CRONACA

CAPACCIO PAESTUM,AVVOCATI DI SQUECCO ALL’ATTACCO: “RESTITUITI QUASI TUTTI I BENI,NIENTE A CHE VEDERE CON LA CAMORRA”

Il lungo iter giudiziario cominciato nel 2014 con le denunce di due impresari delle pompe funebri colleghi di Roberto Squecco ha avuto in questi giorni per lo stesso Squecco un risvolto importante, l’ex candidato sindaco del comune di Capaccio Paestum registra la restituzione di quasi tutti i beni sequestrati tanto è vero che i suoi avvocati in un nota inviata agli organi di stampa che vi pubblichiamo in basso hanno chiarito la posizione dello stesso Squecco.

IL COMUNUCATO STAMPA DEL COLLEGIO DIFENSIVO

Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la seguente nota inviata, alla nostra redazione, dal collegio difensivo dell’imprenditore Roberto Squecco (nella foto) di Capaccio Paestum, a firma dell’avv. Mario Turi.

In relazione alle notizie apparse oggi sui quotidiani locali in merito al decreto della Corte di Appello di Salerno/Sezione Misure di prevenzione del 27 febbraio 2019, il sottoscritto avv. Mario Turi, quale codifensore di Squecco Roberto, unitamente agli avvocati Guglielmo Scarlato ed Agostino De Caro, precisa quanto segue:
1) la proposta di misura di prevenzione personale e patrimoniale nei confronti del nostro assistito fu avanzata dalla D.I.A. l’11 luglio 2017 e riguardava: 8 attività economiche riconducibili al proposto, 3 beni immobili, 26 veicoli e 7 conti correnti, nonché l’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per pericolosità generica e specifica, per un totale di 43 beni oltre la prevenzione personale;
2) il Tribunale della prevenzione, con decreto del 26 febbraio 2018 prima, e la Corte di Appello con decreto del 27 febbraio 2019 poi, hanno rigettato tutte le richieste, eccezion fatta per 2 immobili e 3 veicoli;
3) la Corte Suprema di Cassazione, investita del riscorso che la difesa proporrà per questi residui beni, valuterà i decreti anche alla luce della sentenza n. 24/2019 della Corte Costituzionale che ha dichiarato parzialmente illegittime le disposizioni in materia di prevenzione e che la Corte di Appello ignorava al momento della decisione, perché non ancora depositata;
4) i beni immobili sui cui è stata disposta la confisca, sono stati ablati per la pericolosità generica dello Squecco di inizio anni 2000, oggi cessata;
5) nulla è stato confiscato per la presunta contiguità al cosiddetto clan Marandino;
6) tutte le attività economiche riconducibili, il cui valore ammonta a milioni di euro, a Squecco Roberto sono libere e operative perché non inquinate da nessun illecito, e quindi regolarmente attive e operative.

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.