30 Maggio 2024

LE ORIGINI DEL PRESEPE

Anche se il periodo di Natale, con tutte le sue luminarie e tutti i suoi sfarzi si è appena concluso, rimangono i ricordi di una tradizione biblica antichissima che si fa risalire addirittura a San Francesco

 

Anche se il periodo natalizio è, ormai concluso, provo a proporre questo articolo sulle origini del presepe, molto caro ai Napoletani e, della cui tradizione, si crede derivi da San Francesco. Luca Cupiello chiede al figlio, in dialetto, se gli piaccia il presepe, ma Tommasino, incurante di ferire i suoi sentimenti gli spara un secco NO! Il padre tenta di corromperlo con due cravatte e cinquemila lire, ma davanti alla sua ostinazione lo caccia di casa. Perché il presepe è una cosa sacra. Queste poche battute della commedia Natale in Casa Cupiello e di Eduardo De Filippo spiegano alla perfezione il sentimento nel Natale a Napoli e non solo, dato che il presepe è un giocattolo rituale col quale è bello “pazziare”, per rimettere in moto ogni anno la scena della Natività. Il fermo immagine della nascita del bambinello è raccontato nel Vangelo di Luca e chiosato nel Proto e vangelo di Giacomo, un testo apocrifo, nel quale Giuseppe racconta che mentre si allontanava dalla grotta allo scopo di cercare una levatrice, ha visto il mondo intero incantarsi. Gli uccelli bloccati in volo, le pecore immobili come statue, gli uomini impietriti, il ruscello pietrificato, l’aria ferma. Nel preciso istante in cui Gesù era venuto al mondo, si paralizzato tutto, anche il tempo. Si era avverata un’antica profezia secondo la quale il Messia sarebbe nato in mezzo a due eoni, che sta a significare che era nato in mezzo a due epoche. Qualche secolo dopo, un copista maldestro che ha scambiato la E con la Z, è uscita la parola zoon che significa bestie.

 

 

 

 

 

 

Da allora si racconta che Gesù sia nato tra il bue e l’asinello, i due animali più importanti secondo la Bibbia. Il passaggio dal vecchio mondo pagano al nuovo mondo cristiano è il nucleo incandescente del lieto evento, che segna l’inizio di una rivoluzione copernicana dei costumi e dei valori, primo fra tutti l’uguaglianza tra gli uomini, ricchi e poveri, maschi e femmine, vecchi. Non a caso, come ho detto all’inizio, la tradizione del presepe si deve a San Francesco, il Poverello di Assisi, che mette in scena per la prima volta la Natività a Greccio, un paesino del reatino, in occasione della solennità del Natale del 1223. Da allora l’allestimento di questo teatro del sacro, piccolo e domestico, entra a far parte delle abitudini dei fedeli e viene tradotto negli immaginari locali. In Alaska, per esempio, la grotta diventa un igloo e la sacra famiglia ha i tratti somatici degli Inuit. Ad esempio, ancora, in Africa si colora di nero. Ed a Napoli viene collocato tra il Vesuvio ed il golfo, con le rovine archeologiche e le fontane rococò ad abbellire la scena. Pastori, cittadini, venditori e musicisti si mescolano in un sabba pudico, attraversato dal corteo dei Re Magi. Si tratta del Vangelo tradotto in dialetto. Un messaggio di speranza detto con parole semplici che arrivano dritte al cuore. Ecco perché possiamo dire che, per fede o per ragione, ci piace il presepe. E ci piacerà sempre, anche se il periodo natalizio, con tutti i suoi sfarzi, ha appena avuto termine. Guido Honorati Broggi

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