AGROPOLI CRONACA

AGROPOLI,I RETROCESCENA DELL’ARRESTO DEI ROM,FURTI,SCASSI,MINACCE AL SINDACO/VIDEO

IN UNA CONFERENZA STAMPA IN PROCURA A SALERNO I DETTAGLI DI UN’OPERAZIONE MOLTO PARTICOLARE

Al centro delle indagini le attività criminali di appartenenti a una comunità Rom che, da numerosi anni, vive ad Agropoli. L’indagine ha documentato come il gruppo fosse dedito all’esecuzione di furti con destrezza ai danni di gioiellerie poste su tutto il territorio nazionale, furti all’interno di autovetture e all’utilizzo indebito delle carte di credito rubate. L’attività della Procura ha accertato anche una serie di gravi minacce nei confronti sia di appartenenti alle forze dell’ordine sia di amministratori pubblici della cittadina cilentana.

In carcere sono finite 11 persone, sette ai domiciliari e per altre sette è stato disposto l’obbligo di dimora. Tutti gli indagati sono ritenuti responsabili dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio e la persona aggravati dal metodo mafioso, violenza privata ed estorsione. Tutti i coinvolti sono appartenenti alle famiglie Marotta e Cesarulo, che formano un comunità rom da anni stabile nella città cilentana.

MINACCE SULLA RACCOLTA DEI RIFIUTI,AI CARABINIERI E AL SINDACO

Nel corso delle indagini è emerso che il gruppo ha minacciato di morte il coordinatore unico del cantiere di Agropoli per conto della società attiva nel settore della raccolta dei rifiuti in città per assumere alcune persone nelle vesti di dipendenti stagionali, di essere adibiti a determinate sanzioni e non essere sanzionati per le continue assenze e inadempimenti connessi all’attività professionale. Minacce di morte sono arrivate ad alcuni carabinieri di Agropoli, al fine di omettere o alleggerire i controlli dell’Arma, e al sindaco di Agropoli, Adamo Coppola, per evitare che gli appartamenti confiscati al gruppo fossero adibiti a finalità pubbliche e fornire posti di lavoro ai componenti della comunità rom.

«Marescià… scrivete sempre, scrivete sempre… ma lo sapete che la vita è breve… si muore… cercate di fare il bravo». E’ soltanto una delle minacce che o’ capone, uno degli affiliati del clan Marotta – meglio noti come gli zingari – ha rivolto ad un sottufficiale della compagnia di Agropoli che indagava su di loro. Minacce reiterate ai carabinieri e anche al sindaco Adamo Coppola. Minacce allo Stato, in pratica. Dichiarazioni di «guerra», sottolineavano gli anziani del gruppo ai militari dell’Arma , avvisandoli che stavano facendo il possibile per «tenere calmi i più giovani». Minacce che, in una lettera del primo cittadino ai carabinieri, dopo che un gruppo dei Marotta-Cesarulo aveva sfondato la porta del suo ufficio, rischiavano di «mettere a rischio e la sicurezza e l’ordine pubblico in città». E tutto questo per impedire che l’amministrazione comunale procedesse con gli sgomberi nelle ville di loro proprietà oggetto di confisca a seguito di una serie di indagini patrimoniali svolte nei loro confronti dal Gico della guardia di finanza.

Per questo motivo la procura Antimafia di Salerno ha chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari non soltanto venticinque provvedimenti cautelari ma anche il riconoscimento, per tutti gli indagati, dell’associazione di stampo mafioso. Per la prima volta per un gruppo non italiano ma nomadi.

Ed erano proprio i diversi campi rom sparsi in alcuni regioni italiane a rappresentare la base logistica del gruppo dedito alle rapine in gioielleria. Le indagini hanno documentato come il gruppo fosse dedito all’esecuzione di furti con destrezza ai danni di negozi, furti all’interno di autovetture e all’utilizzo indebito delle carte di credito asportate.

E anche estorsione nei confronti degli operatori commerciali ed imprenditori agropolesi. E, per ripulire il denaro, utilizzavano una finta società attraverso operazioni di home banking. Il gruppo aveva anche preso di mira un funzionario comunale che metteva “sotto pressione” per far assumere componenti della famiglia nelle cooperative inserite nel ciclo della raccolta dei rifiuti.E, se la mansione che veniva data loro non piaceva, tornavano a minacciarlo per ottenere altri compiti.

 

Il metodo ed i retroscena

Una holding familiare del crimine. “Non teneva Agropoli sotto scacco ma di sicuro si era insediata ad Agropoli, penetrando nel territorio“. Il dottore Luca Masini, Procuratore della Repubblica Vicario, ha definito “ingegnoso” il metodo utilizzato dal clan. “Utilizzavano una società ed effettuavano operazioni home banking su conti correnti finalizzati al recupero di denaro – ha detto – Ci sono tre aspetti che hanno determinato un’accelerazione nel richiedere la misura della custodia cautelare in carcere. Innanzitutto le sistematiche intimidazioni e minacce rivolte al coordinatore del sistema di raccolta dei rifiuti del Comune di Agropoli e di Comuni limitrofi. Le intimidazioni erano finalizzate ad ottenere assunzioni di familiari oppure turni di servizio non gravosi per i familiari già assunti. Le minacce erano rivolte anche ai militari della Compagnia dei Carabinieri di Agropoli, affinchè allentassero o diminuissero i controlli. Un personaggio di spicco, chiamato O’ Capone, convocato in tribunale, disse ad un carabiniere: Siete sempre voi a scrivere, vedete che la vita è breve, si muore… vedete di fare il bravo”. E ancora, rivolgendosi ad un altro sottuficiale dei Carabinieri: “Sei sempre tu e quell’altro a scrivere su di noi. Smettetela, perchè qualche mio familiare potrebbe arrabbiarsi e reagire”. Abbiamo individuato tre episodi che riguardano i militari, rilevati nell’estate del 2017. Intimidazioni e minacce rivolte anche al sindaco di Agropoli, a luglio 2018. Un assedio da parte dei promotori del sodalizio, che si recarono dal primo cittadino senza appuntamento. Scardirono la porta dell’anticamera della stanza del sindaco di Agropoli perchè pretendevano di essere immediatamente ricevuti. Gli chiesero di dar conto dei provvedimenti di confisca e di sfratto di alcune opere abusive, pretendendo che non fossero eseguite e, anzi, chiedendo pure dei favori. In questo caso si ravvisa l’aggravante del metodo mafioso.

La lettera e le indagini

L’operazione è stata coordinata dal Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, Marco Colamonici.  “La situazione era diventata incandescente – ha detto – e il Gip è intervenuto con urgenza. Il sindaco scrive ai carabinieri e in maniera molto dichiara che ormai la situazione era ingestibile”. L’organizzazione criminale faceva capo a due famiglie storiche di Agropoli, cioè i Marotta ed i Cesarulo. Al centro dell’operazione le attività criminali di appartenenti ad una comunità rom che, da numerosi anni, vive ad Agropoli. L’indagine ha documentato come il gruppo fosse specializzato nel mettere in atto furti ai danni di gioiellerie situate su tutto il territorio nazionale, all’interno di autovetture e fosse in grado di utilizzare indebitamente delle carte di credito rubate. Gli inquirenti hanno accertato anche una serie di gravi minacce nei confronti sia di appartenenti alle Forze dell’Ordine sia di amministratori pubblici della cittadina cilentana. Complessivamente sono 11 le persone finite in carcere, 7 ai domiciliari, 3 obblighi di dimora e 4 obblighi di dimora e firma: dietro le sbarre sono finiti i due capi storici del clan, ossia Antonio Dolce (detto Capone) ed Enzo Cesarulo (detto ‘o cavallaro), Anna Cesarulo, Carmine Dolce, Antonio Dolce, Donato Marotta, Fiore Marotta, Silvana Marotta, Anna Petrilli, Vito Marotta (’90), Vito Marotta (’92) e Vito Marotta (’83). I carabinieri hanno ricostruito il metodo malavitoso utilizzato dal clan degli zingari, com’era definito. Sono stati ricostruiti tanti forti compiuti anche all’interno di abitazioni situate sul lungomare di Capaccio Paestum. Sono stati inoltre individuati i canali di ricettazione e riciclaggio che venivano utilizzati.

COMUNICATO STAMPA DEI CARABINIERI

 

admin
Sergio Vessicchio giornalista dal 1985 attivo per stampa televisiva,carta stampata,siti web,opinionista televisivo,presentatore,conduttore.