ABBANDONO SCOLASTICO IN CAMPANIA DATI ALLARMANTI,IN PROVINCIA DI SALERNO RINUNCIANO 15 SU 100

Abbandono scolastico: in provincia di Salerno il 15,3% dei giovani si ferma alla terza media. Una quota inferiore alla media regionale (19,1%), che colloca la Campania un gradino sotto alle maglie nere Sardegna (21,2%) e Sicilia (20,9%). Sono i dati dell’Istat nel 2017, elaborati da Openpolis nella ricerca condotta sulla popolazione di età compresa tra 18 e 24 anni. Un quadro che deve tener conto degli obiettivi europei in materia. L’Italia, l’anno scorso, risultava il quarto paese Ue con più abbandoni (14%), dopo Malta (18,6%) Spagna (18,3%) e Romania (18,1%). Per contrastare il fenomeno, uno degli obiettivi stabiliti da Bruxelles è di abbassare al 10%, entro il 2020, la media comunitaria della dispersione. L’asticella, però, è calibrata in modo diverso per ogni paese. Per l’Italia il primo step è già superato, perché era del 16% il target fissato nel 2008, quando la media nazionale si attestava al 19%. Salerno ha dunque agganciato il traguardo virtuale dell’Ue, ma resta al di sopra della media italiana. Peraltro, se lo scenario del Mezzogiorno è prevedibilmente negativo, non vanno trascurati i casi in controtendenza. In Campania, la provincia di Avellino registra un lusinghiero 7,5% e quella di Benevento l’11,2%. Assai indietro, invece, Caserta (17,9%) e soprattutto Napoli (22,1%). Viceversa, le regioni virtuose sono Abruzzo (7,4%), Umbria (9,3%) ed Emilia Romagna (9,9%). Ad un pelo dall’obiettivo europeo Marche (10,1%) e Friuli Venezia Giulia (10,3%). Per rispettare il target, nel 2013 il governo ha varato un decreto, poi convertito in legge. Il provvedimento punta ad allargare l’offerta di attività didattiche, almeno in via sperimentale. Una prassi da declinare partendo dagli alunni delle primarie e dalle zone a rischio di evasione. La strategia punta all’apertura degli istituti in orario extra scolastico, ed a promuovere le attività sportive. Da allora, le migliori performance si sono rilevate in Valle d’Aosta (-5,7 punti percentuali), Toscana (-5,3), Emilia Romagna (-5,2), Sicilia (-4,5) e Piemonte (-4,4). Conta l’esempio della Sicilia, dove si accusa ancora un grave gap: risalire la china si può, anche al sud. E però il meridione deve correre. Alcune aree del paese sono ormai in media europea: nord-est (10,3% nel 2017), nord-ovest (11,9%), centro (10,7%). Nel mezzogiorno gli abbandoni sono ancora al 18,5%. Insomma, il sistema paese viaggia a velocità differenti anche in tema di lotta alla dispersione scolastica. E la forbice non si stringe, ma si allarga. Basti tornare all’inizio della rilevazione Eurostat, nel 2009. All’epoca il sud toccava il 23%, il nord-ovest quasi il 20%. In 8 anni, il territorio più ricco è sceso di oltre 7 punti, arrivando all’11,9%. Quello più povero è al 18,5%, benché gli vada riconosciuta una contrazione significativa (-4,5 punti). E allora bisogna lavorare sulle risposte, che pure non sono del tutto mancate in questi anni. Dopo l’intervento legislativo di 5 anni fa, la commissione cultura e istruzione della Camera ha avviato un’indagine sui piani per ridurre la dispersione. «In questa sede – afferma Openpolis – sono state portate all’attenzione del Parlamento diverse istanze. Dalla necessità di contrastare il fenomeno a partire dalla scuola dell’infanzia, al ripensamento della stessa formazione degli insegnanti. Fino al ruolo dell’apprendimento della lingua nell’integrazione dei ragazzi di origine straniera, tra i più soggetti al fenomeno ». Il bilancio parziale racconta che la battaglia si può vincere, pure in Campania. Ma occorre un impegno straordinario di idee e risorse.Gianmaria Roberti

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Sergio Vessicchio blogger, youtuber, social media manager attivo per stampa televisiva, carta stampata, siti web, opinionista televisivo, presentatore, conduttore.