ATTUALITA'

LA VERGOGNA DELLA PISTA CICLABILE SALERNO-AGROPOLI FINITA NEL MIRINO DEL PROCURATORE GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI ORICCHIO

NAPOLI. «Non è mai stata finita ed è in stato di totale abbandono». Così Michele Oricchio, procuratore generale della Corte dei Conti della Campania, ha definito la pista ciclabile della vergogna. Lo ha fatto il 26 febbraio scorso, durante una conferenza che s’è tenuta due giori prima dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. La tratta degli sprechi è finita sotto la lente d’ingrandimento dei giudici contabili, che hanno acceso i riflettori sull’opera, costata almeno 12 milioni di euro, e pure sulle consulenze dispensate dai piani alti della Provincia di Salerno. Ci vollero due anni, dal 1998 al 2000, per realizzare la ciclovia che congiunge la Piana al Cilento. O che dovrebbe congiungerla, perché gli effetti sono differenti dai propositi: lo s’intuisce facilmente cercando di percorrere l’itinerario lungo l’ultimo tratto, al confine tra i comuni di Capaccio e di Agropoli.

I ciclisti temerari sarebbero costretti a fermarsi di continuo, visto che, in quella parte, la pista è disseminata di fossati, muri e pontili in legno. Avrebbe dovuto riqualificare la fascia costiera, la mastodontica opera pubblica,che ottenne pure un finanziamento regionale. All’epoca furono stanziati 38 miliardi di lire. La più grossa problematica nell’iter di realizzazione della Pista ciclabile del Cilento è legata alle difficoltà nel coordinamento dei lotti, che vennero affidati ai vari comuni. Ed ognuno dei sindaci coinvolti fece di testa sua: basta vedere le recinzioni che furono scelte per dividere la pista dalla strada litoranea. A Pontecagnano, per esempio, si optò per delle piantine di licustri; Battipaglia scelse i guard-rail in acciaio rivestiti di legno; Eboli optò per il brecciolino con l’eco-recinzione; Capaccio scelsce il tufo. Quando, alla fine degli anni ’90, l’opera venne annunciata, la collettività la accolse come un’infrastruttura che avrebbe contribuito a rivoluzionare le sorti del litorale a sud di Salerno, abbandonato a sé stesso.

Ed invece le cose sono andate diversamente. Dieci anni fa, la Provincia annunciò che l’Unione Europea era intenzionata a finanziare il collegamento della Pista del Cilento con il Litorale domizio. “Cicloturistica del Sole”, era il nome scelto dai tour operator chiamati in causa. Alla fine, di quel progetto non s’è fatto più nulla. «Anche se non molto amata, rimane una bella realizzazione e lo sarà ancora di più quando la strada diventerà a traffico limitato», disse Andria. Era il 2008.

WWW.CANALECINQUETV.IT

admin
Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.