CRONACA

PER LA MORTE DELLO CHEF ALLO ZACCARIA DI ATRANI CHIESTE 9 CONDANNE

La frana del costone uccise Carmine Abate

Otto anni fa venne giù il costone roccioso che schiacciò la cucina del ristorante “da Zaccaria”, nei pressi della galleria che collega Atrani ad Amalfi. Sotto quel macigno perse la vita lo chef del locale Carmine Abate , 44 anni, originario di Tramonti. Ora il processo di primo grado, in corso al tribunale di Salerno, volge al termine. L’accusa ha chiesto pene comprese tra due anni e mezzo e un anno. L’unica proposta di assoluzione è arrivata per il responsabile dell’area tecnica dell’Anas, Nicola Nocera . Dieci sono gli imputati per quella tragica morte sul lavoro che rispondono, a vario titolo, di omicidio colposo e crollo colposo per il cedimento del costone che fece precipitare i massi sul ristorante. Si tratta di Andrea Barbaro (proprietario del tratto roccioso), per il quale il pm ha chiesto la condanna a due anni e mezzo, dei titolari del ristorante, Annamaria Staiano e Zaccaria Pinto , per i quali è stata avanzata richiesta di pena, rispettivamente, ad un anno e mezzo e due anni e mezzo di reclusione. Nutrita è la componente tecnica che si ritrova a giudizio per presunte responsabilità professionali: il direttore dei lavori nominato dall’Autorità di bacino destra Sele, Domenico Guida (per il quale è stata chiesta la condanna ad 1 anno e 8 mesi), il responsabile del procedimento e relatore per le frane nel gruppo di supporto nominato dall’Autorità di bacino, Gerardo Lombardi (1 anno e 4 mesi), il geologo abilitato dalla società Acquater a sottoscrivere il piano di stralcio per l’assetto idrogeologico, Giovanni Polloni (2 anni), l’ingegnere incaricato del coordinamento tecnico di progetto e rischio frane, Vincenzo Trassari (1 anno e 4 mesi), il responsabile del progetto per la società Aquater, Lorenzo Rocchetti (1 anno e 2 mesi), e il geologo in servizio, all’epoca dei fatti, al Consorzio Destra Sele, Crescenzo Minotta (1 anno). Sotto accusa finirono i lavori di consolidamento che, secondo i progettisti, avrebbero dovuto scongiurare una frana e garantito la sicurezza di persone e cose. Tutte le certezze tecniche crollarono il 2 gennaio 2010 quando, anche a causa delle incessanti piogge, si staccò il masso che finì sulla cucina dove lo chef stava preparando i pasti. Fu soltanto per caso che, in quel momento, nel locale si trovava solo la vittima che aveva raggiunto il ristorante bypassando un’altra frana. Aveva ritardato il suo arrivo al locale proprio perché bloccato dall’altro smottamento. La sua morte destò scalpore in tutta la Costiera per le coincidenze (il ritardo per la prima frana) che determinarono la tragedia. Alla prossima udienza toccherà alla parte civile e, a seguire, concluderanno gli avvocati difensori (tra questi Carlo Di Ruocco e Angela Cisale ).FONTE LA CITTA’

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.