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MONTECORICE,CHIUSA LA CHIESA I FEDELI PREGANO DAVANTI AL SAGRATO,E NON SI TRATTA DELLA PRIMA VOLTA

Nel comune di Montecorice a Zoppi il singolare episodio.Nel comune però queste cose sonoa vvenute anche in passato.Nel 1988 fu rivolta nella frazione Assunta perchè Don Salvatore della Pepa non volle fare la processione della Madonna delle Grazie

 

MONTECORICE. Niente Tredicina in onore di Sant’Antonio da Padova, santo protettore di Zoppi frazione di Montecorice, perché le porte della chiesetta sono chiuse. E, allora, i fedeli si sono organizzati già da alcuni giorni per pregare nel piazzale esterno alla cappella votiva poco fuori il centro abitato. È l’ennesima saga di una storia che vede protagonista ancora una volta don Massimo Volpe, il parroco già finito al centro delle polemiche qualche settimana fa nella vicina Cosentini con la locale comunità parrocchiale per la chiusura della chiesa alle 21:30 in occasione del tradizionale rito delle Confraternite. Il nuovo episodio, alla “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, invece, vede i fedeli di un altro piccolo borgo collinare, Zoppi, schierarsi contro lo stesso parroco perché «ha interrotto la Tredicina in onore del Santo dopo secoli». Nessuna motivazione, a sentire i parrocchiani , ma solamente «ostilità» nei confronti della comunità. «Non è possibile diffidare una fedele semplicemente per aver osato dire che la Tredicina si è sempre fatta e per quale motivo quest’anno, invece, non si sarebbe svolta dopo secoli. Accade, invece, anche questo da noi. – raccontano i fedeli – Del resto, sta quasi ogni giorno in caserma per diffidare qualcuno».

 

C’è chi parla, poi, di umiliazione. «I sacerdoti sono scelti da Dio in mezzo al popolo per servire la Chiesa e testimoniare il Redentore nel mondo e non umiliare i parrocchiani in questo modo» scrive, infatti, un’altra fedele sui social, mostrando anche il video che ritrae i parrocchiani pregare all’esterno della chiesetta. «È uno sfregio alla nostra comunità. – chiosa un altro – Non ha nemmeno impegni in altre parrocchie per giustificare questa sua posizione. Ci ha vietato persino di prendere, a spese nostre, la banda musicale e far sparare i fuochi d’artificio in occasione del 13 giugno». Fedeli, dunque, esasperati. «Non ne possiamo davvero più e non siamo gli unici. Il nostro non è un pretesto e allo stesso modo non è una scenata. Vedete cosa è accaduto a Cosentini, Serramezzana in passato e così via» conclude il gruppo di fedeli, che si è rivolto anche alla Diocesi di Vallo della Lucania. Ma il parroco non ci sta e si difende, spiegando la sua versione dei fatti. «Sono a favore della comunità, non farei mai una mancanza ai miei fedeli. – spiega don Massimo – In merito alla festa, ho chiesto ad alcuni fedeli se volessero far parte del comitato ma hanno declinato perché non se la sentivano. Nel frattempo, ho ricevuto una lettera con indicati i nomi di altre persone, da sempre contrarie al sottoscritto. Tutti sanno che è il parroco a scegliere i componenti e in ogni caso, se lo avessero chiesto con garbo, nonostante quanto fatto nei miei confronti, non avrei chiuso le porte al dialogo». Sull’impossibilità di fare la Tredicina in chiesa, don Massimo precisa:

 

 

«Premesso che è a discrezione del parroco, ho indetto le tre novene, oltre alla messa e alla processione per il giorno 13, senza banda e fuochi perché non ci sono le autorizzazioni. Ho saputo solo dopo che i fedeli erano all’esterno della chiesetta, ma non ho chiuso alcuna porta. Anzi ho avvisato una parrocchiana di fiducia, ch’è in possesso delle chiavi, affinché aprisse la chiesa per consentire ai fedeli di poter recitare il Rosario all’interno della stessa. Sono a favore della comunità parrocchiale». Ma la protesta non è destinata a placarsi. E, infatti, i fedeli rincarano la dose: «Dopo quattro giorni all’esterno e solo dopo aver visto che si è creata attenzione mediatica intorno al caso, il parroco ha mandato la sua persona di fiducia ad aprire la chiesa. Aveva dimenticato di aver detto qualche giorno prima che ci avrebbe diffidati».Antonio Vuolo

 

 

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