PRESEPE
ATTUALITA' EDITORIALE

VALLO DELLA LUCANIA,NIENTE PRESEPE A SCUOLA IL PRESIDE ORA CHIEDA SCUSA di Sergio Vessicchio

Il sindaco Aloia ha ragione in tutto quello che dice nella lettera che ha fatto seguito al diniego del preside della scuola Aldo Moro di non far fare il presepe.Lo stesso dirigente scolastico ha ottenuto quello che voleva non fare il presepe e infatti il presepe nell’istituto vallese non si si è fatto. Questo dunque quanto è successo in uno dei centri più affermati del salernitano dove negli ultimi giorni ha tenuto testa la querelle legata appunto al presepe negato.A sostenere il preside alcuni rappresentanti del corpo docente mentre i genitori si sono fatti sentire non poco.Tempestiva è stata la protesta del primo cittadino, successiva e poco moderna la risposta del dirigente scolastico il quale ha provato a dare delle spiegazioni ma intanto il presepe non si è fatto.Ognuno ha dato la sua versione dei fatti,la lettera diramata,con ritardo,dal preside è un continuo arrampicarsi sugli specchi.Bastava dire pubblicamente di non vole far fare il presepe senza tanti giri di parole e nessuno se la filava e invece proprio  dalla  lettera di giustificazione per rispondere ad Aloia si evince il volere scientifico del rispettabile preside a non far costruire il presepe.Lo scenario poi che presenta il dirigente scolastico andrebbe valutato con cautela e dovrebbe essere preso in considerazione per un rilancio dell’istituto stesso visto quello che afferma il preside(testualmente:La mensa, con i trasporti, con gli aspetti della sicurezza, con l’impianto di riscaldamento, col funzionamento delle linee telefoniche, con la gestione degli spazi di pertinenza ecc., confidando in una futura proficua intesa con l’Amministrazione Comunale e con il Sindaco, nello spirito di leale collaborazione che si richiede alle istituzioni pubbliche e che io continuerò a perseguire).Solo ora se ne accorge che all’istituto Aldo Moro c’è bisogno di questi servizi.Francamente non crediamo che il preside avesse intenzione di negare il presepe(prendiamo per buona la sua difesa d’ufficio),ma se non si è fatto vuol dire che sotto sotto qualcosa è successa.Niente presepe nella scuola principale della città  e il sindaco poteva stare zitto? E cosa ci sta a fare?Il preside ritiene un’ingerenza l’intervento del primo cittadino questo è quello che ci colpisce negativamente.Invece avrebbe dovuto ringraziare Aloia per la costante attenzione e per aver puntualizzato da buon primo cittadino.Nicola Iavarone,questo il nome del preside, ha peccato di eccessivo protagonismo in tutta la vicenda confondendo l’autonomia scolastica con il proprio pensiero ed è qui che tutti lo hanno condannato. Perchè non ha fatto presente prima all’amministrazione comunale dei servizi che mancano a scuola?Lo ha fatto per metterla in cattiva luce nella fase soccombente intellettualmente rispetto all’opinione pubblica dopo la mancata costruzione del presepe.Siamo buoni ma non fessi.Il presepe negato è quasi come un diritto negato,peraltro l’edificio scolastico si trova proprio di fronte la diocesi e al cospetto dell’istituzione cattolica più importante della diocesi come il vescovo.L’edificio scolastico più importante non può non avere il presepe, è un simbolo della cristianità e nessuno può arrogarsi il diritto di negarlo se non con decreti e circolari ministeriali visto che la religione Cattolica è quella ufficiale nello Stato italiano nel rispetto di tutte le religioni e le credenze. Perchè nessun preside può negare il presepe come non può negare  il Ramadan e altro  e il rispetto verso il prossimo è proprio l’applicazione etica delle regole vigenti.Il crocifisso come il presepe sono simbolo oltre che della religione cristiana anche della religione in vigore nello Stato italiano,di anarchici ve ne sono troppi e il preside farebbe bene a non sventolare il gruppetto di docenti che per entrare nelle proprie grazie gli ha dato ragione ma di tener conto anche della maggior parte degli insegnanti della Aldo Moro  non in sintonia con la scelta di non fare il presepe.Lo stesso preside non può e non deve agitare il proprio e sacrosanto diritto di essere rispettabilmente e  orgogliosamente un vallese telefonando al sindaco e non ricevendo risposta perchè gli studenti della sua scuola possono dire la stessa cosa perchè loro volevano il presepe ma il preside lo ha negato.Il diritto è uguale per tutti e il preside se ne faccia una ragione.Magari sarà stato anche un grande dirigente scolastico ma in questa vicenda ha toppato e per questo chieda pubblicamente scusa ma visto il suo protagonismo ne dubitiamo che possa scusarsi anzi è stato macchiavellicamente perfetto visto che nella scuola più importante della città per il presepe bisogna aspettare al prossimo preside.Sergio Vessicchio

VI PROPONIAMO LA LETTERA DEL SINDACO E QUELLA DEL PRESIDE

LA LETTERA DEL SINDACO DI VALLO DELLA LUCANIA ALOIA

Lei avrebbe deciso, in maniera più o meno “velata”, senza in verità alcuna nota formale, di impedire la realizzazione del presepe artistico e di non far tenere le tradizionali recite di Natale – scrive il sindaco Antonio Aloia – cancellare il presepe, con tutte le iniziative e i riti connessi al Santo Natale, significherebbe cancellare la nostra Identità. Ben venga una scuola interculturale, ma colpire gli emblemi del Natale non garantisce il rispetto di alcunché, non produce una scuola e una società accoglienti e inclusive. I simboli della nostra Fede e della nostra Tradizione come quello del Presepe, mi consenta, non discriminano nessuno. È inconcepibile eliminare dalla scuola i riferimenti di una delle più importanti festività cristiane: così non si rispetta il credo religioso della maggioranza delle persone che comunque hanno il loro riferimento nella fede cristiana”.

“Come ha affermato uno dei principi della laicità, Benedetto Croce, in un suo grande saggio dal titolo emblematico “Non possiamo non definirci cristiani”, i valori del cristianesimo hanno fecondato la cultura, la letteratura, la musica e l’arte del nostro mondo – ha concluso Aloia – ancora oggi tali valori costituiscono un prezioso patrimonio da conservare e trasmettere alla future generazioni. Coltivo la speranza che, dopo un’attenta riflessione, lei possa rivedere la sua decisione e consentire ai nostri bambini di vivere il Natale nella sua autenticità”.

LA RIPOSTA DEL DIRIGENTE SCOLASTICO NICOLA IAVARONE

Preso dai numerosi adempimenti d’ufficio e non desiderando rinfocolare la diatriba, avevo finora taciuto; tuttavia, il becero evolversi della situazione mi induce a rispondere alla lettera che il Sindaco di Vallo della Lucania mi ha indirizzato in data 11/12/2017, contestualmente provvedendo a diffondere la stessa a mezzo stampa-tv-social.

Preciso subito che la polemica è fondata sul nulla assoluto.

Mai, in nessun modo, lo scrivente ha impartito ai docenti della scuola che dirige prescrizioni o divieti sul tema della celebrazione del Natale. Né quest’anno qui, né gli scorsi anni altrove. Nessun documento risulta a protocollo; nessun avviso risulta pubblicato all’albo di Istituto e/o sul sito istituzionale (http://www.circolodidatticovallodellalucania.gov.it/) dove pure sono pubblicati tutti gli atti gestionali del DS, in maniera più che trasparente. Nessuna istruzione è stata comunicata oralmente a chicchesia; nessuna delibera/ratifica/presa d’atto emerge dai verbali di Collegio dei Docenti, Consiglio di Istituto, Consigli di Classe/Sezione, Staff ecc.. Punto.

Quanto al presepe, soltanto oggi ho appreso, per puro caso, che lo scorso a. s. un presepe, costruito a casa propria da un Collaboratore Scolastico già addetto alle fotocopie, è stato allestito in loco da una Collaboratrice Scolastica; ma al momento questa e quello sono rispettivamente in congedo e in pensione. Preciso però che se qualcuno mi avesse comunicato la volontà di installarlo ne avrebbe ricavato un convinto placet, non foss’altro che per il valore altamente culturale che la rappresentazione artistica della natività da sempre riveste. Anzi, più volte interpellato in materia di addobbi, ho sempre demandato la questione alla libera decisione dei singoli docenti, come peraltro attesta il documento stilato dalle insegnanti della scuola primaria che allego con l’intento di certificare, alle famiglie in primis, che questa Istituzione rispetta la tradizione culturale, la pluralità di vedute, la libertà di insegnamento. Quanto invece ad altri simboli, vero è che ho provveduto a far rimuovere un cartonato con l’effigie di Babbo Natale (che non è propriamente un simbolo del Cristianesimo), posizionato a mia insaputa sulla facciata esterna tra la bandiera nazionale e quella europea, parendomi bizzarro ridurre a sintesi unitaria siffatta triade simbolica. Nessun altro decoro, pur improvvidamente collocato sulla balconata il cui accesso era stato interdetto per motivi di sicurezza, è stato rimosso.

Non ho vietato alcuna recita, bensì un unico spettacolo, previsto per la Scuola dell’Infanzia e centrato sulla storia di Babbo Natale, semplicemente perché la compagnia di attori prescelta dalle insegnati proponenti non poteva rilasciare fattura e, ancor peggio, non era possibile controllarne il relativo DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva).

Chiarito quanto sopra, a tutela della mia onorabilità personale e professionale chiedo pertanto al Sindaco su quali dati fattuali basa le proprie affermazioni.

Lascio di ritenere la sua un’ingerenza immotivata.

Ma, seppure non emergesse deliberato intento denigratorio, la diffusione a mezzo stampa della menzionata lettera ha determinato il frenetico rincorrersi di offese rivolte al sottoscritto da un gran numero di commentatori ignari dei fatti ma non, appunto, di ingiurie. Non era difficile prevedere tutto ciò. Tanto più che tutto l’impianto è sfondato, o meglio fondato su vaghi “dicunt”, “narrant” ecc.. Sarebbe bastato chiedere spiegazioni direttamente al sottoscritto; il quale, per inciso, appena ricevuta dal messo comunale la nota, ha cercato invano di telefonare al Sindaco per ben tre volte. Prima ancora che un servitore dello Stato, mi ritenevo infatti un vallese, amministrato anch’io dal Sindaco Aloia al quale legittimamente cercavo di chiedere tutela. Niente da fare, squilli a vuoto. Un’unica risposta: la gogna mediatica. È ovvio che, lungi dall’incarnare la carità della fede cristiana di cui leggevo discettazione sì dotta, la pubblicazione della missiva ha comportato l’esposizione al pubblico ludibrio di un funzionario, di un cittadino e di un padre che, dopo di ciò e in forza di ciò, non avrà certamente vita più agevole di quella che aveva prima nell’opinione pubblica e, Dio non voglia!, nella comunità di cui è orgogliosamente parte.

Di fatto, sui social il periodo è propizio a cavalcare l’onda della divisione manichea che schiera da un lato i sedicenti difensori della fede (e del presepe) e dall’altro l’asserito feroce saladino, ritenuto – in quanto tale – nemico di duemila anni di storia. Tifo da stadio, che nel lancio di insulti irripetibili coinvolge molti; tranne, beninteso, gli esperti di ordinamento giuridico scolastico. Polemica quasi certamente strumentale, di facile leva visto che sfiora, ancorché pretestuosamente, l’argomento della laicità dell’istituzione scolastica. Un bailamme di protagonismi che, alla fine, avrà comportato per chi lo ha fomentato la ribalta nazionale, in genere gradita solo a chi è in cerca di consenso politico. Insomma una bega in cui per ora non mi immischio, riservandomi di valutare i rimedi opportuni contro gli eccessi diffamatori. Ma, francamente, sono molto dispiaciuto. Non tanto per me, quanto per l’inevitabile, consequenziale, turbamento dell’animo di una bambina che nel Natale prossimo sperava di ritrovare gioia e serenità.

Tanto clamore, inoltre, può causare un danno d’immagine alla scuola, proprio nel delicato momento che precede le iscrizioni per il prossimo anno. E sicuramente distoglie l’attenzione dalle molte cose buone realizzate (che richiedono impegno più giustificato che la presente puntualizzazione).

Bandite pertanto questioni fumose, occorrerà piuttosto concentrarsi sugli impellenti problemi connessi con la mensa, con i trasporti, con gli aspetti della sicurezza, con l’impianto di riscaldamento, col funzionamento delle linee telefoniche, con la gestione degli spazi di pertinenza ecc., confidando in una futura proficua intesa con l’Amministrazione Comunale e con il Sindaco, nello spirito di leale collaborazione che si richiede alle istituzioni pubbliche e che io continuerò a perseguire.

Mi corre infine l’obbligo di ringraziare i Dirigenti Scolastici di Vallo che hanno voluto sottoscrivere il comunicato che allego: ne sono lusingato e ne accolgo il saggio invito alla pacatezza e al rispetto di ruoli e competenze.

Espressioni di solidarietà convinta, partecipe, sentita (e nullamente partigiana) mi sono pervenute da più parti: ne ho tratto conforto grande, a parziale ristoro delle contumelie assai poco cristiane che continuano a piovermi addosso.

Ai genitori, agli alunni e ai docenti vada il mio saluto e il mio ringraziamento per la vicinanza con la quale mi hanno accolto fin dal primo giorno, tre mesi or sono.

A tutti il mio augurio di celebrare il Natale in un clima di concordia.

admin

Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.