18 Aprile 2026

AGROPOLI,12 ANNI FA MORIVA DON ARMANDO

Il 7 settembre del 2005 moriva don Armando Borrelli il sacerdote che con la sua trentennale presenza in santa Maria delle Grazie ha inciso notevolmente nella crescita e nello sviluppo della città.

 

DON ARMANDO BORRELLI:

SACERDOTE ESEMPLARE UOMO DISCRETO di Antonio Iorio

La vita di un sacerdote è tanto più intensa,quanto più tenacemente egli sa calarsi nella quotidianità,riesce a diventare per la gente, uno di loro, ne comprende le istanze e le sa recepire,mediandole con la propria cultura.Soprattutto nella nostra epoca,smarrita moralmente e alla continua ricerca di qualcosa in cui credere,un prete deve essere, radicato nel tessuto sociale in cui opera,deve diventarne parte, essenziale e, lontano dai clamori e dalle abbaglianti luci della cronaca, agire discretamente in linea con lo straordinario ministero di cui è portatore,esecutore,interprete. In questo contesto si cala perfettamente l’opera di un uomo discreto e di un sacerdote esemplare, che ha consacrato la sua vita a Cristo per poterla offrire quotidianamente, a quanti ne avevano bisogno, nel rispetto totale dei valori dell’ amore e del sacrificio,che l’ottica cristiana predica come fondamenti della vita comunitaria, perchè possano scaturirne il bene e la felicità eterna.Don Armando Borrelli era una persona semplice, i cui principi, basati su una morale rigorosa e coerente,gli consentivano di indossare senza alcuna macchia l’abito talare, che, nel rispetto della tradizione, portava con amore infinito e con lo stile degli uomini di valore. Le tappe fondamentali della sua vita sono state sostanzialmente due: le vita nel seminario di Vallo della Lucania ( prima come allievo, poi come educatore e maestro di vita) e l’esperienza trentennale presso la parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Agropoli. Ragazzo ebbe dalla madre i primi stimoli alla vita sacerdotale, corroborati e definiti da monsignor Carmelo Merola, che lo teneva come un figlio prediletto (affetto ricambiato, perchè la stima di don Armando per lui travalicava ogni altro sentimento).Difficili furono i tempi del seminario,sia per le condizioni generali della vita di allora, che per le magre finanze di cui godeva, don Armando che doveva lavorare sodo per potersi mantenere, agli studi,sacrificando tutto il tempo libero per dare ripetizioni. Nel seminario don Armando insegnava latino e greco e quella passione gli rimase intatta per tutta la vita,tanto che non ne faceva mistero ogni volta che si ritornava sull’ argomento. Là, nel Seminario godette di grande stima e il suo prestigio era tale che i Vescovi lo consideravano perno fondamentale nell’ organizzazione culturale della fucina dei neo-sacerdoti. All’interno della diocesi don Armando fu rispettato,benvoluto; forse anche temuto per la carica culturale che gli derivava dalla ferrea formazione ricevuta,che,nelle questioni importanti, lo orientava su posizioni intransigenti e realistiche.Ad Agropoli e in tutto il comprensorio il popolo ne piange ancora la morte,come di una persona cara, le cui grandi doti umane e culturali, unite all’ironia e al sorriso rimarranno per sempre nei cuori di tutti. Aveva,don Armando,il dono della semplicità. La sua sicura conoscenza dei testi sacri veniva comunicata,nel corso delle omelie e delle celebrazioni ufficiali, all’uditorio con un linguaggio comprensibile e agile, nella più schietta esemplificazione, com’è proprio degli uomini di alta cultura. A tutti piace ricordarlo come educatore, come maestro di vita,come parroco in mezzo alla gente; ma soprattutto come esegeta. Don Armando “mangiava pane e vangelo” perchè conosceva, commentava, interpretava criticamente ogni passo, con l’atteggiamento bonario,ma deciso e convinto, di ogni buona mamma nell’ atto di imboccare al proprio figliuolo, per dargli nutrimento vitale.Quel ventotto di agosto, però, qualcosa si spezzò. Sull’altare, durante la Messa delle nove e trenta i suoi movimenti e la sua incerta pronuncia denunciarono pubblicamente le allarmanti condizioni nelle quali la sua fragile persona era costretta da un male repentino e inesorabile. La forza d’animo del sacerdote prevalse sulla debolezza del fisico e don Armando riuscì, a faitica, a portare a compimento la sua ultima celebrazione eucaristica. In pratica don Armando è morto su quell’ altare che egli amava profondamente e che, per oltre trenta anni, era stato il cuore della sua casa, come un eroe muore sul campo…

Antonio Iorio(2012)

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