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SALERNO CONVEGNO SUL’EDITORIA:”LA CRISI DIVENTA RINASCITA”

«Se il futuro appare tanto incerto, significa che ancora non è stato scritto. E che è possibile scriverlo. Che è possibile cambiare. Che la storia non è finita». Parola di Ilvo Diamanti, sociologo, che in “Tempi strani” si unisce al coro di chi invita a guardare alla crisi come a una sorta di incubatore di nuovo mondo e dunque, di rinascita. E questo è quanto emerso nel corso della tavola rotonda tenuta ieri mattina a Palazzo Sant’Agostino sul tema “Scommessa tra le righe – Il rilancio dell’editoria parte dal Sud”. «Siamo di fronte a una svolta – ha sottolineato Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria – I giornali sono soggetti di internazionalizzazione. Siamo chiamati a scegliere che tipo di società vogliamo: se una società patriarcale nella quale non c’è spazio per la critica, chiusa e rancorosa perché incapace di confrontarsi se non nello spazio di un tweet, oppure una società inclusiva e partecipativa, nella quale muoverci da persone strutturate, con la nostra base di cultura, competenza e senso critico. Per farlo i giornali sono fondamentali ». Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Riffeser Monti, presidente Fieg, che ha voluto ricordare come, forse per la prima volta, la federazione degli editori si è dimostrata compatta rispetto alla legge sul copyright, «per ricordare il valore delle idee che quotidianamente ci vengono rubate. Ma questo è solo il punto di partenza, non quello di arrivo». Che la crisi ci sia e sia anche devastante, non ci sono dubbi. E neppure sul fatto che la politica non muova un dito in difesa dell’informazione. Il caso più lampante è sicuramente quello delle pubblicità legali, che tagliano linfa vitale alla carta stampata, «mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro ». Riffeser ha poi annunciato le prossime battaglie della Fieg in difesa della libertà di stampa e, in particolare, per la sussistenza delle aziende presenti sul territorio, sia a livello locale che nazionale. Si partirà «con le rassegne stampa che fatturano quaranta milioni e non danno nulla alle imprese editoriali», per proseguire con il capitolo della distribuzione, prevedendo accordi tra sindaci, ambulanti ed editori, fino alle sinergie con Abi e Poste italiane. «La gente si può far ragionare se siamo insieme», ha concluso. E insieme bisogna operare per uscire fuori dalla crisi, ha stigmatizzato Raffaele Schettino, direttore di Metropolis: «Tenere editori e giornalisti divisi è un suicidio. Siamo in una fase in cui il Governo ci avversa con i tagli ai contributi per l’editoria, bruciando centinaia di posti di lavoro. Siamo deboli e lacerati, per questo è necessario lavorare insieme. La carta stampata è ancora l’unico pilastro di questo settore perché produce economia e ha una funzione sociale. Non possiamo condividere la logica del populismo, il giornalismo deve avere il coraggio di volare più alto delle fake news e delle logiche del rancore». Il riferimento, inevitabile, è ai social e a una sfida con l’on line che, probabilmente, nè editori nè giornalisti hanno saputo cogliere fin dagli esordi, salvo ritrovarsi a rischio fagocitazione. Ma fare rivoluzioni luddiste, è assurdo, oltre che controproducente. La ricetta, secondo il direttore de la Città Antonio Manzo, è «recuperare il senso del mestiere, partendo dall’umiltà della notizia. Recuperando questa dimensione diventeremo meno ragionieri del pc. Il giornale non è una roncola sociale. Non bisogna rassegnarsi allo status quo notarile del “si è sempre fatto così”». Di qui la necessità di ripensare i giornali e ripensarsi in una professione che ha giocoforza cambiato pelle, e non solo per la contrazione dei consumi e i tagli degli editori, ma anche e soprattutto perché la velocità con cui il flusso di notizie viaggia in contemporanea su più piattaforme, quasi sempre in assenza di gatekeeping di riferimento, impone scelte nuove, se si vuole riafferrare l’appeal sui lettori. E per farlo, è necessario avere una struttura culturale solida e sedimentata. Fatta di libri, relazioni sociali. «Noi siamo i libri che abbiamo letto, gli amici con cui ci relazioniamo, siamo i nostri maestri», ha incalzato Boccia. Un aspetto, quest’ultimo su cui si è particolarmente soffermato anche il rettore Aurelio Tommasetti, ricordando che siamo un Paese con un indice di lettura tra i più bassi ed un sistema scolastico che perde colpi a discapito della formazione dei ragazzi. «Il vero coraggio è quello di fare un lavoro di qualità. Non vedo purtroppo un futuro senza i giovani e senza la scuola. E per formare una società il ruolo dell’informazione è fondamentale».

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.