9 Dicembre 2025

AGROPOLI,SI CERCA IL COMPLICE DI MABRET,PER CARDIELLO LEGALE DELLA FAMIGLIA BORRELLI L’ITALO TUNISINO NON ERA SOLO

Franco Cardiello legale della famiglia Borrelli

AGROPOLI. Era  fissata per questa mattina, davanti al gip del tribunale di Vallo della Lucania, la convalida del fermo di Mrabet Nezar, il 25enne italo-tunisino accusato dell’omicidio del 20enne di Agropoli, Marco Borrelli, ucciso la sera di giovedì scorso con un fendente alla gola. Sarà eseguita invece domattina alle 8, nella morgue dell’ospedale di Vallo della Lucania, l’autopsia sul corpo del ventenne cilentano davanti al procuratore Itri,sarà il medico legale Adamo Maiese a farla. La famiglia del giovane assassinato, giovedì notte, ha nominato quale proprio legale di fiducia, l’avvocato Franco Cardiello. «Non nomineremo un consulente di parte per assistere all’esame autoptico – sottolinea il senatore ebolitano – vista la confessione dell’italo-tunisino». Ma in merito a quanto detto dall’indagato durante il suo primo interrogatorio in caserma, l’avvocato Cardiello ritiene che ci siano ancora alcuni punti da chiarire: «ritengo che potrebbero esserci stati eventuali complici». «Va valutato – evidenzia – se l’omicida era solo al momento dei fatti, o c’era qualcuno con lui, che l’ha potuto aiutare, magari, a trascinare il corpo senza vita di Marco fin sotto il ponte. Non penso abbia potuto fare tutto da solo. Ma ovviamente sono solo ipotesi le mie, non ho certezza anche perché non ho ancora gli atti a disposizione».Quindi il legale svela che dopo la scomparsa di Marco la sera di giovedì, «l’italo-tunisino, primo indiziato del delitto, venne subito prelevato dai carabinieri di Agropoli e portato in caserma: fu sottoposto ad un primo interrogatorio, durante il quale il 25enne negò ogni addebito e venne rilasciato». «Intorno alle 20.30 – aggiunge il legale – sul telefono cellulare del papà di Marco, Vincenzo, giunse un messaggio proveniente dal telefono del figlio. Nello stesso, il 20enne chiedeva aiuto al papà per alcune minacce ricevute». Secondo l’avvocato «l’autore del messaggio di aiuto fu l’omicida, dopo aver ucciso Marco, per depistare le indagini».Tale ipotesi nasce dal fatto che «il 20enne non conosceva perfettamente l’italiano e usava inviare i messaggi in dialetto; quello pervenuto sul cellulare di papà Vincenzo era invece in perfetto italiano, lingua che l’italo-tunisino, nato ad Agropoli, conosce e sa parlare perfettamente». Emerge inoltre che «la ragazza di Marco, che aveva avuto due figli dall’italo-tunisino, aveva lasciato quest’ultimo, da tempo, perché violento. I due figli sono stati affidati ad una casa famiglia». Anche Marco, in età adolescenziale, aveva avuto un figlio, che oggi ha tre anni, da una ragazza che risiede in un paesino limitrofo ad Agropoli.Andrea Passaro

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