ATTUALITA' EDITORIALE

25 APRILE:TE LA DO IO LA LIBERAZIONE di Giovanni Coscia

                                   

L’altra faccia di una ricorrenza che divide ancora buona parte dell’Italia. Siamo l’unico paese al mondo che festeggia una sconfitta.E’ possibile considerare questa ricorrenza come una festa nazionale? Francamente vorrei porre l’accento su qualche avvenimento, come ad esempio rammentare a tutti, che questo giorno vuole ricordare la vittoria dei partigiani, o meglio la liberazione dai tedeschi e da sua eccellenza il Duce, Benito Mussolini. E’ bene ricordare quindi che quella di oggi, semmai, è la definitiva consacrazione della sconfitta della guerra che l’Italia intraprese con il sogno di integrare i confini nazionali, rimasti ancora fuori dall’unificazione territoriale effettuata dal risorgimento, a suo tempo, e quelli territoriali successivi, con la prima guerra mondiale, presi dall’Austria, mancavano all’appello solo i territori sotto sovranità francese.

 

 

La guerra andò oltre ogni previsione, portandoci alla sconfitta, ma qualunque politico dell’epoca avrebbe agito come Benito Mussolini, perché il rischio di sconfitta era quasi minimo e l’Italia avrebbe avuto quei territori e quei confini che riteneva di sua appartenenza, da sempre. Non è andata bene, purtroppo, per tanti motivi, ma la cosiddetta liberazione altro non è stata che la sconfitta di noi tutti Italiani e per la nostra Italia, che poi fosse o meno il regime fascista a guidare l’Italia è davvero irrilevante, perché alla guerra il consenso venne dato da tutti gli Italiani o almeno dalla stragrande maggioranza di essi.  Volendo, quindi, considerare la Liberazione come la sconfitta del regime fascista, in realtà si gioca su di un grandissimo equivoco, perché la grande maggioranza degli Italiani era fascista o monarchica se si vuole essere realisti e non di parte. E’ l’assoluta verità. Tra l’altro va considerato, dopo le dimissioni del Duce e l’arresto dello stesso, che il regime fascista era caduto, quindi non esisteva più in Italia e fu solo resuscitato dai tedeschi come governo fantoccio per il Nord Italia, ma il potere era ancora in mano tedesca. L’equivoco, di cui sopra, fu solo dovuto ad un disaccordo fra fascismo e monarchia, nel tipico casino degli italiani, quando esistono due fazioni diverse (lo abbiamo visto anche durante gli anni della repubblica attuale con i comunisti a fare il tifo per l’URSS contro di noi) quando ci fu la crisi che portò alle dimissioni di Mussolini e ad un diverso assetto dei rapporti con i tedeschi, da parte di ciascuna di questi due gruppi politici, che causò l’occupazione dei tedeschi dell’Italia. In pratica e per farla breve, fu solo un disaccordo interno fra queste due  forze politiche che causò l’inevitabile intervento tedesco e il desiderio di liberarsi da questa oppressione straniera da parte degli Italiani, che non pensavano in termini di fazioni politiche, ma in termini di sovranità nazionale. Il tutto si scontrò con il gruppo politico del fascismo, fedele ai patti con gli alleati, e a un senso dell’onore nazionale che sarebbe stato tradito da un loro comportamento diverso, e desideroso di non far scatenare i tedeschi nelle eventuali rappresaglie contro gli italiani del nord, che sarebbero state altrimenti molto più dure di quelle che furono, anche sapendo di essere un governo fantoccio. Parlare di liberazione è, quindi, anacronistico ed improprio, perché la lotta fu contro gli occupanti principalmente e inevitabilmente contro quella parte politica che continuava a sostenerli, cioè il fascismo. Il guaio fu causato dal comportamento dei monarchici, o per meglio dire, della monarchia, che subito dopo si defilarono, lasciando l’Italia senza difese. La liberazione, quindi, è da considerare come la sconfitta dell’Italia  da parte degli alleati; furono loro a sconfiggere i tedeschi e non i partigiani che furono, dal punto di vista militare ininfluenti, mentre furono importanti i nostri militari che si unirono agli alleati, dal punto di vista della politica internazionale, perché ci permisero di non subire trattati di Pace troppo disastrosi e umilianti, ma anche così fu un mezzo disastro. Di conseguenza noi Italiani SIAMO L’UNICA NAZIONE AL MONDO CHE FESTEGGIA UNA SCONFITTA!. ANZI DUE SCONFITTE! Quella con i tedeschi e quella contro gli alleati, o addirittura TRE! PERCHE’ SIAMO STATI INVASI ANCHE DAI COMUNISTI. Il 25 Aprile, quindi, è una assurdità tenuta in piedi solo dai comunisti, gli ultimi invasori, per sancire la tesi che sono stati i liberatori dell’Italia dal fascismo, cosa del tutto falsa per ben tre motivi: 1) furono gli alleati a “liberarci” dall’occupazione tedesca e a occuparci a loro volta, essendo noi gli sconfitti, e i partigiani furono del tutto ininfluenti. 2) La liberazione avvenne contro i tedeschi essendo i fascisti rimasti ininfluenti, ma solo una rappresentanza fantoccio del passato regime, ci fosse o non ci fosse Mussolini a dirigerli. 3) I partigiani comunisti furono responsabili delle atrocità compiute in tempo di guerra e di pace a danno degli Italiani, nemici, alleati o avversari politici che fossero; non pagarono pegno solo perché l’Italia era stanca della guerra e lasciarono perdere, inoltre avevano l’appoggio economico e politico di Stalin, fu impossibile estrometterli dalla repubblica democratica. Le conseguenze  di tutto ciò le stiamo pagando tuttora, con un sistema politico diviso a metà tra chi sogna la rivoluzione e i moderati, con un sistema economico diviso a metà: con un sistema economico liberale e un sistema economico da cooperative sovietiche, eccessi sindacalistici e sostegno con danaro pubblico a “perdere” ad imprese in fallimento, con una Costituzione che vuol dire tutto e il contrario di tutto. Festeggiare il 25 Aprile è festeggiare questo insieme di assurdità, che stanno distruggendo l’Italia e grazie ai quali ci troviamo nei casini attuali. Cari arroganti.Giovanni Coscia

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.