24 Giugno 2024

AGROPOLI,IL LIDO AZZURRO METTE NEL MIRINO AGOSTINO SICA.SCALZONE: “PROCESSATELO”.PRESENTATO UN ESPOSTO-DOSSIER IN PROCURA

l titolare del Lido azzurro di Agropoli Carlo Scalzone ha presentato un denuncia alla procura della repubblica di Vallo della Lucania contro il funzionario del comune ing Sica chiedendo di accertare eventuali abusi o violazioni nell’esercizio della funzione di responsabile dell’area urbanistica in sostituzione temporanea del titolare arch. Cerminara.Non solo,per Scalzone c’è un accanimento contro di lui e a favore del lido oasi il beneficiario dell’azione di Sica.
I FATTI 
Scalzone racconta i fatti punto per punto:”Nel 2011 a seguito della sentenza del tar n 951/2011 L’ing Sica allora responsabile area tecnica del comune dichiarava espressamente che il Lido oasi doveva essere chiuso poiché, a seguito della sentenza 951/2011 non era in regola con le norme urbanistiche. Oggi che la sentenza in questione è stata definitivamente confermata anche dal consiglio di stato, L’ing Sica inspiegabilmente cambia idea, forse illuminato come un novello S . Paolo sulla via di damasco, e dichiara che a suo parere il Lido oasi può lavorare.

Grave il silenzio dell’amministrazione sindaco, assessori e consiglieri ma ancora più preoccupante il silenzio dei consiglieri di opposizione sulla vicenda. Nessuno vuole inimicarsi il consigliere comunale Lele Di Nardo.

Il consigliere Di Nardo e il suo avvocato Scuderi chiedono, anzi pretendono, e l’amministrazione prona concede. Curiosamente gli Incarichi legali del comune sulla vicenda vengono affidati a professionisti vicini o addirittura collaboratori dello studio Scuderi

Voci di corridoio affermano che per la redazione del documento firmato dall ing Sica per la riapertura del Lido oasi, oltre alle riunioni a porte chiuse tra L’ing l’avvocato e il consigliere, esisterebbero addirittura delle mail tra le parti interessate.” E’ durissimo il titolare del lido azzurro.Parla con il peso di una guerra giuridica durata 14 anni e al momento di raccogliere i risultati con le sentenze tutte favorevoli si trova invece con il suo avversario Lelè Di Nardo regolarmente al suo posto. Scalzone ma anche l’opinione pubblica si chiede come mai?Perchè a fronte di sentenze che dicono una cosa ben chiara non seguono delibere e provvedimenti in sintonia?In basso il testo della denunica.

LA DENUNCIA

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI VALLO DELLA LUCANIA

tramite la Caserma dei Carabinieri di Agropoli

Il Sig. Carlo Scalzone (Capaccio (Sa) 9/9/63 c.f. SCLCRL63P09B644G) in proprio e n.q. di legale rapp.te della Lu.Ve. s.a.s. di Scalzone Carlo & c. elett.te dom.to ai fini del presente atto in Agropoli, alla via Piano delle Pere espone quanto segue.

FATTO

Va preliminarmente osservato che l’arenile privato controverso (p.lla 988), di cui si dirà,  oggi abusivo come da giudicato Tar n. 951/11 e, CdS n. 5419/17, è condotto (doc. 1) dalla sas Lido Oasi di Di Nardo Eleodoro & C. il cui socio amministratore, è il Sig. Di Nardo Eleodoro, consigliere comunale in Agropoli (doc. 2).

Sempre in via preliminare si insiste per il sequestro, già richiesto, del suindicato arenile, oggetto di condono definitivamente respinto, e per questo motivo contrastante con le destinazioni d’uso (verde piantumato) previste dalle concessioni edilizie n. 1333/91 e n. 2691/01 (Tar Salerno n. 951/2011, confermata da Consiglio di Stato n. 5364/17).

 

Il primo giudicato (Tar Sa n. 951/11) favorevole al Sig. Scalzone.

Il querelante è titolare del “Lido Azzuro” confinante con il “Lido Oasi”, proprietà Di Nardo. Nel 1986 il titolare del Lido Oasi presentò domanda di sanatoria del proprio stabilimento.
Nel 1990 i Di Nardo hanno chiesto una c.e. per realizzare un albergo sul lotto dove insisteva il Lido Oasi. Con la relazione tecnica l’interessato si era obbligato a demolire alcune strutture precarie (dei locali bar – pizzeria e wc) per la riqualificazione ambientale del contesto.

Nella tavola 3 del progetto , lo stabilimento balneare non compariva perché le aree antistanti l’albergo erano tutte destinate a verde, attrezzature e parcheggi.

Su questi presupposti il Comune ha rilasciato la c.e. n. 1333/91.

Nel 1999 il Sig. Di Nardo, senza modificare il progetto assentito con la suindicata c.e. 1333/91, ha richiesto una variante per completare i lavori dell’albergo. Nel grafico 2 della variante, lo stabilimento balneare non compariva.

Le aree esterne conservavano la stessa destinazione (verde ecc.) della pregressa c.e. 1333/91. Sulla scorta di tali presupposti il Comune ha rilasciato la c.e. n. 2691/01.

Nel 2006 il Comune ha accertato che il Di Nardo non aveva mai demolito le volumetrie abusive, né sistemato le aree esterne secondo le destinazioni d’uso previste dalle c.e. 1333/91 e 2691/01. L’ente ha dunque respinto la sanatoria ordinando il ripristino dei luoghi.
Il Sig. Di Nardo ha impugnato i suindicati provvedimenti innanzi al Tar dove, il Sig. Scalzone è intervenuto ad opponendum.

Pendente il suindicato giudizio, il Di Nardo ha integrato la domanda di condono  includendovi un terreno, trasformato in arenile, sito su aree destinate a verde (p.lla 906) dalle suindicate c.e..

Il Comune ha quindi sdemanializzato l’area pubblica, sulla quale insistevano le volumetrie abusive, in modo da alienarla al Di Nardo e consentire il perfezionamento della sanatoria.

Il Sig. Scalzone ha impugnato la suindicata delibera al Tar facendo rilevare che:

– il Di Nardo, contrariamente a quanto si era obbligato a fare, non aveva mai eliminato lo stabilimento balneare;

–  i grafici allegati alle c.e. 1333/91 e 2691/01 impedivano il rilascio della sanatoria perché prevedevano destinazioni d’uso diverse rispetto all’arenile.

Il Tar ha nominato un CTU al quale ha chiesto di accertare la destinazione, nel progetto presentato per il rilascio delle suddette concessioni edilizie, (…) redigendo all’uopo apposita tavola grafica che rappresenti comparativamente sull’area oggetto di intervento i richiamati manufatti e la eventuale diversa utilizzazione del suolo su cui essi insistono in base al sopra indicato progetto di cui alla C.E. n. 1333/91 e n. 2691/01.
Il Ctu (pag. 9 della perizia) ha affermato:

La presenza dei manufatti oggetto di richiesta di condono  ovvero  (…) e l’arenile del Lido Oasi, costituiscono difformità rispetto alle planimetrie assentite e allegate alle c.e. 1333/91, nr 2691/01.

Ma non solo.

La tavola di raffronto (pag. 13 Ctu) dimostra che l’arenile insiste su aree destinate a verde dalla c.e. n. 2691/01. L’uso difforme del suolo (arenile su aree verdi) è ribadito dalla tabella riportata a pag. 10 della CTU e, si aggiunge, anche da tre perizie della Procura.

Con sentenza n. 951/2011 il Tar ha accolto il ricorso Scalzone e respinto il ricorso Di Nardo.
Sulla base di tali presupposti, nel luglio 2011, l’Area Commercio del Comune di Agropoli sospese l’attività del Lido Oasi anche perché, l’allora responsabile dell’Area Tecnica, Ing. Sica, aveva affermato (doc. 1) che “il lido Oasi allo stato attuale non è in regola con le norme urbanistiche”.

Di Nardo ha appellato la decisione del Tar che il Consiglio di Stato, dopo una parziale sospensione, ha confermato (sent. n. 5364/17) con conseguente definitività del giudicato Tar che ha:

respinto il ricorso contro il diniego di condono;

accertato che l’arenile oggetto di condono non può insistere sulle aree destinate a verde dalle c.e. n. 1333/91 e 2691/01.

 

Il secondo giudicato (CdS n. 5419/17) favorevole al Sig. Scalzone.

Il Sig. Scalzone ha impugnato al Tar il pdc 5097/15 con il quale il Comune ha assentito al Di Nardo:
a) una nuova costruzione (bar – ristorante) del Lido Oasi di circa 150 mq.;
b) il mutamento di destinazione d’uso dell’attuale p.lla 988 (ex p.lla 906), destinata a verde dell’albergo (c.e. n. 1333/91 e n. 2691/01), in arenile del Lido Oasi.
Nel ricorso il Sig. Scalzone ha affermato che il rilascio delle c.e. 1333/91 e 2691/01, concernenti la costruzione dell’albergo, aveva esaurito la volumetria sul lotto.

Il Tar ha respinto il suindicato ricorso. Scalzone ha appellato la decisione.

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 5419/17 ha accolto l’appello affermando (pag. 18 sent. cit.) che sul lotto si è esaurita la volumetria. Inoltre, nella suindicata sentenza si afferma espressamente che 1.750 mq. della proprietà Di Nardo devono essere destinati a standard e parcheggi.

 

L’attività successiva del Comune: la nota dell’Arch. Cerminara, responsabile dell’Area Assetto del Territorio.

Con nota prot. n. 3665 dell’8/2/2018 (doc. 2) l’Area Governo Territorio, senza mai citare la motivazione del giudicato Tar n. 951/2011, ha affermato che, dopo le decisioni CDS nn. 5364/2017 e 5419/2017, l’arenile (in realtà abusivo da giudicato Tar n. 951/11) (p.lla 988), poteva essere utilizzato come arenile previa detrazione dei 1.750 mq. da destinare a standard e parcheggi e, la presentazione di un nuovo progetto munito delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche.
Il Sig. Scalzone ha impugnato al Tar la suindicata nota facendo rilevare che, a prescindere dal nuovo progetto, l’area non poteva essere utilizzata come arenile per il giudicato Tar Salerno n. 951/2011.

Con ordinanza n. 206/2018 (doc. 3) il Tar ha respinto la misura cautelare perché ha ritenuto la suindicata nota atto infraprocedimentale trattandosi di atto non recepito e/o esteriorizzato in atti formali del Comune, tali da poter integrare una apprezzabile lesione ai danni del ricorrente.

Avverso l’ordinanza del Tar il Sig. Scalzone ha proposto appello in Consiglio di Stato che, con ordinanza n.4108/2018 (doc. 4), ha accolto l’appello ai fini della sollecita definizione della causa innanzi al Tar.

Dunque, per effetto della decisione del CDS, i provvedimenti che fanno stato tra le parti, sono:

la nota dell’Arch. Cerminara che, come detto, ha chiesto la presentazione di un nuovo progetto sull’area, da cui detrarre standard e parcheggi;

l’ordinanza Tar che, come detto, ha ritenuto la nota dell’Arch. Cerminara non lesiva fino a quando il Comune non avesse approvato un nuovo progetto.

 

L’Arch. Cerminara viene temporaneamente sostituito dall’Ing. Agostino Sica.

 

Dopo l’ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, il Lido Oasi ha reinsediato lo stabilimento balneare che, in queste condizioni, è completamente abusivo perché:

– insiste su aree destinate verde (Tar Sa n. 951/2011) standard e parcheggi (CDS n. 5419/17 e nota Arch. Cerminara);

– è stato reinsediato, in assenza comunque del nuovo progetto richiesto dall’Arch. Cerminara, sulle stesse aree e, con le stesse caratteristiche tipologiche, preesistenti alle decisioni del Tar Salerno n. 951/11 e CDS n. 5419/17.

Per questo motivo il querelante ha chiesto ai competenti uffici comunali e, alla Polizia Locale, di inibire l’attività e di sequestrare l’attività abusiva.

In queste condizioni l’Ing. Sica, n.q. di sostituto facente funzioni dell’Arch. Cerminara,  pare, secondo quanto si è appreso da organi di stampa locale, in presenza dell’avv. Antonio Scuderi (difensore del Di Nardo Luigi innanzi al Tar e al Consiglio di Stato) e, in presenza del consigliere comunale Eleodoro Di Nardo, amministratore della società che gestisce il Lido Oasi, ha redatto la nota che si allega alla presente in modo da formarne parte integrante e sostanziale:

La nota del Sica che consente l’illecita permanenza dello stabilimento balneare del consigliere comunale Di Nardo vìola:

a) la sentenza Tar Salerno n. 951/2011 che, ha confermato la legittimità del diniego di condono dell’arenile del Lido Oasi che, costituisce infatti difformità rispetto alla destinazione d’uso verde prevista dalle concessioni edilizie n. 1333/91 e n. 2691/01;
b) la nota dell’Arch. Cerminara che, obbligava il Di Nardo a presentare un nuovo progetto con il quale occorreva: 1) detrarre i 1.750 mq. da destinare a standard e parcheggi; 2) conseguire nuove autorizzazioni paesaggistiche; 3) conseguire un nuovo titolo edilizio;
c) l’ordinanza del Tar Salerno n. 206/2018, che ha ritenuto la nota Cerminara non lesiva per il Sig. Scalzone fino all’approvazione del nuovo progetto, espressamente richiesto dall’Arch. Cerminara ma, ignorato dall’Ing. Sica.
Sicché, dopo due giudicati amministrativi (Tar Sa n. 951/11 e CDS n. 5419/17) il Sica, rende ininfluente anche l’ordinanza cautelare del Tar che, fonda la sua motivazione, nella nota dell’Arch. Cerminara.

Inoltre, contrariamente a quanto asserito dal Sica:

– l’autorizzazione paesaggistica riguardava la domanda di condono edilizio respinta dal Comune il cui diniego, è stato definitivamente ritenuto legittimo dal CDS con sentenza  n. 5364/17, sicché, se non con assoluto sviamento di potere, in alcun modo può essere ritenuta, e infatti non lo è, un titolo valido per l’attuale stabilimento balneare;

– per la posa cabine l’allegato B, punto b. 26 del dpr n. 31/2017 richiede espressamente l’autorizzazione paesaggistica semplificata.

Si aggiunga soltanto che la condotta del Sica è manifestamente contraddittoria ove si consideri che il suindicato funzionario, nel luglio 2011, ovvero dopo il deposito della sentenza Tar n. 951/11 (oggi giudicato), aveva invece espressamente affermato che il Lido Oasi non era in regola con le norme urbanistiche. Assenza di regolarità oggi resa definitiva dal giudicato Tar e, aggravata dalla sentenza del CDS n. 5419/17 che, come detto, obbliga il Di Nardo anche a cedere standard e parcheggi per 1.750 mq., richiesti dall’Arch. Cerminara con la presentazione di un nuovo progetto, ignorato dal Sica

.

Tutto ciò premesso, il Sig. Carlo Scalzone elett.te dom.to ai fini del presente atto in Agropoli alla via Piano delle Pere presenta formale denuncia querela nei confronti dell’Ing. Agostino Sica, chiedendo che venga accertata l’esistenza di eventuali reati visto e considerato che la nota del suindicato funzionario comunale, contribuisce a dare una mera parvenza di legittimità ad una struttura balneare completamente abusiva gestita da un consigliere comunale. Chiede di essere notiziato in caso di archiviazione della presente denuncia.

Agropoli, 24/7/2018.

Sig. Carlo Scalzone.

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