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CAPACCIO PAESTUM,IL DISASTRO DEI DISCHETTI,CI FU UN PROGETTO SBAGLIATO

IL FATTO: Su mandato della Procura di Salerno, la Guardia Costiera ha sequestrato l’impianto di depurazione del Comune di Capaccio-Paestum nel marzo del 2018. Il provvedimento cautelare è stato eseguito in quanto dall’impianto sono fuoriusciti di dischetti di plastica (detti “carrier”) rinvenuti su molte spiagge delle coste rirreniche tra Calabria, Campania, Lazio e Toscana (con picchi all’Isola di Ischia, sul litorale campano e su quello laziale tra Fiumicino ed Anzio), con grave pericolo di inquinamento ambientale dal momento che i dischetti sono presidi tecnici nel procedimento di depurazione dei reflui. Le indagini della Procura sono finalizzate – anche mediante la nomina di consulenti tecnici – ad accertare quali sono state le cause della fuoriuscita dei dischetti e il livello inquinante del fenomeno. In quest’ottica è stato necessario sequestrare il depuratore, con facoltà di uso esclusivamente per la depurazione primaria e, pertanto, senza pericolo di ulteriori fuoriuscite. La Guardia Costiera aveva accertato che la fuoriuscita dei filtri era avvenuta a causa di un cedimento strutturale di una vasca dell’impianto di depurazione: i dischetti si sono riversati nel fiume Sele in Campania, per poi confluire nel Tirreno dove, per effetto delle correnti, si erano distribuiti lungo le coste.



PROGETTO SBAGLIATO

Sarebbe stata una disfunzione nella progettazione tecnica della griglia del depuratore di Varolato a Capaccio a causare quello che, per la procura di Salerno, è il «disastro ambientale» provocato dalla fuoriuscita dall’impianto dei dischetti di plastica che, ad aprile scorso, sono sbarcati sulle coste campane creando allarme. La perizia chiesta dalla procura di Salerno è stata depositata ed ora è all’attenzione degli inquirenti. Dopo una serie di richieste di proroga per effettuare calcoli esatti, l’esame tecnico è ora completo e consentirà agli inquirenti di poter individuare anche le rispettive responsabilità. A marzo dello scorso anno, quando scoppiò il caso dopo che questi dischetti naufragarono anche sui litorali di Lazio e Toscana, la procura iscrisse solo una persona nel registro degli indagati ma, le procedure amministrative e la gestione tecnica dell’impianto, sarebbero di competenza di più professionalità di qui il possibile ampliamento della rosa degli indagati. Perito di fiducia degli inquirenti, il professore di meccanica razionale presso la Facoltà di ingegneria dell’Università Federico II di Napoli Paolo Masserotti, già custode giudiziario degli impianti che furono messi sotto sequestro in Costiera. Nell’eleborato tecnico consegnato ora alla procura dovrebbe essere indivato anche il livello di inquinamento che questi dischetti hanno prodotto sull’ecosistema marino.


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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.