AGROPOLI

SIAMO CARNE DA MACELLO Di Giovanni Basile

giovanni-basileGIOVANNI BASILE –Il 03/09/2015 lo PSAUT di Agropoli sarà ridimensionato. Purtroppo noi cilentani abbiamo uno status inferiore ai nostri turisti. D’estate riaprono strade e servizi, ma con l’arrivo dell’autunno torniamo ad essere carne da macello. Cambiano gli attori, ma le nostre sorti rimangono le stesse. Si vive di promesse. La domanda che ricorre è sapere cosa cambia o, caso mai, cos’era questo PSAUT avanzato. Diciamo subito che, pur non assomigliando minimamente ad un Pronto Soccorso Attivo, lo PSAUT che a breve chiuderà aveva dato delle risposte. Era un inizio su cui lavorare di proroga in proroga con ampliamento di servizi. Lo PSAUT che sta per chiudere aveva la caratteristica di essere rafforzato, grazie alla presenza di: -un medico rianimatore H24; -un cardiologo H12 con reperibilità serale/notturna; -una unità di radiologia (medico radiologo e tecnico) h12 con reperibilità nottura (TAC – Apparecchio Ecografico e Apparecchio RX portatile); -una unità di laboratorio di analisi h12 (un medico ed un tecnico) quest’ultimo, però, operava solo su esami emocromocitometrici, ossia l’emocromo. Vi è un altro dato che serve a far capire che la chiusura dello PSAUT avanzato è comminata per evitare alla struttura di Agropoli di fare numeri importanti. Infatti nell’anno 2014 sono stati trattati presso il “vecchio” PSAUT circa 6.900 pazienti, mentre nel 2015 ad oggi siamo a 6.400 e per i prossimi 3 mesi supereremo 8.000 accessi. 30 persone al giorno in una struttura che dispensa servizi minimi. Da colloqui con gli addetti ai lavori si ritiene che, proprio il laboratorio di analisi, sia, almeno in fase iniziale, il punto da cui partire per riaprire la struttura al territorio, atteso che i laboratori privati hanno dei budget molto limitati. Non si può prevedere, come fatto questa estate, un laboratorio di analisi, pagando 2 stipendi (medico e tecnico di laboratorio) per fare un unico tipo di esame, l’emocromo! Successivamente sarà necessario investire nei reparti. Riteniamo che i reparti da cui partire debbano essere “endocrinologia” e “oncologia”. Entrambe queste specialità non sono presenti nella nostra provincia. Se fossero presenti questi 2 reparti in ospedale, ciò comporterebbe che la struttura dovrebbe avere tutto l’apparato dell’emergenza urgenza H24 e, quindi, sarebbe risolto anche il problema per una apertura del pronto soccorso. Non è semplice. Ci vogliono sia la volontà che le risorse. Mi hanno indicato in circa 2 anni la possibile realizzazione di una riapertura di questo tipo. Purtroppo noi cittadini ci scontriamo nuovamente con la chiusura a riccio dei nostri interlocutori. Abbiamo da alcune settimane richiesto un incontro al Commissario Straordinario Avv. Antonio Postiglione, il quale continuando nel solco del suo predecessore Dott. Squillante, non ha avuto nemmeno la sensibilità di rispondere alle preoccupazioni di noi cittadini con un diplomatico “sono pieno di impegni, non posso”. Apprendiamo, infine, dalla TV (dal minuto 2:30) di uno stato di confusione del Sindaco Alfieri. Nessuno ha mai detto che la presenza di un Ospedale azzeri le morti in città. Abbiamo, invece detto, che la presenza di un pronto soccorso in città eviterebbe alle persone di morire in mezzo ad una strada o su di una ambulanza. Sembra che questo pensiero fosse anche il suo allorquando perirono delle persone in un pauroso incidente stradale. Dall’epoca ne è passata di acqua sotto i ponti, sono cambiate molte cose per lui, ma per noi fino a quando l’ospedale non sarà riaperto, nulla sarà cambiato. Nei prossimi giorni mi consulterò con le associazioni ed i membri del comitato per valutare eventuali azioni, atteso che la discussione del Piano Ospedaliero Regionale, non sembra un qualcosa del prossimo futuro.

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.