22 Febbraio 2024

OSCILLAZIONI DI ACIDI DENUCLEICI: IL TEATRO DELL’ASSURDO IN SCENA ALLA FORNACE DI AGROPOLI

 Sente tutte le scorregge del mondo, pure quelle del passato, l’alto papavero decaduto  interpretato da Umberto Squitieri. Sente le assurdità e gli aborti prodotti da miliardi di  cervelli «talmente bene, da fare quasi paura».

Oscillazioni di acidi denucleici ha debuttato, con il patrocinio della Città di Agropoli e in  collaborazione con il museo “Acropolis” e la fondazione “Giambattista Vico”, domenica  04 febbraio alla Fornace, con il consenso del pubblico che non ha risparmiato gli  applausi.

Il sentire oscillante e delirante del protagonista è generato da una perdita terribile, da un  lutto innaturale. Il politico che ha perso il senno e trova la sensibilità di chi respira gli odori  e gli umori della strada, è sopravvissuto a suo figlio Enrichetto, morto ammazzato da un  proiettile vagante mentre cantava verità scomode alla costretta abbottonatura della  classe politica. La musica di Enrichetto, Pier Vito De Rosa, in arte Grisù, porta vergogna  alla patinata carriera paterna. È un fastidio al nodo della cravatta che stringe la gola, isola  la voce e produce l’incomunicabilità tra padre e figlio. Quel figlio, vive nei ricordi confusi  del genitore diventato barbone, che ha smesso il vestito costoso e gettato via la leggera  ventiquattr’ore per lavare via dalla strada il sangue di Enrichetto.

Questa insanabile perdita lo bombarda, fino a dilaniare le quattro basi fondamenta del  codice genetico che schizzano lontane alle diapositive ingiallite dell’adolescenza vispa e  non senza problemi di Enrichetto e di suoi tre compagni di scuola. Il DNA del politico  impazzisce, si separa come la maionese, e nella sua follia vede e sente cose prima  passate solo in superficie.

Nel teatro di Squitieri e nei testi di Aurelio Aceto c’è tanta roba. C’è Samuel Beckett e il  teatro dell’assurdo, quella snervante inutilità della vita che oscilla tra il credere e il non  credere in qualcosa. C’è l’arte attenta al sociale, l’individuo che prevale sulla massa e la  massa che schiaccia l’individuo. C’è il tema del lutto, della solitudine, della depressione.  Ci sono continui sbalzi e ossimori, quelli tanto temuti dal protagonista che non vuole,  rifiuta il dubbio e vive/non vive nella consapevolezza di essere fuori dal proprio tempo.  Quel tempo del quale «non è saggio fidarsi». Poi, c’è il raggamuffin di Pier Vito Grisù  perfettamente amalgamato alla rappresentazione teatrale e l’omaggio a Rino Gaetano che  come Enrichetto non canta più verità forti addolcite dal suo ukulele.

Soprattutto, c’è il rimpianto e la persecuzione del senso di colpa di un padre che non ha  capito il figlio. Come un eterno ritorno la voce di Enrico rincorre nei “sogni” il senzatetto  che si sveglia smanioso nel rumore del traffico cittadino e parte alla ricerca di quella eco  beffarda che è sangue del suo sangue.

Tutta la rappresentazione è accompagnata dal trascinare frenetico dei piedi che oscillano  pesanti nell’assurdità dell’esistenza umana, come un pendolo rotto. Quei piedi reggono  una mente che vuole leggere e un corpo che sente il bisogno di liberarsi. Ma tutta la carta  igienica del mondo non basta al barbone. La defecazione non si fa catarsi e per quanto  un beckettiano Squitieri provi a svuotarsi, le scorregge del mondo e il rimpianto tornano a  riempirlo: «oggi lo stesso tanfo di ieri e la sua voce nei miei sogni».

In cinquanta minuti di spettacolo che per l’incalzare coinvolgente sembrano cinque,  Grisù e Squitieri non s’incontrano mai. Le entrate e le uscite del fantasma canoro di  Enrichetto e le rincorse paterne sembrano le aperture e le chiusure delle porte delle  metropolitane, di quello che è e che sarebbe potuto essere. Tuttavia, ci piace pensare  che, a fare da contraltare al senso di colpa, la voce del figlio incompreso non è un nemesi  ma l’incessante ricerca di affetto e approvazione verso il genitore vegliato mentre dorme,  non tormentato.

Azzeccatissima la scelta della Fornace di Agropoli, adatta a raccontare l’intricato labirinto  dei cunicoli di chi si è smarrito, o si è ritrovato, facendo della strada la propria casa e  domandandosi: «finirà mai questa assurdità?».

Scen Out con Oscillazioni di acidi denucleici ha realizzato una produzione snella e attuale,  profonda e leggera, da condividere sicuramente anche con il pubblico degli studenti.  Lo spettacolo verrà riproposto il prossimo 15 marzo alle ore 20:45 presso il Next – Nuova  Esposizione Ex Tabacchificio di Capaccio Paestum, con ingresso gratuito su penotrazione.

 
image0.jpegimage1.jpegimage2.jpegimage3.jpegimage6.jpeg

About Author