IL LEADER CHE SI OPPOSE AL NAZISMO: SIAMO TUTTI IN DEBITO CON WINSTON CHURCHILL
Lo statista inglese oggi è bersaglio di critiche spesso sommarie ed ingiuste. Non si può dimenticare che per un anno resse da solo il peso della guerra
Splendore e viltà. Lo scrittore Erik Larson ce lo mostra nel momento più difficile ed al tempo stesso più glorioso della sua lunghissima carriera politica, quando venne chiamato a guidare la Gran Bretagna, nel maggio del 1940, mentre le armate di Adolf Hitler stavano travolgendo la Francia. Winston Churchill è un mito, tuttora rinverdito dalla cinematografia, ma anche un bersaglio, perché aveva caratteristiche piuttosto sgradevoli per la sensibilità dei giorni nostri, acuita da tanti decenni di pace nei quali si è perso, per molti versi, il senso di quanto la storia sia tragica. Per un anno il suo Paese si trovò a combattere da solo contro leb potenze dell’Asse, dato che in giugno, alla Germania si era aggiunta anche l’Italia fascista. Esse dominavano l’Europa continentale. Non si trattava soltanto di fronteggiare gli attacchi dell’aviazione tedesca, le quali miravano a neutralizzare le forze aeree britanniche, in vista di un’invasione oltre la Manica nella famosa battaglia d’Inghilterra. C’erano anche i sommergibili del Terzo Reich che colpivano il naviglio di sua maestà ed in Nord Africa si lottava per il controllo del mediterraneo. Finchè si trattava di affrontare gli italiani tutto filò liscio per le truppe del Commonwealth, ma all’inizio del 1941 sbarcò il Libia il brillante generale tedesco Erwin Rommel, soprannominato La Volpe nel deserto, e contrastare il suo Afrika Korps fu tutt’altra musica. Decisivo fu il successo delle forze aeree britanniche contro quelle tedesche della Luftwaffe. In quell’anno terribile Churchill, tra il 1940 ed il 1941, prima che Hitler si lanciasse nella folle impresa di invadere l’Unione Sovietica, ebbe il grande merito di tenere la barra dritta e di non cedere alle lusinghe della Germania, che avrebbe voluto volentieri concludere una pace duratura con Londra, per poi rivolgere tutte le sue forze militari verso est. Alcuni, e si vocifera che si tratti nostalgici del regime del Duce, gliene fanno perfino una colpa, considerandolo arrendevole nei confronti del grande statista Josif Stalin. Churchill, in realtà aveva perfettamente capito la natura profonda del regime politico hitleriano e lo considerava giustamente una minaccia mortale per i valori dell’Occidente liberale, anche per i valori dell’Occidente liberale, interpretati in senso conservatore. E quando il dittatore tedesco gli fece il favore di gettarsi in quell’impresa temeraria nelle sconfinate pianure russe, non poteva non approfittare della situazione, anche a costo per lui che era anticomunista granitico della prima ora, di stringere un’alleanza con il despota del Cremlino. Del resto il suo obiettivo era un altro e, cioè, trascinare in guerra, dalla propria parte, gli Stati Uniti, in cui vedeva la potenza industriale, giustamente, come garanzia di vittoria. Non fu un’impresa facile perché l’isolazionismo statunitense era assai radicato. Ci volle il proditorio attacco giapponese a Pearl Harbor per convincerli a prendere le armi. Non è ragionevole giudicare e misurare con il metro di oggi un politico che era nato nel 1874. Oggi, però, le prevalenti accuse contro Churchill sono di tutt’altro tenore rispetto a quelle della destra estrema. Alla base di un suo monumento hanno scritto l’infamante epiteto razzista. E gli si addebita anche di aver compiuto un genocidio lasciando morire di fame i bengalesi durante il conflitto per assegnare la massima priorità agli obiettivi bellici. In realtà queste accuse sono esagerate e riguarderebbero la carestia che effettivamente colpì il Bengala tra il 1943 ed 1944. Vale la pena di soffermarsi sugli attacchi contro la visione del mondo di Churchill, che credeva nella missione civilizzatrice dell’Impero britannico. Rudyald Kipling lo definiva il fardello dell’uomo bianco. Churchill aveva anche gravi pregiudizi verso le popolazioni extraeuropee, pur apprezzando per esempio, il valore dei soldati indiani arruolati nelle forze militari britanniche. Tutto questo può risultare facilmente un anacronismo palese, e cioè dimenticare che ogni epoca, ha le sue convizioni diffuse ed i suoi errori. Soprattutto sul piano storico non si può confondere l’eurocentrismo degli anni a cavallo tra 1800 e 1900, perché fondato si un’idea di progresso forse ingenua e certamente ingiusta verso i popoli africani ed asiatici, con l’ideologia razzista che divide gli esseri umani in superiori ed inferiori, non per questioni di sviluppo civile, ma su base biologica agitando al mito del sangue, In quell’anno Churchill, era completamente opposto al razzismo. E nel frattempo si preparava la Shoah. Ed una sua sconfitta avrebbe aperto prospettive orribili, una che l’Europa fosse caduta interamente nelle mani dei dominatori di Auschwitz. Questo premier britannico, aveva difetti e debolezze, ma in quella lotta titanica fu il difensore della libertà, non solo del suo popolo, ma di tutti gli uomini, compresi gli italiani ed i tedeschi suoi nemici. Guido Honorati Broggi
