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SALERNO,IL SALUTO DEL VESCOVO: “SIATE PIU’ UNITI”

Monsignor Moretti si è concedato dalla chiesa salernitana che lo ha visto protagonista per molti anni. Il senso di “unità” della Chiesa salernitana è il concetto cardine su cui si è concentrata la riflessione di monsignor, Luigi Moretti, nel corso dell’omelia della celebrazione che il vescovo ha voluto celebrare per salutare l’ultima volta la comunità parrocchiale e i sacerdoti. «La mia vera e straordinaria passione – ha sottolineato in un passaggio del suo commiato – è stata costruire comunione, unità all’interno del presbiterio che viveva sofferenze straordinarie, all’interno delle comunità, delle parrocchie.

 

E questo può essere il mio lascito, la mia raccomandazione: che viviate nell’unità e nella comunione perché questa è l’unica condizione perché il mondo creda che il Signore è presente. Lui vuole che da questo modo di essere Chiesa ci si accorga che Lui non è un ricordo, ci accompagna nell’esperienza della vita». Nell’omelia ha ripercorso alcuni dei passaggi fondamentali del suo cammino ministeriale, dalle prime lezioni di catechismo con la signora De Martino agli anni del Seminario, dove è entrato a 11 anni, fino al momento in cui il cardinale Ruini gli comunicò la volontà di San Giovanni Paolo II di ordinarlo vescovo. «Vivere il ministero nella testimonianza costante di santità che poteva essere toccata, verificata in lui certamente una grazia irripetibile.

 

Un incontro – ha ricordato riferendosi al rapporto con il Papa santo – che mi ha aiutato a trovare lo stile dell’Apostolo, di chi non ha più tempo per sè, spende se stesso per i fratelli, a cominciare dagli ultimi. In un pranzo disse una frase che mi sono rivenduta senza citarlo. Mi diceva che nella vita non è importante correre e vedere chi arriva primo ma è decisivo far sì che camminiamo aiutandoci per arrivare tutti». Poi l’arrivo a Salerno il 12 settembre. »Molti pensavano che stessi qui ma con la testa a Roma. Non c’è cosa più sbagliata e questo legame arricchito dall’esempio di generosità, di santità, di dedizione al Signore, di amore per gli altri – ha ribadito riferendosi a Giovanni Paolo II – mi ha aiutato a entrare nel vissuto di questa comunità per far sì che nessuno se ne sentisse escluso, a cominciare dagli ultimi. Ricordando il mandato del Signore a costruire la Chiesa nell’unità. Lui che prega il Padre perché tutti noi siamo una cosa sola».Eleonora Tedesco

 

 

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.