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TRAGEDIA DI FISCIANO,LUIG BOTTIGLIERI IL CONDUCENTE: ” SE VOLETE UCCIDERMI VI DO IO IL COLTELLO”,L’UOMO NON SI DA PACE

TRAGEDIA FISCIANO 1SALERNO – C’è un’altra disperazione, altrettanto straziante, nell’ assurda vicenda di Francesca Bilotti, la studentessa universitaria di 23 anni travolta e uccisa lunedì mattina da un autobus in manovra nell’area terminal del campus di Fisciano. È quella dell’autista del pullman, Luigi Bottiglieri, indagato per omicidio colposo. Quaranta anni di onorato servizio, otto come conducente di bus turistici, quattro come autista di camion e poi in servizio alla Sita Sud, cancellati di colpo, in un attimo. A pochi mesi dal traguardo della meritata pensione. «Era meglio che dormivo e non mi svegliavo quella mattina», ha detto ieri alle telecamere di Lira Tv , intervistato, mani in primo piano, dalla giornalista Simona Cataldo. Quello che segue è il racconto di una maledetta mattinata di sangue e di morte. «Sono arrivato all’entrata dell’università con il pullman, la parte anteriore dentro il cancello e quella posteriore fuori. Non sono potuto entrare subito perché davanti a me c’erano altri pullman. Ho atteso che il collega davanti a me se ne andasse con il suo autobus e così ho fatto questa maledetta manovra per portarmi nel nostro box, ho fatto questo zig-zag. Dallo specchietto la visuale copre soltanto la metà del mezzo ed il fondo e tra l’altro c’erano tanti ragazzi a bordo anche in piedi pronti per scendere. La parte anteriore destra è una zona oscura per noi. Nel fare la manovra ho urtato purtroppo questa ragazza, non volendo, è caduta a terra e automaticamente, non è stata colpa mia, l’ho investita».

tragedia-fiscianoIL RACCONTO – La testimonianza s’interrompe e cede il posto ad alcuni singulti. Ma è un attimo, Bottiglieri ormai non ha più lacrime da versare. «Allora sono sceso dal pullman, sono corso dietro, la ragazza respirava ancora, l’ho vista che si agitava, poi ha dato l’ultimo respiro e il Signore se l’è chiamata. Neanche cinque minuti ed è arrivata l’ambulanza, io mi sono allontanato, sono andato nella biglietteria, qualche collega mi ha consigliato: allontanati dal luogo, rimani qui in attesa. Ho visto che le hanno messo il lenzuolo addosso e ho capito che ormai non c’era più niente da fare. Poi sono arrivati i carabinieri e mi sono costituito». Fin qui il racconto, allucinato e allucinante. Bottiglieri sa bene che la sua condanna è iniziata alle 8.40 circa di lunedì scorso, comunque vada a finire la vicenda dal punto di vista giudiziario. E per questo rivolge un appello ai genitori di Francesca che contiene in sè tutto il suo dramma umano: «Mi dispiace per la famiglia, io ho i figli, non sto dormendo, sto piangendo in continuazione, spero che il Signore dia la forza anche a me, chiedo perdono ai suoi genitori, se vogliono possono venire anche ad uccidermi, gli do io il coltello, ammazzatemi, più di questo non posso dire».

NEL RICORDO – Intanto dopo i funerali, che si sono svolti nella chiesa della Santissima Addolorata di Giffoni Valle Piana, alla presenza di migliaia di persone attonite e commosse, l’imperativo categorico che circola tra amici, parenti e semplici conoscenti è: non dimenticare Francesca. Il web ha lanciato l’idea e l’università l’ha raccolta: una laurea alla memoria. Il rettore Aurelio Tommasetti, che ha preannunciato l’intenzione di valutare l’opportunità di costituirsi parte civile nel processo penale a fianco della famiglia, «a tutela della reputazione dell’Ateneo e avendo sempre come priorità gli interessi dei nostri studenti», è possibilista anche se non esclude neppure di intitolare proprio il terminal bus alla memoria di Franci. Per la laurea, però, il percorso è in salita, come spiega il professore Sebastiano Martelli, direttore del dipartimento di studi umanistici dell’ateneo, presente al funerale: «Abbiamo un precedente, la laurea alla memoria di Antonella Russo, la nostra studentessa che fu ammazzata a Solofra dal compagno della madre. Ebbene, nonostante la ragazza dovesse solo discutere la tesi, il ministero ci impedì di conferirle la laurea. Nel caso di Francesca ci troviamo di fronte ad una studentessa che era a due terzi del percorso di studi, verificheremo come recuperare queste situazioni con una commissione istituita ad hoc». Ai funerali c’era anche Sabrina Galano, la docente al cui corso di filologia romanzo Francesca lunedì non è mai arrivata. «Ho fatto lezione normalmente e ho saputo quello che era accaduto solo alla fine».

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.