AGROPOLI

ORA LA COLPA E’ DEI GIORNALISTI,A SALERNO SI DISCUTE SUL DOPO SAN MATTEO

PARANZEDopo aver presidiato l’ingresso della riunione tenutasi al Centro sociale di via Vestuti – impedendo di fatto, e con modi non gentilissimi, l’accesso ai giornalisti – i membri delle paranze di San Matteo si sono ritrovati finalmente tutti insieme a discutere animatamente e privatamente, seppur in un luogo non privato, della vicenda che ormai da un mese è sulla bocca di tutti i salernitani. E che, nella sua gravità, ha attirato l’attenzione anche della Procura della Repubblica che ha emesso una raffica di avvisi di garanzia notificati tanto ad alcuni portatori che a diversi partecipanti alla processione dello scorso 21 settembre.Il clima, all’ingresso del luogo scelto per l’assemblea, è sembrato fin da subito rovente. Poco dopo le 20.30 la riunione ha avuto inizio e, seppur blindata, alcune delle dichiarazioni di chi vi ha preso parte si sono riuscite a carpire: «Abbiamo subito una campagna denigratoria», ha detto qualcuno. «Il vescovo Moretti ha dimostrato comprensione solo quando ha avuto i giornali addosso», ha detto qualcun altro. Poi c’è la vicenda giudiziaria che fa paura a chi vi è invischiato: la riunione aveva anche lo scopo di delineare, tra i portatori indagati,un’eventuale strategia comune da adottare.L’idea è che il dialogo debba riprendere con un faccia a faccia tra portatori e arcivescovo, ma se da un lato si invoca un passo del prelato (da cui si attende l’invito a un incontro) dall’altro c’è chi ipotizza soluzioni alternative per superare lo scoglio della “prima mossa”. Tra le idee c’è quella di stemperare i toni con una messa dedicata ai paranzieri, che l’arcivescovo sarebbe chiamato a promuovere e alla quale tutti i portatori garantirebbero la presenza. Per alcuni sarebbe la naturale risposta al documento diramato domenica dai responsabili delle paranze, in cui si auspica «una serena riconciliazione con la Chiesa salernitana» e ci si rivolge al «padre spirituale monsisgnor Moretti» affinché «voglia caritatevolmente accogliere sotto la propria protezione i suoi figli devoti».Per ora il religioso si è limitato a ringraziare della disponibilità e a dirsi «convinto di poter superare le incomprensioni», ma né da un lato né dall’altro è stato fatto il primo passo per riprendere il confronto sulle modalità della processione. Anzi tra i portatori c’è chi teme che dalla Diocesi si voglia tentare il colpo di mano, sostituendo le squadre deputate a sorreggere i Santi. «Abbiamo tutti il tesserino già da cinque anni, non si capisce perché ci volevano sottoporre a un’altra schedatura» si sottolinea tra i coinvolti.Ma a bruciare sono anche le accusa della Procura, secondo cui le statue hanno omaggiato con tre “girate” il ricordo di boss assassinati. Una ricostruzione che i portatori respingono con forza. «Abbiamo difeso la tradizione, la camorra non c’entra» si ripete negli ambienti delle paranze. E tra i più vecchi si ricorda che quelle soste non sono una novita degli ultimi anni: «Io sotto alle statue ci sto dagli anni Ottanta – sottolinea un portatore – Ci fermavamo sempre negli stessi posti, e gli omicidi di cui si parla nemmeno erano stati commessi».