AGROPOLI

POSTIGLIONE,30 ANNI DI CARCERE PER COSIMO PAGNANI UCCISE L’EX MOGLIE

PANANGNIPostiglione. Trent’anni di carcere per l’uomo che un anno fa uccise l’ex moglie e pubblicò su facebook l’annuncio dell’omicidio. La sentenza di condanna per Cosimo Pagnani– 33 anni, originario di Sicignano degli Alburni- è arrivata ieri pomeriggio al termine di un giudizio abbreviato in cui il pubblico ministero Elena Cosentino aveva chiesto la pena dell’ergastolo nonostante lo “sconto” previsto dal ricorso al rito alternativo. Il giudice Stefano Berni Canani ha deciso per una condanna a trent’anni, dopo un’udienza in cui il confronto tra difesa e parti civili è stato molto acceso. A costituirsi in giudizio sono stati i fratelli della 34enne Maria D’Antonio, assassinata a coltellate, e un curatore speciale in rappresentanza della figlioletta di nove anni. Il giudice ha disposto in loro favore una provvisionale di 250mila euro, a garanzia di un risarcimento che dovrà essere quantificato dal giudice civile. Era il 30 novembre dello scorso anno quando Pagnani aveva raggiunto Maria D’Antoniosull’uscio di casa, per un’ennesima discussione sull’affidamento della figlia. Poi sono entrati nell’abitazione e qui, nell’ingresso-soggiorno dove c’è anche un angolo cottura, è avvenuto l’omicidio. L’arma è un coltellaccio con una lama di venti centimetri. I carabinieri lo hanno ritrovato sul tavolo della cucina, ancora intriso di sangue. A dare l’allarme sono stati il padre e il fratello della vittima, che abitano lì vicino e hanno sentito le grida. Non hanno fatto in tempo a intervenire, quando sono usciti in strada Maria D’Antonio era già morta, e l’ex marito si era barricato in casa tra invettive e minacce. Dopo aver fatto irruzione e averlo arrestato, i carabinieri hanno scoperto che due ore prima aveva pubblicato sul suo profilo facebook un post che era una sorta di annuncio del delitto: un “sei morta troia” che era un tragico presagio e che però nessuno aveva notato o preso sul serio. Ieri il difensore Amato ha presentato un memoriale con cui l’imputato provava a spiegare le ragioni del raptus, ma gli argomenti non hanno convinto nè il pubblico ministero nè il giudice.

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.