in bus, biglietti non numerati e caos
  • Da San Marco a Napoli in bus, biglietti non numerati e caos
  • Da San Marco a Napoli in bus, biglietti non numerati e caos
  • Da San Marco a Napoli in bus, biglietti non numerati e caos
 Poi apprendiamo che il bus quella mattina può portare direttamente a Napoli e, memori dei disagi patiti nel treno dell’andata, scegliamo di cambiare biglietto. Rifacciamo la fila. Il commesso dice che i ticket non possono essere cambiati. Insistiamo, alla fine parliamo col titolare. Ce li cambia. Il prezzo è lo stesso del biglietto ferroviario tra Agropoli e Napoli, poco più di sette euro ma, attenzione, a differenza dell’anno scorso il bar vende solo biglietti aziendali, non spendibili cioé sia sul bus che sul treno. Così, è il nostro timore, poiché il biglietti del bus non sono numerati se c’è folla ci toccherà viaggiare sul bus in piedi senza poter scendere ad Agropoli per prendere invece un treno magari con posti liberi. E infatti.Quando il bus arriva da Acciaroli, l’incolpevole conducente blocca l’ingresso urlando: «Ho solo sei posti liberi, non posso portare persone in piedi, i primi sei che salgono viaggiano». Naturalmente scoppia una rivolta tra la dozzina di persone appena in attesa già da mezzora. Una signora imbarca i suoi figli e non sale lei, litigando ferocemente col conducente. Alla fine salgono tutti gli altri, noi compresi. «Senta noi abbiamo acquistato i biglietti per Napoli, se può portarci solo ad Agropoli non ce li può marcare». «C’è gente che scende a Paestum, viaggerete in piedi fino a Paestum», è la risposta. La gente in piedi cresce sempre di più, e non è nemmeno la settimana di ferragosto. L’aria condizionata, bassa, almeno c’è. Ma il bus è sporchissimo, i sediolini in condizioni pessime. Almeno tre viaggiatori si devono arrangiare su poltrone dalle spalliere sfasciate, con l’anima di ferro scoperta. Chi ha ridotto i trasporti regionali in questo stato, magari in vista poi di inevitabili svendite a privati, porta anche la responsabilità, tra l’altro, della pessima figura, assoluta novità del 2015, che pure in Cilento si comincia a fare con i tour operator e turisti stranieri. Se il Sud ripartirà non sarà certo con questi trasporti, o con la speranza di un condono prossimo venturo che sta riempendo di cemento il parco naturale (eppure privatissimo, persino le pinete hanno proprietari) del Cilento. Ma questo è un altro doloroso discorso.FONTE CORRIEREDELMEZZOGIORNO.IT
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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.