24 Giugno 2024

AGROPOLI, TRE ANNI FA LA MORTE DI ALFONSO MIGLIORINO GETTO’UNA CITTA’NELLO SCONFORTO

Alfonso Migliorino

Nessuno ha dimenticato, proprio nessuno. Tre anni fa come oggi, era i  26 marzo del 2020 e stavamo chiusi in casa mentre arrivavano quelle tristi notizie che stiamo pian piano rimuovendo ma che ci facevano capito l’importanza storica e sanitaria e ancora oggi a pensarci è molto difficile. E fu proprio  quel giorno con la morte di Alfonso, il nostro Alfonso a incanalarci nel tunnel, quel tunnel che ci portò a contare malati e morti, una tragedia di proporzioni inimmaginabili. Eravamo in trepidazioni per le condizioni di Alfonso, le telefonate andavano e venivano, la speranza ci teneva appesi all’apprensione. Si proprio lui Alfonso purtroppo quella mattina diede il via alla mortificazione totale. Quante lacrime sul computer mentre scrivevamo, quanti ricordi. Si proprio lui che da sempre, da quando eravamo piccoli, aveva aiutato tutti, in tutti i modi e in tanti modi. Proprio lui si trovò a lottare con quel virus, da solo, con l’apporto del dottor Bosco e la sua equipe che fece di tutto per restituircelo e invece no, purtroppo no. Quella mattina, quel giorno ci ha segnato. Ci ha proiettato in un tunnel scuro, profondo, pieno di insidie. Eravamo chiusi in casa mentre il silenzio gridava fuori. Il tempo di fare un giro di telefonate e raggiungiamo l’allora vice comandante della polizia municipale Cauceglia il quale ci disse che non poteva parlare perchè stava aspettando Alfonso, solo lui, l’amico di una vita tra piazzetta della repubblica, il campo sportivo, il genio militare, il ritorno ad Agropoli dopo gli anni nelle ferrovie insieme. Si proprio lui Maurizio alzò la bandiera   dell’ultima fermata per Alfonso, l’ultimo fischio per non risalire mai più sul treno della vita che quel giorno si era inesorabilmente fermato. E con lui si fermò Agropoli sull’orlo del baratro nel quale però sono caduti altri nostri amici e concittadini che ricordiamo con la morte nel cuore e con una tristezza profonda. Perchè dopo Alfonso altri hanno restituito la vita come in tutta Italia, in tutto il mondo. Anche Agropoli ha pagato il suo prezzo altissimo per le vittime del covid e dirlo ora sembra quasi strano perché siamo scampati a quel pericolo, in quel momento e la nostra mente si sforzano ogni giorno a rimuovere quei giorni e qui ricordi.

 

 

Ricordare Alfonso nel giorno del terzo anno della sua morte è atto doveroso, obbligato perchè è stato il simbolo dell’altruismo, del confronto, del ragionamento ma anche della sintesi non solo nel sociale dove ha gettato il cuore oltre ogni ostacolo nella croce rossa, ma anche  nella politica, nello sport, nel lavoro, ovunque. Uomo di sintesi ma anche di ragione, di raziocinio con quel sorriso che ne corrucciava bonariamente il viso sempre tendenzialmente pronto ad aiutare gli altri. Dal negozio di frutta dei suoi genitori umili ma grandi nell’insegnamento in via piave alle corse sui treni con la disponibilità di chi c’era sempre. Severo quando ci voleva ma sempre attento al rispetto. La sua famiglia ha sofferto un dolore atroce perchè lo ha perso in condizioni disumane, lontani, isolati cristallizzati in casa perchè le autorità sanitarie lo imposero visto il contagio  e forse sarà stato proprio Alfonso a dare loro la forza, il coraggio, e la motivazione per rialzarsi. Oggi che per tutto il mondo l’alba sembra essere arrivata dopo la pandemia ci rendiamo conto che per la famiglia di Alfonso come per tutte le famiglie colpite  è ancora buio delle tenebre perchè  il post pandemia ha lasciato quel vuoto incolmabile che per il momento la luce dell’alba ancora non la fa vedere. Tuttavia Alfonso è stato sempre uomo portatore di valori e di consensi e sarà proprio lui, con la luce del suo valore a riaccenderla  anche tra i suoi familiari ai quali darà quella forza necessaria per rialzare la testa e rivedere  l’alba che illumina il sentimento di orgoglio dei figli e della moglie per un uomo come Alfonso di cui non si può non andare orgogliosi e fieri. Sergio Vessicchio 

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