EDITORIALE

LA CASTRAZIONE: UN DONO DELLA CHIESA CATTOLICA di Giovanni Coscia

Una tematica scottante a dir poco. Una tematica che la storia passata e recente omette con regolarità spudorata, tanto da non far trapelare nulla sulle vergogne che la chiesa ha ottemperato nei secoli. Inquisizione, chiamata santa, crociate, per difendere il suo oro ed il suo danaro, creazione degli eretici e quant’altro, fanno da corollario, è il caso di dire, ad una spudorata verità, dimenticata volutamente dal clero e da tutti, nonché oppressa  verità di cosiddetta santa madre chiesa, che ha regolarmente oscurato per non rendere pubblico quanto di sconcertante si è resa autrice. Tra le tante porcherie e malefatte v’è ne è una che rappresenta l’assurdità totale: LA CASTRAZIONE. L’ultimo eroe di questa ardimentosa decisione fu proprio un Italiano, la cui storia è stata anche riportata in un famoso film trasmesso dalle tv di stato ed il suo nome è ALESSANDRO MORESCHI (1858-1922).  Ma per 350 anni la chiesa cattolica ha castrato ragazzi al solo scopo di mantenere la voce acuta in età adulta. Nel 1589, il Papa Sisto V° emette addirittura una bolla papale di approvazione di reclutamento di castrati per il coro della basilica di San Pietro. Nel 1560 i primi bambini vengono castrati per l’uso della cappella sistina.

Un progetto quindi che piaceva al papa ed ai vertici della chiesa. Nel 1625 tutti i soprano del coro sono castrati. A spese del vaticano, sia chiaro. Spese mediche accollate per pagare medici dottori corrotti per tale intervento. Nel 1789 ci sono stati più di 200 castrati nei cori di cappelle di Roma. Nel corso dei secoli 17° e 18°, in Italia da 4000 a 5000 ragazzi di età compresa tra i 17 e i 19 anni vengono castrati ogni anno per la chiesa. Nel 1870 le castrazioni, per fortuna, sono vietate nello stato Pontificio. Papa Leone XIII° chiude l’assunzione di nuovi castrati nella chiesa (1878) tranne il Vaticano. Nel 1902 Papa Leone XIII° stabilisce che i castrati non sarebbero stati ammessi nella cappella Sistina.  Nel 1903 Papa Pio X° , vieta infine i soprani ,maschi adulti in Vaticano. Nel 1922 muore l’ultimo castrato della chiesa e risponde al nome di Alessandro Moreschi.

La storia della castrazione ha origini che si perdono nella notte dei tempi, da quando, Origene (185-254 D.C.) fu il primo ad essere evirato. E pensare che tutto questo è accaduto nel nome dell’arte e per l’amore verso Dio. Ma la chiesa si rese autrice di questo infame “delitto” verso l’essere umano. Adescava le sue vittime tra la gente povera, promettendo loro fama e ricchezza e cantare soprattutto, per far giungere la propria voce al cospetto del suo Dio, che si sarebbe deliziato, secondo le loro menti perverse, di quella voce e di quella esibizione.

E la chiesa gongolava per quanto donava ai propri fedeli. Voci bianche di uomini castrati e magari anche violentati. Attingevano in quella povertà tanto da garantire alle rispettive famiglie, un piatto di lenticchie ed un futuro sereno a venire. A quale prezzo? Ma tanto la chiesa agiva nel nome di Dio, che tutto ha concesso e tutto ha perdonato. Vero? Credo di no e purtroppo l’inferno non esiste, altrimenti per quel clero e quei capi, non vi sarebbe pena più morbida che convivere con l’eventuale e tanto decantato Satana. Giovanni Coscia

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Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.