CRONACA

SCHIANTO SULLA A1 MORTO ANDREA LOMBARDI ORIGINARIO DEL SALERNITANO

Era noto a Castel San Giorgio e a Nocera Superiore dove trascorreva spesso le vacanze, il 28enne Andrea Lombardi, morto nei pressi di Lodi il 3 gennaio scorso a causa di un tamponamento a catena causato dall’attraversamento dell’A1 di un branco di cinghiali. Il giovane era in auto sulla carreggiata sud tra Lodi e Casalpusterlengo e viaggiava su una Polo assieme alla fidanzata di un anno più giovane.

L’auto condotta da Lombardi ha travolto una delle vetture ferme per aver impattato contro quella che aveva investito i cinghiali. Dieci i feriti, tra i quali la ragazza di Lombardi, un bambino e una bambina di 8 anni, un 11enne, un tredicenne, una ragazza di 15 anni, due donne di 37 e 39 anni e due uomini di 40 e 48.

«Andrea ci ha riempito la vita in questi anni, per troppo poco tempo. Con la sua grande bontà d’animo, con il suo altruismo, ma anche con le sue irrequietezze e le sue fragilità. Tra le sue paure giovanili c’era quella di non riuscire a lasciare una traccia importante del suo passaggio. Invece lo ha fatto, eccome. E noi, insieme a tutti quelli che l’hanno conosciuto, non lo dimenticheremo mai».

Così hanno dichiarato al Resto del Carlino i genitori del ragazzo, l’ingegnere Luigi Lombardi di Castel San Giorgio e Maria Giovanna Fedele, pediatra di Nocera Superiore, residenti da alcuni anni a Castel Nuovo Rangone, in provincia di Modena. Andrea – come riporta il sito RTALive.it – era stato adottato in Polonia all’età di tre anni assieme alla sorella dalla coppia dell’Agro nocerino: il suo nome originario è quello di Slavomir Andrees.

Il giovane abitava a Formigine con la ragazza da pochi mesi ed era impiegato all’Hotel Michelangelo a Sassuolo, in provincia di Modena. A Castel San Giorgio e a Nocera Superiore veniva spesso per trovare i familiari acquisiti e tutto ricordano quel ragazzone alto 1,95 centimetri, solare, intelligente e noto per la logica dei suoi ragionamenti.

La famiglia originaria dell’Agro nocerino potrebbe valutare la richiesta alla magistratura su eventuali responsabilità di quell’incidente, visto che la rete di 70 centimetri ai lati dell’autostrada non poteva resistere alla spinta di animali selvatici come i cinghiali.

Fonte RTALive.it

sergio
Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.