24 Luglio 2024

AGROPOLI,IL RACCONTO DI MRABET NEZER AL PROCURATORE:”STAVAMO CHIARENDO POI………”ALL’INCONTRO SAREBBE STATO ACCOMPAGNATO DALLA DONNA CONTESA MA GLI INQUIRENTI CERCANO GLI EVENTUALI COMPLICI/UNA VOLTA L’ITALO TUNISINO SEQUESTRO’ LA SUA EX

AGROPOLI. L’avvocato Antonio Mondelli difensore dell’italo tunisino che ha ammazzato Marco Borrelli ha raccontato praticamente come è avvenuto l’interrogatorio.È crollato davanti alle pressanti domande del Procuratore capo di Vallo della Lucania, Paolo Itri, e del comandante dei carabinieri della compagnia di Agropoli, il capitano Francesco Manna. Mrabet Nezar ha ammesso di aver ucciso Marco Borrelli. Gli indizi a carico del 25enne italo-tunisino erano tali da non far dubitare il magistrato e l’ufficiale dei carabinieri sulla colpevolezza dell’indiziato che avevano davanti, ma mancava la sua confessione. Ottenuta dopo un interrogatorio fiume, iniziato, poco dopo le 15 di venerdì e finito solo nella tarda notte. Dopo un primo momento, durante il quale aveva cercato di negare ogni addebito, Nezar ha confessato, svelando i particolari della tragedia. «Ci eravamo dati appuntamento, con Marco, nei pressi della chiesa Sacro Cuore – ha raccontato agli inquirenti durante l’interrogatorio – per un chiarimento. Era stato accompagnato, con la macchina, dalla mia ex compagna, che ora aveva intrapreso una relazione sentimentale con lui». La separazione dalla donna non era andata giù al 25enne, che aveva cercato in tutti i modi di riallacciare i rapporti con la sua ex, residente a Castellabate, che aveva frequentato per diverso tempo e dalla quale aveva avuto due bambini, un maschietto e una femminuccia. Ma non c’era stato modo di ricucire quel rapporto.L’appuntamento sarebbe dovuta essere, in ogni caso, l’occasione per un chiarimento con un amico di vecchia data: Marco e Mrabet, nato ad Agropoli da madre italiana e padre tunisino, erano amici da tanti anni. «Abbiamo iniziato a passeggiare – ha proseguito nel racconto il 25enne – Una volta giunti nei pressi del secondo cavalcavia, ci siamo diretti verso l’area del Parco Le Ginestre». In un primo momento il discorso era pacato e i due ragazzi pare stessero giungendo ad una riappacificazione. Ma durante il percorso dopo «alcune affermazioni di Marco, che non ne voleva sapere di lasciare perdere» la donna contesa, «le parole sono diventate urla». E i due giovani sono venuti alle mani.L’amico di sempre e la sua ex compagna lo avevano tradito, un affronto del genere non poteva sopportarlo: una situazione che ha fatto scattare nella mente del 25enne una reazione spropositata. «A quel punto – è proseguito il racconto dell’omicida – ho tirato fuori dalla tasca della felpa un coltello. L’ho fatto con la mano sinistra, sebbene io non sia mancino, e ho colpito Marco alla gola». Un solo colpo. Marco ha cominciato a vacillare, ma il giovane italo-tunisino non ha compreso subito la gravità dell’accaduto e non pensava di aver colpito a morte l’amico. «Ho cercato di tamponargli la ferita, di fermargli l’emorragia», ha spiegato agli investigatori. Ma il sangue continuava a fuoriuscire dal collo.Marco, impaurito ed agonizzante, ha cercato di fuggire ma è inciampato sul tratto della strada, che si presenta sconnesso, cadendo al suolo. Di lì a pochi minuti, è morto. È ancora Nezar a raccontare quello che ha fatto subito dopo, in preda al panico: «Ho preso il corpo e ho cercato di nasconderlo tra i calcinacci e la vegetazione, ma in maniera molto approssimativa, quindi preso il telefono sono scappato via». Si è subito disfatto del coltello, trovato vicino al cadavere del 20enne, mentre il cellulare l’ha gettato «in un cassonetto, nei pressi del pub Tre Conchiglie».C’erano state minacce e diverbi tra vittima e carnefice, che si contendevano la stessa donna, ma nulla aveva fatto pensare ad un epilogo del genere. In quel caso, la donna contesa, Cristina, certamente si sarebbe rifiutata di accompagnare il suo nuovo amore ad incontrare il suo ex. Pensava forse che l’incontro avrebbe potuto mettere fine una volta per tutte ad una situazione, non più sostenibile. Era stata proprio Cristina, insieme alla madre di Marco, Tina, a recarsi, a tarda notte, giovedì, presso la caserma dei carabinieri, per segnalare che del 20enne si erano perse le tracce. Quindi l’indomani le ricerche dei militari e della protezione civile si erano concentrate nell’area dove Marco si era incontrato con Mrabet. Di lì a qualche ora c’era stata la telefonata di un residente della zona che, mentre portava a spasso il suo cane, aveva fatto l’agghiacciante scoperta. Il quadro indiziario era, dunque, chiaro fin da principio per cui i carabinieri hanno immediatamente prelevato il 25enne presso la sua abitazione e, al termine dell’interrogatorio fiume, lo hanno condotto in carcere.Le indagini comunque proseguono,gli inquirenti che non credono a tutta la versione di Mrabet Nezer stanno cercando di capire se i fatti sono andati come li ha raccontati il giovane e sta coprendo qualcuno oppure la versione rivelata al procuratore Itri e al capitano Manna sia quella verosimile.Di certo nelle prossime ore se ne saprà di più e il quadro sarà più chiaro agli investigatori Andrea Passaro

QUANDO MRABET NEZAR SEQUESTRO’ LA SUA EX A CASALVELINO

La morte di Marco poteva essere evitata? È la domanda che si pongono in tanti. Perché Nezar Mrabet si era mostrato molto possessivo nei confronti della sua ex anche in passato, ma nessuno si aspettava che arrivasse ad uccidere. Lo stesso Marco aveva accettato di incontrarlo per parlare della situazione, sottovalutando il pericolo. Mai avrebbe immaginato che quel ragazzo che in passato era stato suo amico potesse arrivare ad ucciderlo.Nezar Mrabet nell’agosto del 2013 era stato già arrestato dai carabinieri di Casal Velino per sequestro di persona e maltrattamenti dopo che la ragazza, con cui all’epoca aveva già una relazione, lo aveva denunciato. Nel 2013 lui aveva 21 anni e lavorava in una rosticceria di Casal Velino come pizzaiolo, la ragazza aveva 18 anni. Una notte la tenne chiusa in casa, impedendole di uscire. La ragazza al mattino, mentre lui dormiva, riuscì a scappare dall’abitazione in cui convivevano e a recarsi in caserma per denunciare i maltrattamenti. I militari della stazione di Acquavella lo raggiunsero nell’abitazione e lo arrestarono.Il venticinquenne, che anche allora era difeso dall’avvocato Antonio Mondelli, fu rimesso in libertà circa un mese e mezzo dopo dal Tribunale del Riesame di Salerno che accolse l’istanza presentata dal legale e dispose la sostituzione della misura cautelare in carcere con il divieto di avvicinamento: non poteva stare a meno di 50 metri dai luoghi normalmente frequentati dalla ragazza. Ma col tempo i due sono tornati assieme, tant’è che dalla loro relazione sono nati due figli. Ed è andata avanti, tra alti e bassi, fino a circa un mese fa, quando lei aveva deciso di mettere fine alla loro storia e aveva iniziato a frequentare Marco Borrelli. Forse sperava di cambiare finalmente vita, nessuno immaginava quanto grande fosse il rancore che serbava Nezar Mrabet il quale attribuiva alla vittima la responsabilità della fine della sua famiglia: non solo l’allontanamento da lei ma anche dai suoi figli.PAOLA DESIDERIO

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