CRONACA

DON LUIGI CIOTTI IN PREGHIERA SUL LUOGO DEL DELITTO VASSALLO.INTANTO SPUNTA L’OMBRA DEI NARCOS CON LA VIGILESSA KILLER

Questa mattina all’Istituto comprensivo Patroni di Pollica è stato inaugurato il primo Presidio Scolastico di Libera intitolato al sindaco pescatore Angelo Vassallo, assassinato 8 anni fa.

Importante e significativa oggi la presenza dei ragazzi.

Toccante il momento di preghiera sul luogo in cui nel 2010 fu assassinato Angelo Vassallo.

Emozionato don Luigi Ciotti presidente nazionale dell’associazione Libera – Nomi e Numeri contro le mafie, presente questa mattina.

«Questa mattina ho pregato nel luogo in cui Angelo Vassallo è stato ucciso. Lì è stato assassinato un uomo e prego Dio per far sì che un giorno si arrivi alla verità. Non possiamo continuare a vivere nel dubbio». Così don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera contro le mafie, ha parlato oggi a Pollica, il comune del “sindaco-pescatore” ucciso nel 2010, in occasione dell’inaugurazione dell’istituto comprensivo “Patrone”.

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«Non esistono i navigatori solitari, se trovare qualcuno che crede di esserlo cambiate strada – ha proseguito don Ciotti -. I nomi di chi non c’è più dobbiamo scriverli nella coscienza non sulle lapidi. La memoria viva ha bisogno di responsabilità. Io non rappresento un “io” ma un “noi” che è l’associazione Libera. Il cambiamento per cui lottiamo ha bisogno di ognuno di noi. Nel nostro piccolo dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità ed impegnarci affinché le cose cambino».

 

 

IL DIRETTORE DELLA CITTA’ ANTONIO MANZO SCRIVE:

SALERNO – Sarà pur vero, come certifica la storia, che a otto anni di distanza non c’è ancora il nome e cognome del killer di Angelo Vassallo. Che non c’è ancora la ricostruzione giudiziaria del contesto nel quale maturò l’assassinio del sindaco-pescatore e, soprattutto, non c’è il nome di chi avrebbe avuto interesse ad armare la mano di un killer per ammazzare, in quella serata di inizio settembre 2010, con nove colpi di pistola calibro 9X21 mai ritrovata. Quel che è certo è che otto anni di indagini non sono passati invano per arricchire la possibilità di una verità su un misterioso delitto italiano: un sindaco ucciso, lo Stato fatto bersaglio mortale.

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«Questi si vogliono mangiare il Cilento» disse Vassallo, con tragica profezia, qualche ora prima di morire senza citare nè i soggetti della possibile impresa criminale, nè i presunti oggetti delle attenzioni affaristico-criminali. Le prime indagini, durate otto anni, sono state archiviate, oggi c’è l’indagine-bis. La procura di Salerno lascia una porta aperta e apre un nuovo fascicolo con una pista precisa: droga. Cioè, secondo le prime e anche le più attuali ipotesi inquisitorie, dietro il delitto Vassallo ci sarebbero stati gli interessi del grande traffico di droga e che probabilmente Vassallo aveva compreso nella sua sua genesi e nella sua attuazione nella terra cilentana. Non si parte da zero ma, a distanza di otto anni, neppure si può dire che siamo vicini alla verità. Tant’è che il killer è ancora libero, il mandante pure, oppure, paradossalmente, già in galera con l’inquietante segreto che si porta dentro. Almeno per ora.

Quindi, si riparte con l’ipotesi droga rafforzata dai recenti sviluppi di una inchiesta napoletana che, tra gli altri, coinvolge un carabiniere accusato di favorire un clan della camorra in contatto con i narcos colombiani e con molte amicizie ad Acciaroli (il carabiniere faceva servizio a Castello di Cisterna, nome e località che già era venuta fuori nelle indagini appena archiviate). Ma c’è anche un capitolo che si riconnette al mondo della droga e che, nelle prime indagini, da Roma condusse a Pollica, andata e ritorno. La sera del 29 maggio del 2011 in una villetta di Cecchina, alle porte della Capitale, nella abitazione di Marco Paglia in via Colle Nasone, suonano al citofono un uomo e una donna, fingendosi carabinieri, poi identificati in Sante Fragalà, di Torvaianica, ritenuto dagli inquirenti vicino alla cosca catanese dei Santapaola, e nella compagna, Ausonia Pisani, vigilessa ad Albano, ma nativa di Pollica e figlia di un alto generale dell’Arma. Fabio Giorgi e il marocchino Rabii Baridi, stanno discutendo di affari legati alla droga. I due, Pisani e Fragalà, fanno subito fuoco con due pistole, calibro 9×21 uccidendo Giorgi e Baridi e ferendo altri due persone presenti che si finsero morti. Pisani e Fragalà sono stati definitivamente condannati per il duplice omicidio: 26 anni di reclusione per Sante Fragalà e 16 per Ausonia Pisani. La procura di Roma all’epoca, procuratore aggiunto Capaldo, ipotizzò un collegamento tra l’omicidio Vassallo e quello compiuto dalla Pisani sulla base di un elemento: una pistola calibro 9×21 che era in possesso della donna. Sulla pistola il Ris dei carabinieri effettuò verifiche ma senza risultati, Le indagini non toccarono in nessun modo nè la vigilessa nè tantomeno il padre. Ma ci sarebbero ora elementi che, nell’inchiesta bis, potrebbero ritornare: il primo, la verifica sulla presenza di Pisani e Fragalà nel Cilento nei giorni dell’omicidio Vassallo (pare che i loro cellulari fossero agganciati a celle nel Salernitano); il secondo, il calibro della pistola usata per uccidere Vassallo, arma mai ritrovata; il terzo, l’avversione nei confronti di Vassallo da parte della famiglia Pisani. Coincidenze? Casualità? Possibili relazioni tra i fatti di sangue? All’epoca, 2011, l’allora procuratore Franco Roberti le definì «illazioni» dopo aver incontrato i colleghi romani sul presunto incrocio dei fatti.

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.