EDITORIALE

IL TRAMONTO DEL SABATO DEL VILLAGGIO di Alfredo Juliano

Che cos’è la vita.?Una tavola apparecchiata dove a uno a uno vengono mangiati e consumati i piatti che ci hanno intrattenuto piacevolmente.Man mano la tavola si svuota cosi come si liberano le sedie dei commensali .All’ultimo rimasto resta il compito di registrare il numero dei piatti e degli ospiti. Poi la tavola restera’ vuota per sempre.Cosi anch’io registro il rapido spegnersi di una comunità in declino.Ieri sera ,passando per il corso ho visto le luci spente di un locale dove anziani e meno giovani si sedevano per la partita a carte serale.Ormai si procede a fari spenti ,nell’assurdo silenzio di strade vuote e deserte .Sono rimasti due bar e tre generi alimentari .Le tante chiese che ospitavano le comunità dei quartieri ridotte a presidi di calcinacci e di opere murati e che cominciano a venir giù a causa dell’umidità ‘che si annida nel chiuso di edifici che hanno ormai secoli di storia.Ci si guarda intorno e si perde il conto delle case chiuse .Il desolante silenzio fa da sfondo a un paesaggio surreale.Vado indietro nel tempo ricordando le persone che vi abitavano e le loro storie di vita.Nei paesi ci si conosceva tutti.Una famiglia allargata di cui si sapeva ogni cosa l”uno dell’altro .Stalle,botteghe ,cantine e piazze erano un pullulare allegro di vita e dei tipici rumori provenienti dai tanti laboratori artigianali. Un soffio di energia vitale che solo noi esseri umani sappiamo dare ai nostri presepi reali.Il mio rammarico ,lo dico da testimone del mio tempo ,aver tralasciato di intervistare perte degli attori che sono stati i protagonisti della vita pulsante di questo comprensorio.Con la loro scomparsa e deceduta con loro la memoria storica dei loro mestieri e del modo di concepire la vita all’interno di una società molto articolata .Un mondo che non lascia nulla di se ,tanto meno eredi di una tradizione dove l’uomo conservava la cultura del vivere e operare in assenza di uno stato , di presidi sanitari o delle odierne macellerie che chiamiamo ospedali .Gli anziani morivano nei loro letti col conforto dei figli e dei nipoti.Altro che badanti.Che malinconia essere uno degli ultimi testimoni di un tramonto che non ha domani.Alfredo Juliano

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.