VIBONATI, LE SUORE PERDONO IL MATCH. NEL CONVENTO ARRIVANO 11 MIGRANTI
Il convento di San Francesco di Paola di Vibonati è stato lasciato da un’altra congregazione «in modo non pacifico» e quindi le suore missionarie di Sant’Antonio Maria Claret di Roma rinunciano a trasferircisi «per svolgere qui il loro apostolato». Ora davvero non ci sono più impedimenti per accogliere nella struttura seicentesca di proprietà del Comune i migranti, al momento sono undici, previsti dal progetto Sprar per l’accoglienza. La lettera, a firma della superiora provinciale Ana Bruscato, indirizzata al parroco del piccolo centro del golfo di Policastro, don Martino Romano, è l’ultimo atto della querelle che ha contrapposto il sacerdote al sindaco, Franco Busco, nella destinazione d’uso della struttura conventuale concessa in comodato 30 anni fa alle suore ancelle di Santa Teresa che l’hanno abitata fino a fine luglio. Il primo cittadino ha accusato pubblicamente le suore di lucrare sul convento in quanto le stanze venivano fittate per le colonie dei ragazzi e per questo motivo le ha sfrattate, salvo il successivo ripensamento che non ha impedito però alle religiose, private di stanze e nella prospettiva di coabitare con gli immigrati, di andare via. «Il complesso va ristrutturato – ha tuonato Brusco – lo destineremo ad attività che abbiano come linee-guida interventi di assistenza agli anziani e/o minori disagiati». Nel frattempo, però, spazio, almeno 600 metri quadrati su una superficie di 2600, ai cittadini extracomunitari scappati dalla guerra e dalla fame. Una soluzione che però non è piaciuta nè all’opposizione in consiglio comunale, guidata da Manuel Borrelli, nè a don Martino Romano che ha proposto di mantenere l’originaria vocazione della struttura destinandola alle suore della comunità claretiana. Ora però arriva la risposta ufficiale: «Siamo rimaste colpite dalle modalità con cui le suore Ancelle del Bambino Gesù hanno dovuto lasciare la casa e la missione a Vibonati – scrive la madre superiora – i nostri documenti vietano la possibilità di assumere un’opera lasciata da un’altra congregazione quando questa è avvenuta in modo non pacifico». Fine delle trasmissioni. Al convento intanto hanno cominciato a lavorare per predisporre la struttura all’arrivo dei migranti. Gabriele Bojano


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