21 Giugno 2024

L’ARECHI COME IL CRESCENT, IL RISCHIO E’ DIETRO L’ANGOLO

L’Arechi come il Crescent: un altro mausoleo da realizzare (con tempi che rischiano di diventare biblici e di penalizzare l’attività agonistica di una società di calcio di serie A) per custodire il delirio di un megalomane.
Tutto questo accade, a Salerno, nell’ignavia di un sindaco (non pervenuto, ieri, anche fisicamente) e di un’amministrazione comunale, che si sono fatti scientemente scippare le proprie prerogative istituzionali e persino un “bene pubblico”.
E accade anche nell’indolenza di una comunità che ha, nella stragrande maggioranza, il terrore di schierarsi contro un sistema di potere incancrenito non potendosi affrancare dalle troppe commistioni di ruoli e dai tanti conflitti d’interessi (mi riferisco, in particolare, a qui personaggi – un terzo professionisti, un terzo politicanti e un terzo tifosi – che ondeggiano tra le stanze di Palazzo di Città in via Roma, quelle della sede della società in via Allende e quelle dei circoli dei sostenitori granata).
Una sudditanza, a tutti i livelli, non escluso quello di una parte dei mass media, alla quale s’è sottratta la proprietà – libera e indipendente – della U.S. Salernitana 1919, che ha tutta la mia ammirazione per aver declinato l’invito (ufficiale) a fare semplice atto di presenza.
Avrebbe dovuto partecipare, manco fosse un ospite e non l’inquilina a pieno titolo dell’Arechi, alla presentazione di un progetto di ristrutturazione dello stadio neppure minimamente accennato, discusso e condiviso dal governatore della Regione Campania e dai tecnici della ditta appaltatrice.
Un progetto faraonico (in considerazione dell’investimento pubblico lievitato a quasi 100 milioni di euro) e spropositato (in relazione al rapporto costi-benefici-esigenze), a spese peraltro di tutti i contribuenti campani.
L’assenza e il silenzio (assordante, finora!) dei rappresentanti legali della società granata (che nelle prossime stagioni, per disputare le proprie gare casalinghe, dovrà mendicare ospitalità chissà dove, a meno che non si assista al prodigio divino della trasformazione del “Vestuti” da rudere inagibile a struttura a norma per il campionato di serie A) sono indicativi di un diritto d’uso calpestato, nella sostanza e pure nella forma.
Dopo che è stato estromesso dalla fase ideativa il Club che ha in convenzione l’impianto sportivo e dopo che è stato espropriato l’Ente che ne ha (a questo punto solo formalmente) la titolarità, l’Arechi è diventato – di fatto – il primo esempio, in Italia, di stadio…a “conduzione regionale”. Enrico Scapaticci

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