La vogliamo chiamare giustizia ad orologeria? A pochi giorni dal voto, guarda caso, arrivano una pioggia di rinvii e giudizio per i protagonisti principali del sistema di potere in auge ad Agropoli e sotto accusa in campagna elettorale da parte dei competitor di Alfieri e Mutalipassi ma soprattutto del pd ritenuto in città la vera rovina della disfatta di Agropoli negli ultimi anni. Il partito democratico aveva ritirato gli assessori della giunta, ha sfiduciato il sindaco sempre del proprio partito ma non aveva fatto dimettere i vertici di Agropoli Cilento servizi (nominati dallo stesso partito democratico), la municipalizzata centro di potere del clientelismo locale attraverso la quale in città si è fatto il bello e il cattivo tempo tanto da arrivare anche a boicottare l’ex sindaco Adamo Coppola, anche lui coinvolto in questa inchiesta, per farlo fuori da primo cittadino e per non farlo ricandidare. E fu proprio una lite tra il direttore generale Giuseppe Capozzolo e Adamo Coppola a far crollare le quotazioni di Adamo Coppola come ricandidato del Pd e del centro sinistra ma più specificamente del sistema. Coppola non ha ceduto alle richiesta di stornare i soldi delle multe e di altre entrate sul bilancio di Agropoli Cilento servizi ma di tenerle nel bilancio comunale e lo scontro tra Capozzolo e Adamo Coppola da verbale divenne addirittura fisico, il giorno dopo Adamo Coppola non era più candidato sindaco a dimostrazione di quanto sia egemone l’Agropoli Cilento servizi nelle decisioni politiche del partito democratico.

L’Agropoli Cilento servizi usata anche dai candidati del partito democratico agropolese per promettere voti (leggi qua). Il sistema di potere denunciato a più riprese dai palchi subisce, in campagna elettorale, uno schiaffone dalla magistratura. Un segnale chiaro ed inequivocabile che la procura segue attentamente la fase politica agropolese. E se anche questa volta la giustizia ad orologeria ha un senso e perché ormai è evidente che l’Agropoli Cilento servizi sia diventato il centro di potere del sistema politico agropolese e le inchieste degli ultimi anni della Dia(direzione investigativa antimafia), della DDA (direzione distrettuale antimafia) delle varie procure ne è la dimostrazione lampante. Un faldone che Agropoli non può più sopportare. Questa municipalizzata è diventata la vergogna della città perchè tiene la manutenzione bloccata, fa politica, decide sindaci, assessori e funzionari del municipio. E la città cola a picco con fallimenti continui in tutti i settori. Sei le persone per le quali si chiede il rinvio a giudizio e mandate davanti al gup il 6 settembre . Il direttore generale Giuseppe Capozzolo, il presidente Mimmo Gorga, Fabio Serafini, Giuseppe Conte, Luca Gregorio e Adamo Coppola ex sindaco la cui posizione però sembra molto più leggera. Le accuse sono molteplici per gli imputati e sono di vario genere. Si spera tutto finisca con assoluzioni e il nulla di fatto ma si spera anche che il sistema si dia una regolata perché se continueranno con questa litania, con questa arroganza, con questo modo di andare a avanti andrà a finire male e ci rimetteranno definitivamente la faccia. Il pd deve cambiare registro, deve deporre l’ascia di guerra e deve finire di fare imbrogli e se chiamata ancora ad amministrare, deve rimettere a posto una città distrutta dalle proprie vergognose porcherie, per i propri giochetti e per gli interessi di pochi. Gridare innocenza dai palchi non serve più, ci vuole un cambio, di passo, di strategia e di azioni. Il partito democratico ha distrutto Agropoli, molti cittadini ci passano sopra e li vanno a votare, la magistratura no, prima o poi arriva. Sergio Vessicchio

Di admin

Sergio Vessicchio blogger, youtuber, social media manager attivo per stampa televisiva, carta stampata, siti web, opinionista televisivo, presentatore, conduttore.

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