È trascorsa oltre una settimana dalla disastrosa alluvione che ha colpito i comuni di Agropoli e Castellabate e in questi giorni se ne sono dette e scritte tante sulle cause e le responsabilità. A mente fredda abbiamo voluto ascoltare il parere di un professionista esperto, nostro concittadino, l’ingegnere Ignazio Pecora. 

Ignazio, da cittadino di Agropoli quale idea ti sei fatta su quanto è accaduto sabato 19 novembre?

“Purtroppo quanto è accaduto ad Agropoli sta diventando routine in tutto il Paese. Basti pensare a ciò che è accaduto a Ischia, dove, per una frana, si contano morti e dispersi. Dopo ore di intense piogge un intero pezzo di montagna è venuto giù a Casamicciola, trascinando case, auto e persone fino a mare. Questi eventi catastrofici sono dovuti solo in parte agli sconvolgimenti climatici. La causa principale è l’urbanizzazione selvaggia e la totale assenza, da parte delle istituzioni nazionali e locali, di una politica di prevenzione e controllo. In passato, quando questi fenomeni erano più rari, si confidava nella buona sorte invocando, al momento del disastro, la “calamità naturale” in modo da scrollarsi di dosso ogni responsabilità. Oggi, e negli anni a venire, non si può più parlare di “calamità” perchè ormai si tratta di eventi ampiamente prevedibili.”

Pensi che Agropoli debba temere eventi disastrosi come quello di oggi a Ischia?

“Vedi Sergio, la terra, se lasciata indisturbata, trova un suo naturale equilibrio con l’esterno. Le acque meteoriche negli anni si fanno la loro strada attraverso fossi, canali, valloni, che si adattano man mano alle necessità. Una volta raggiunto questo equilibrio, l’intero sistema diventa stabile e fenomeni improvvisi come le frane sono eventi rarissimi. I guai cominciano quando è l’uomo a metterci mano e ad alterare questo equilibrio. Agropoli sostanzialmente è un agglomerato urbano racchiuso tra l’antica rupe, il mare e la collina della Selva, che degrada verso Trentova, il Moio, via San Pio X, via Matilde Serao e via San Francesco. Chiunque dal centro storico osservi la collina della Selva, può notare l’intensa edificazione che si è avuta negli ultimi anni. La costruzione di tutte quelle case ha comportato sbancamenti notevoli, stravolgimento della morfologia, appesantimento dei carichi sui pendii e una diffusa e sostanziale alterazione dell’assetto idrogeologico dell’area. È quindi lecito chiedersi: chi ha autorizzato questa edificazione così massiccia, tuttora in corso, ha tenuto in debito conto i rischi e i pericoli a questa connessi? “

Stai dicendo che Agropoli, o almeno alcune zone della città sono a rischio?

“Il territorio è stato oggetto di studio sia da parte del Comune che degli altri Enti interessati ed esiste una mappa delle zone a rischio frana con inedificabilità assoluta. Ma si tratta di aree marginali, mentre quelle più centrali, e quindi più appetibili per uno sfruttamento, sono state salvaguardate. Non sto dicendo che nella nostra città esiste attualmente un rischio di eventi disastrosi come quello di Casamicciola, perchè non ho elementi per affermarlo. Dico però che sarebbe opportuno evitare da ora in poi di costruire in modo intensivo in certi ambiti geologicamente vulnerabil e potenzialmente pericolosi. I disastri si prevengono non si commentano.” 

Tornando all’alluvione che ci ha colpiti ultimamente, pensi che si poteva fare di più per evitare i danni patiti da cittadini e commercianti?

“Certamente si sarebbe potuto fare di più, ma attribuirne la responsabilità all’attuale Amministrazione, peraltro insediata da pochi mesi, lo giudico pretestuoso. Le responsabilità, a mio avviso, sono da ricercare nei decenni precedenti in cui non si è fatto nulla per salvaguardare il territorio. Si sono privilegiate le infrastrutture secondarie perchè sono molto più visibili e foriere di consensi elettorali. Di opere volte all’assetto del territorio ne abbiamo viste ben poche, o forse nessuna.”

Tu dici che l’attuale Amministrazione non ha responsabilità. A me risulta invece che il Sindaco sia stato invitato formalmente a far eseguire la pulizia dei fossi e dei canali ma che se ne sia infischiato.

“So di una nota del consigliere di opposizione Raffaele Pesce del settembre scorso, ma non ho elementi per dire se il Sindaco abbia ottemperato o no. Certo, se fossi e canali fossero stati puliti e liberi, non avremmo avuto tutti i danni che ci sono stati. In ogni caso la pulizia di fossi e canali non è un intervento di manutenzione straordinaria, “una tantum”, ma dovrebbe essere eseguita costantemente con un certo intervallo di tempo. Lo stesso vale per fossi e canali privati, se ce ne sono, prevedendo anche multe salate per chi non li mantiene puliti.”

In definitiva, secondo la tua esperienza, che cosa si può fare per limitare al massimo altri eventi del genere?

“Caro Sergio, evitare questi eventi purtroppo non è possibile. Quello che certamente si può fare è attuare forme di prevenzione che ne limitino al minimo i danni. Ad esempio, la stessa progettazione dei sistemi fognari non può più essere condotta secondo regole e formule di cinquant’anni fa, quando la “bomba d’acqua” veniva statisticamente considerata un evento così improbabile da non essere preso in conto. La bomba d’acqua, che poi vuol dire la caduta in un tempo limitatissimo di un quantitativo di pioggia che di norma si ha in un tempo dieci o venti volte maggiore, fa sì che l’acqua piovana impiega un tempo molto più breve per raggiungere il sistema fognario. Detto in parole povere, in una tale situazione le tubazioni non sono più in grado di smaltire la portata in ingresso prima che arrivi la seconda ondata, per cui vanno in pressione, saltano i tombini, la fogna esonda ed ecco il disastro. Ma molto più rischiosa è però la situazione dei fossi e dei canali naturali non manotenuti. Ogni parte del territorio possiede naturalmente una rete di canali deputati a questo scopo. Quando l’uomo ne devia il corso o addirittura ne provoca l’ostruzione, si ha uno scompenso nella circolazione idrica, compresa quella sotterranea, che può causare, oltre che allagamenti, come è accaduto ad Agropoli, anche frane di enorme entità, come oggi a Ischia e nel 1998 a Sarno con i suoi 161 morti. Questo va tenuto bene a mente da parte degli Amministratori.”

In concreto, quali sono gli interventi prioritari da attuare?

“A mio parere sicuramente è indispensabile una esatta conoscenza del territorio così come oggi si presenta. Inizierei quindi col censire tutti gli alvei, fossi, canali naturali, pubblici e privati, verificare che sugli stessi non siano stati commessi abusi (addirittura facendoli sparire dalle mappe allegate ai progetti), e, sulla base della situazione di fatto riscontrata, farei redigere un piano generale di assetto del territorio, che comprenda l’intera rete di smaltimento delle acque meteoriche. Inoltre ogni sito destinato a nuova edificazione dovrebbe avere una sorta di “patente” di stabilità geologica e idraulica e i permessi di costruire dovrebbero contenere norme di salvaguardia ambientale specifiche per il sito interessato. Infine, fare i controlli, perchè è inutile imporre regole se poi non ci si preoccupa di farle rispettare. ” Sergio Vessicchio

Di admin

Sergio Vessicchio blogger, youtuber, social media manager attivo per stampa televisiva, carta stampata, siti web, opinionista televisivo, presentatore, conduttore.

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