EDITORIALE

BATTIPAGLIA,CORTEO DELL’IPOCRISIA: IL NO AL COMPOSTAGGIO UNA FARSA DiGiovanni Coscia

L’ultimo atto della festa dell’ipocrisia si è consumato. Erano circa tremila. O forse meno, le persone che hanno preso parte al corteo di protesta contro l’insediamento dell’impianto di compostaggio. Un corteo che ha recitato il definitivo “De Prufundis” avverso una città imbrattata di pseudo politici, che hanno avuto l’ardire di infilarsi in testa al corteo, e di mostrare, per intiero, la propria ipocrisia, la propria arroganza, e tutta la loro strafottenza. E si, perché la burocrazia e la politica regionale, avevano già sottoscritto l’accordo nella giornata precedente alla manifestazione. In regione, avevano già firmato con la ditta appaltatrice dei lavori e programmato l’inizio dei lavori. I politici sapevano, e noi, come dovere e obbligo di cronaca e giornalisti liberi e non prezzolati, non ci siamo prestati ai giochi – farsa, e avevamo anticipato già qualche giorno prima, lo scellerato accordo ai danni di Battipaglia e di Eboli. Eppure in testa al corteo, che ha percorso le strade della processione alla santa patrona di Battipaglia, vi erano impettiti i figuri politici che si candideranno alle future competizioni parlamentari. Quanta falsità e quanta ipocrisia. Inutile ripetersi. Eppure, si aspettava un numero maggiore di presenza. Le due città, insieme, Battipaglia ed Eboli, contano all’incirca novantamila anime. Vale a dire che a partecipare a questa manifestazione-farsa, vi ha preso parte non più del 3,5 %. In pratica un flop ed un fallimento. Va segnalato per dovere di cronaca, che sin dai primi passi, i rappresentanti politici, con in testa il/la sindaco/a, sono stati fischiati e sbeffeggiati. Contestata ovviamente la prima cittadina di Battipaglia, che non poteva aspettarsi altro. Gambino, Di Giorgio, Cammarano, guidavano il corteo, che sin dai primi passi, ha odorato la farsa, allorquando ufficialmente, tra le pagine di facebook, è circolato addirittura il nome della ditta che ha appaltato i lavori. Questa città è messa davvero male. Genuflessa da inedie politiche , che negli anni ha fatto della città, la nuova terra dei fuochi se non qualcosa di peggiore. Abbiamo notato la presenza del consigliere Antonio Sagarese, in fondo al corteo. La sua presenza a testimoniare l’annoso problema, ma si è tenuto a debita distanza dai cosiddetti vertici politici locali, che hanno fatto di questo luogo, la pattumiera d’Italia. Ora si contano già i dissidenti in seno al consiglio comunale. Sono a quota 8 e la maggioranza balla il tango della gelosia se non il rock della paura. Sono bastati pochi metri a comprendere che il tutto poteva essere evitato. Un comitato la cui presenza non era totale. Chiusi i negozi, molti pensavano che poteva ripetersi la tragica storia del 8/9 aprile del 69. Ma all’epoca vi era un’altra cultura politica e non quella del personalismo inteso in senso reale. All’epoca si fermò l’intera nazione. Oggi di contro,. I sindacati non hanno dato alcun assenso alla partecipazione. Povera Battipaglia. Sei messa davvero male, ed a sondaggi per le diverse strade, si avverte tutto il malcontento anche di chi ha votato questa amministrazione. Bisogna andare oltre. Ora bisogna comprendere quale strada adottare e cercare di ben monitorare la gestione dell’impianto. Altro che aria puzzolenta. Altro che tumori. Qui c’è qualcosa di più grave: il non affetto per questo città, discesa nell’inferno dantesco, nel girone dei dannati. Questa non è terra di nessuno. E’ terra di noiosi ed insulsi personaggi o presunti tali, che già all’indomani di un successo, hanno voltato la faccia nella loro direzione. Addio Battipaglia. Una volta il sindaco Dott. Antonino Concilio, ti portò alla ribalta. La ribalta che spettava alle migliori cento città italiana; quelle la cui vivibilità e il ritmo di vita e lavoro, le consentivano di essere denominata come la Milano del Sud. Siamo invece la pattumiera d’Italia. Ai battipagliesi l’ardua sentenza, affinchè il futuro riservi ad essa, una capacità manageriale e politica, capace di ridonarle una vivibilità ed un ambiente, capace di riproiettare l’attenzione su di essa. A meno di una apocalisse politica, che sarà senza dubbio alcuno, l’unica mano che il buon Dio, potrà donare a questa città, messa in farsa da ridicole manie di pseudo cultura politica

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.