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QUOTA 100 SI PRENDE 250 INFERMIERI ALLA ASL SALERNITANA

Quest’anno “quota 100” farà perdere circa 250 infermieri all’Asl e all’Azienda ospedaliera universitaria “Ruggi d’Aragona”. È questo il dato allarmante fornito dal presidente dell’Opi (Ordine professioni infermieristiche) sezione di Salerno, Cosimo Cicia. Il sindacalista prevede l’uscita dagli ospedali del Salernitano di circa «130 infermieri all’Asl e 100 all’Azienda “Ruggi”», grazie alla pensione anticipata introdotta dal governo giallo-verde. Un problema, non di poco conto, dunque, per il commissario Asl, Mario Iervolino, e per il dg del “Ruggi”, Giuseppe Longo.
«In cinque anni già abbiamo perso, tra Asl e “Ruggi”, circa 900 infermieri, che non sono stati sostituiti», afferma; ma il rappresentante degli infermieri fornisce anche i numeri dei professionisti che andranno in pensione a livello regionale. «Nel 2019 andranno via con “quota 100” in tutta la Campania 1700 infermieri – afferma – e a questo si aggiunge che nell’intera regione rientrerebbero nei parametri per accelerare il pensionamento almeno altri 7500 infermieri. Senza considerare che già mancano all’appello in Campania complessivamente 9000 infermieri». Ventiduemila, invece, sono quelli che andranno in pensione in tutto il Paese.
Una mappa che fa capire quanti buchi potranno esserci nelle piante organiche degli infermieri sia locale sia nazionale. «L’applicazione della “quota 100” offre la possibilità ai lavoratori, anche pubblici, che abbiano 62 anni di età e 38 anni di contribuzione di andare in pensione – ricorda Cicia – e l’effetto dell’applicazione della quota 100 nel comparto sanità preoccupa non poco in quanto il superamento dei vincoli della legge Fornero consente a tutti quelli destinati a essere collocati in quiescenza nei prossimi dieci anni di anticipare il pensionamento».
Dunque, secondo i suoi calcoli, ai 9000 infermieri in meno in regione se ne aggiungeranno altri 1700 con “quota 100”. Secondo la federazione infermieri la sanità rischia il collasso, considerando anche i problemi collegati ai tetti di spesa e al blocco del turnover.
«Se non saranno adottate misure opportune, sarà il collasso dei livelli essenziali di assistenza (lea, ndr), ma anche l’aumento delle liste d’attesa e le difficoltà di accesso alle cure da parte della popolazione soprattutto delle regioni in piano di rientro», come la Campania. Col risultato che sempre più cittadini ricorreranno ai privati, «magari utilizzando le risorse derivanti dal reddito di cittadinanza, per chi lo prenderà». L’appello del rappresentante degli infermieri è di «far fronte all’emorragia di personale che si realizzerà nel sistema sanitario». «L’endemica carenza di organico determinatasi negli ultimi anni a causa del blocco delle assunzione – aggiunge – sarà resa ancora più grave dall’uscita per il pensionamento anticipato di migliaia di infermieri». Preoccupazione che gli infermieri ritengono legittima perché è «determinata dal fatto che le assunzioni previste non potranno compensare le uscite».
Per Cicia i nuovi ingressi quasi ovunque saranno inferiori alle perdite del triennio 2018/2020, senza contare la lentezza delle procedure concorsuali, che non consentirà di prendere servizio in tempi brevi, mentre i pensionamenti andranno avanti nei prossimi mesi.
«Occorre avviare quanto prima i nuovi piani di assunzione per recuperare non solo quanto perso sinora per il blocco del turn over ma anche per porre rimedio al saldo negativo che si registra oggi. Non è più sufficiente garantire che non ci saranno tagli per la sanità», dice Cicia. Chi è deputato a decidere, afferma l’esponente dell’Opi, «ha il dovere di spiegare come intende affrontare tutti i problemi che ci sono, come quelli degli infermieri che rimarranno a lavoro in condizioni organizzative sempre più precarie o dei cittadini che hanno diritto a cure tempestive, di qualità e sicure».Marcella Cavaliere

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.